Shake & shock

28-09-2026

Orvieto non solo Coro: nel ristorante c’è un bel cocktail bar di cui pochi parlano 

A pochi passi dal Duomo, Gocce è il cocktail bar della struttura di chef Ronald Bukri: un luogo autonomo dove la miscelazione di Francesco Cocco intreccia classici, tecnica, ricerca e contaminazioni, in dialogo con la cucina ma senza perdere identità

Gocce, il cocktail bar di Coro a Orvieto

Gocce, il cocktail bar di Coro a Orvieto

A Orvieto, a poche centinaia di metri dal famoso Duomo, Gocce è il cocktail bar che affianca il ristorante Coro, locale che negli ultimi 2-3 anni ha fatto molto parlare di sé nella scena fine dining nazionale, ma non solamente. Tanti, da molte parti d’Italia, vengono in questa ex chiesa sconsacrata del 1500 per vivere l’esperienza costruita ad arte, nel tempo, dallo chef Ronald Bukri e dal socio/maitre Francesco Perali, bravi a creare un’isola felice in un momento in cui spesso il fine dining sembra viaggiare col respiro un po' affannato.

Stavolta però non vi portiamo dentro Coro: dopotutto del ristorante ne hanno parlato in molti, in passato, e se ne parlerà altrettanto in futuro. Stavolta ci fermiamo poco prima dell’ingresso che porta nella sala principale, in uno spazio antistante, affiancato da un gradevole patio esterno, che risponde al nome di Gocce. Espressione tipica locale per indicare stupore, Gocce è il cocktail bar di Coro: indirizzo di bella miscelazione contemporanea che gioca sì sui classici, ma lascia al cliente anche una proposta bella e variegata di drink che alle radici territoriali affianca un respiro internazionale. Con qualche strizzatina d’occhio all’Oriente.

Francesco Cocco, bar manager di Gocce 

Francesco Cocco, bar manager di Gocce 

Un locale dalla propria identità, guidato da poco più di 12 mesi dal bar manager Francesco Cocco, dopo che nei due anni e mezzo precedenti si erano succeduti un paio di diversi responsabili. Ora continuità sembra essere la parola chiave, concetto imprescindibile per far viaggiare il bar allo stesso livello (con le dovute proporzioni) del ristorante. 

Francesco Cocco, dicevamo, professionista della miscelazione di origini romane, classe 1985 con oltre vent'anni di esperienza, che ha portato nel locale una visione contemporanea fatta di grandi classici, contaminazioni, tecnica e un imprescindibile (dato il contesto) dialogo con la cucina. Un rapporto di prossimità, quello tra bar e ristorante, non solo fisico ma anche concettuale e pratico, che non significa necessariamente sovrapposizione ma apre alla contaminazione con la cucina di Coro. Gocce ha infatti costruito una propria cifra, pur lasciandosi permeare dalla stessa attenzione alla tecnica, alla ricerca e all'ospitalità che caratterizza il ristorante.
 

Il classico come punto di partenza
Quando Francesco arriva a Gocce, nell'agosto del 2025, trova una realtà già avviata ma che aveva bisogno di stabilità e della continuità già citata. Il suo intervento non è stato quindi quello di rifondare, ma sulle buone basi costruite dai predecessori era necessario evolvere il cocktail bar.

Gocce, lo spazio esterno

Gocce, lo spazio esterno

«All'apparenza poteva sembrare difficile - racconta - Poi ho trovato veramente delle affinità con Ronald dal punto di vista della sua cucina, dell'approccio tecnico». Da qui nasce un percorso che non mira a imporre un'identità estranea, ma ad accompagnare quella già esistente. Si fa largo una visione più internazionale del bar, pur mantenendo un legame mai rinnegato, anzi dichiarato, per il classico. Martini, Old Fashioned e Negroni sono presenze importanti a Gocce. Non vengono trattati come reperti di una tradizione immobile, ma come fondamenta sulle quali costruire. «Per me, senza la base non si va da nessuna parte», spiega Francesco. «È la cosa più importante, e tutto il resto è un plus». È una scelta che racconta bene la filosofia del bar: leggibilità e sorpresa vanno di pari passo. E c’è spazio per tutti i gusti: chi cerca qualcosa di riconoscibile, chi invece vuole farsi trasportare verso nuovi gusti, sensazioni, attraverso una drink list pensata e, in non pochi cocktail, anche tecnica.

