C’è un filo sempre più evidente che unisce il mondo dell’arte contemporanea e quello della mixology: non è solo una questione di estetica, ma di linguaggio. La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (in programma da sabato 9 maggio) lo dimostra in modo concreto, scegliendo un gin come partner ufficiale. Protagonista è Quattro Gatti, distillato nato tra le colline umbre e costruito attorno a un immaginario preciso: quello di un’Italia fatta di lentezza e cultura diffusa. Non un semplice prodotto, quindi, ma un’estensione di uno stile di vita che trova naturale affinità con il contesto della Biennale, da sempre piattaforma internazionale di sperimentazione e dialogo.

La famiglia Mordant: Simon, Catriona, Brielle e Angus. Fondatori e proprietari di Quattro Gatti. Simon e Catriona Mordant sono mecenati di notorietà internazionale, il cui impegno pluridecennale a sostegno delle arti ha contribuito a plasmare istituzioni in Australia, Europa e Stati Uniti
Durante i mesi della manifestazione, che terminerà a novembre,
Quattro Gatti sarà l’unico gin presente negli spazi ufficiali tra Giardini e Arsenale, diventando parte integrante dell’esperienza dei visitatori. Una presenza che non si limita alla sponsorizzazione, ma si inserisce in un progetto più ampio, coerente con il background della famiglia
Mordant (proprietaria del brand), da anni attiva nel sostegno alle arti e profondamente legata all’Italia.
Quattro Gatti, nato in Umbria, è un tributo alla famiglia, alla tradizione e alla terra che ha ispirato generazioni. Realizzato con botaniche selezionate con cura in tutta Italia, incluso il ginepro autoctono, incarna la purezza e la profondità di sapore che caratterizzano questa regione straordinaria. La scelta non appare casuale nel farlo diventare partner ufficiale della
Biennale di Venezia; il brand, come detto, nasce proprio da un rapporto duraturo con il territorio italiano; e la città lacustre più di altre incarna quella stratificazione culturale e sensoriale che il gin cerca di evocare. Il risultato è un prodotto che, pur contemporaneo, mantiene un forte radicamento artigianale.

Le bottiglie di Gin Classico e di Olive Grove Gin di Quattro Gatti
“The Reflection”: il cocktail ufficiale
Se il gin rappresenta la base narrativa, è con il cocktail ufficiale che il progetto prende forma compiuta.
The Reflection non è stato pensato come un semplice signature drink, ma come una traduzione liquida dell’identità veneziana. Ideato dal brand ambassador
Mattia Cilia e sviluppato insieme al team del
The St. Regis Venice, il cocktail gioca su un equilibrio dinamico tra freschezza e profondità. La scelta dell’
Olive Grove Gin di
Quattro Gatti introduce una nota salina e mediterranea, su cui si innestano agrumi, ibisco e pompelmo, creando una progressione gustativa che evolve nel tempo. L’idea alla base è quella del riflesso: proprio come Venezia cambia volto a seconda della luce e dell’acqua, anche il cocktail si trasforma sorso dopo sorso, passando da aperture brillanti a tonalità più morbide e stratificate.

The Reflection, cocktail ufficiale della Biennale; funziona come un’opera effimera, costruita su materia liquida ma pensata con la stessa attenzione concettuale di un’installazione
Presentato inizialmente a Roma presso il
The St. Regis Rome,
The Reflection è parte di un percorso itinerante che accompagna il brand verso l’apertura ufficiale della Biennale. Dopo Milano e New York, il progetto culminerà a Venezia durante i giorni di preview, per poi stabilirsi stabilmente nei luoghi chiave della manifestazione. All’interno del
The St. Regis Venice, il cocktail entrerà a far parte della carta per tutta la durata dell’evento, diventando uno dei simboli dell’atmosfera cittadina nei mesi più intensi dell’anno.
Questa collaborazione segna un passaggio interessante: la mixology non è più solo intrattenimento, ma linguaggio culturale capace di dialogare con l’arte contemporanea. In questo senso, The Reflection funziona come un’opera effimera, costruita su materia liquida ma pensata con la stessa attenzione concettuale di un’installazione. La Biennale, ancora una volta, si conferma terreno fertile per contaminazioni inattese. E il gin, con la sua complessità aromatica e la sua capacità narrativa, sembra avere tutte le carte in regola per diventare uno dei nuovi protagonisti di questo racconto.