Lassù, in estate, di porcini ne vengon fuori parecchi. Non saremo certo noi a dirvi dove cercarli. Uno, però, non potete non vederlo: è piantato stabilmente nel comune di Badia (Bolzano), non lontano dalla Gran Risa, la pista che ha scritto una parte della storia della Coppa del Mondo di sci alpino. È forse il porcino meno faticoso da raggiungere: si arriva direttamente in automobile e l’unico esercizio richiesto è affrontare il menu del ristorante che ne ricalca il nome, il Porcino, al Badia Hill.
Tre anni fa, su queste pagine, Carlo Passera ne scriveva nel suo articolo Attenti a questi due: Michaela e Marco, i due volti nuovi della Val Badia golosa. I due in questione erano Marco Verginer e Michaela Mair, da poco alla guida del Badia Hill. E noi siamo stati attenti. Nel frattempo il Porcino ha conquistato la prima stella Michelin. Oggi ritroviamo Verginer in cucina e Mair a governare sala e vino mentre, dalle vetrate del ristorante, le Dolomiti entrano con una precisione quasi sospetta.

Marco Verginer e Michaela Mair
Mair ci accompagna lungo l’intero percorso con abbinamenti scelti con precisione. La bottiglia che resta più impressa è
Les Rosiers del Domaine de Bellivière, uno
Chenin Blanc in purezza di
Jasnières. Una scelta che racconta bene il lavoro di
Mair, capace di accompagnare i piatti senza cercare vini che si limitino a somigliare loro.
La cucina di Verginer è tecnica, rigorosa, a tratti interattiva, senza trasformare il servizio in uno spettacolo. Soprattutto, è una cucina di montagna che rifiuta di limitarsi a questa. Potremmo definirla una "montagna cosmopolita": orto, burro, speck, porcini e fondi intensi convivono con astice, acciughe e Glacier 51, ossia un moro oceanico molto pregiato.

La Merenda Alpina del ristorante Porcino
Si parte con cinque amuse-bouche tecnicamente corretti. Il
Cracker con tartare di orata, arancia e finocchio, l’
Uovo di quaglia con zucchina e patata, il
Cannolo di ricotta di bufala, il
Bun con astice e peperone affumicato e il boccone dedicato al porcino mostrano padronanza.
Merenda alpina: burro del contadino Chi Prá e latticello, giardiniera, speck affumicato in casa, pane e chips di grano saraceno riportano il tavolo in alta quota. È una pausa riconoscibile e golosa.

Il piatto che vale il viaggio: Sedano rapa e funghi porcini
L’
Astice conferma la precisione con la quale si muove la cucina. La cottura è perfetta e la crema di cannellini sostiene bene la dolcezza del crostaceo; l’affumicatura d’abete arriva, invece, troppo sottovoce. Il
Glacier 51 resta delicato, eppure è sapido, lungo, attraversato da una vena amara; il passaggio croccante chiude il boccone e ne prolunga la persistenza. Poi arriva
Sedano rapa e funghi porcini.
Verginer governa consistenze, temperatura e masticazione con sicurezza; il ripieno di porcino è nitido, il sedano rapa conserva identità in ogni lavorazione. Soprattutto, il fondo vegetale segnato dall’acidità del pomodoro evita che il piatto si richiuda nella dolcezza terrosa. È luminoso, completo. Un piatto che vale il viaggio.
Il
Wagyū Südtirol arriva al tavolo con la reputazione già impiattata. Il carpaccio di girello, servito con aglio nero, salsa verde, cavolfiore e patate montane rimane un po’ anonimo e non restituisce davvero il carattere della materia prima. Il controfiletto è morbido, dalla cottura corretta. L’essenza di Wagyū servita a parte è concentrata e leggibile, quasi più eloquente della carne stessa.
Finocchio e siero di latte chiude lontano dai cliché zuccherini. Mentre Albicocca fermentata, granita di finocchio, gelato al siero, fondo di finocchio e polline costruiscono un dolce adulto, che ha quasi il passo di un pre-dessert.
La prima stella certifica il livello tecnico raggiunto da
Verginer. Il paradosso della cena è che il piatto più riuscito è anche il più umile:
Sedano rapa e funghi porcini.
Astice, Glacier 51 e Wagyū mostrano fin dove lo chef sa spingersi; quel vegetale racconta meglio chi è. A 33 anni possiede già gli strumenti per liberare la cucina di montagna dalla sua versione più prevedibile. Quando centra il bersaglio, il Porcino non ha bisogno di indicazioni segrete.