La miscelazione di Cocco e del suo staff parte infatti da una sintesi controllata nella forma, ma mai prevedibile. Il lavoro sui cocktail si sviluppa attraverso contrasti, variazioni minime e pairing inaspettati, capaci di spostare il baricentro di una bevuta senza renderla incomprensibile. Non bisogna necessariamente capirlo, il cocktail, va goduto. Il punto non è sorprendere a tutti i costi, ma conquistare quanto basta, mantenendo sempre un equilibrio meticoloso. È un principio che si ritrova nella drink list di Gocce, dove la complessità tecnica non deve necessariamente tradursi in una bevuta difficile. Anzi. La preparazione può essere articolata, mentre il risultato nel bicchiere deve rimanere leggibile e piacevole. La struttura, insomma, può anche essere complessa, mentre la beva rimane spensieratamente godibile.

Da Gocce una cockail list che mixa italianità ed elementi esterofili

Da Gocce una cockail list che mixa italianità ed elementi esterofili

È il caso di Lost in Translation, che dietro l'apparente semplicità di whisky giapponese e soda nasconde una costruzione aromatica più articolata tra banana, zenzero e aceto di riso. O del Dirty Kiwi, un Dirty Martini al kiwi che lavora sulla relazione tra il frutto e la salamoia d'oliva. Un accostamento non immediato, ma proprio per questo capace di spostare la percezione del cocktail senza comprometterne la riconoscibilità. Il dialogo con Coro diventa particolarmente evidente quando si osservano ingredienti e tecniche. La miscelazione di Cocco quando può, senza forzare, pesca dalla grammatica della cucina: non soltanto sapori, ma anche logiche di estrazione, riduzione e infusione. Lavorazioni, anche lunghe, e preparazioni meticolose a servizio del risultato finale nel bicchiere. 

«Mi piace lavorare molto con ingredienti che riguardano anche la cucina», spiega Francesco, e così nel mondo di Gocce possono entrare elementi come le olive bruciate, il sommacco, gli aceti e gli shrub. Non si tratta però di trasformare il cocktail in una portata liquida. Piuttosto, di utilizzare la stessa sensibilità gastronomica per costruire una bevuta.

Nel bicchiere possono così convivere suggestioni italiane ed elementi che arrivano da territori più lontani. C'è una vocazione orientale, compaiono richiami esotici e sud/mesoamericani (Rum, Mezcal, Pisco), ma senza che la contaminazione diventi un esercizio di stile. Gli ingredienti entrano nel sistema quasi naturalmente, «come fossero sempre stati possibili».

Il dehor di Gocce, bar di Coro a Orvieto

Il dehor di Gocce, bar di Coro a Orvieto

È una modalità di contaminazione coerente con l'idea di Cocco: prendere ciò che serve da culture e territori differenti, senza costruire intorno al cocktail una narrazione eccessivamente spettacolare. Se il cocktail è complesso per chi lo realizza, il bere deve rimanere un gesto semplice, immediato, senza inutili sovrastrutture che complichino l’esperienza del cliente. L’ospite, insomma, non deve sentirsi a disagio leggendo la drink list, confuso di fronte a certi ingredienti, preparazioni o tecniche. Queste sono solo il mezzo per raggiungere il fine, non l’obiettivo di chi lavora dietro al bancone per far vedere quanto è bravo. 
 

Un bar con un'identità propria
In poco più di un anno Gocce ha quindi modificato il proprio approccio senza rinnegare il lavoro precedente. «Già si faceva un ottimo lavoro», sottolinea Francesco, il cambiamento è stato soprattutto un progressivo spostamento verso la miscelazione, la ricerca e il confronto con la cucina. La drink list è pensata anche con un'attenzione molto concreta al servizio. Quando Cocco è arrivato, la squadra era ridotta e buona parte delle preparazioni e della progettazione della carta è passata direttamente dalle sue mani. Per questo ogni elemento deve essere tecnicamente preciso ma anche funzionale a un servizio rapido. È una sintesi che, in fondo, racchiude bene la filosofia di Gocce: ricerca senza complicazione, territorio senza nostalgia, contaminazione senza teatralità, tecnica senza perdere la bevibilità.

E di fronte a tutto ciò non ci rimane che esclamare “Gocce!”. Non il nome del bar stavolta, ma l’espressione di stupore naturale reazione a quanto si è riuscito a fare, ed ottenere, qui dentro. Cheers.


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ll mondo dei cocktail e dei bartender raccontati da Identità Golose.

Alessandro Creta

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Alessandro Creta

giornalista cresciuto a pane e calcio, con il tempo ha scoperto una passione per il cibo e il racconto di storie che gli ruotano attorno. Dopo il master in giornalismo e comunicazione enogastronomica presso il Gambero Rosso sono seguiti anni in Cookist e Italia a Tavola. Dal 2024 è un collaboratore della Guida Ristoranti del Touring Club Italiano. Appassionato di olio evo, lo fate felice con un Verdicchio di Jesi

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