Chi ha lavorato nel mondo dell’ospitalità, conserva nel suo DNA l’arte di accogliere, che non viene semplicemente impersonata in una realtà alberghiera, ma diventa a tutti gli effetti un approccio alla vita.
Immacolata Ummarino - o come preferisce farsi chiamare, Cetty - 74 anni ed energia da vendere, l’ospitalità l’ha vissuta per la prima volta in famiglia, la sua, che per 40 anni ha diretto l’ex hotel Terminus in Piazza Garibaldi, a Napoli.
Accantonata l’attività alberghiera, l’interesse di Cetty si espande e, in tempi non sospetti, inizia a lavorare sullo sviluppo delle aree interne della regione Campania, prima ancora che le stesse destassero un interesse concreto da parte della Comunità Europea. È proprio da questo primo impegno che emerge un dato di fatto tale da muovere ancora oggi il suo attivismo nel dare voce a un modello di ospitalità inclusiva, ossia la necessità di formare una comunità, attivando il territorio, senza delegarne la valorizzazione ai soli operatori turistici.

Immacolata Cetty Ummarino, fondatrice del modello Like your home
Il passo successivo la porta ad avvicinarsi al mondo delle disabilità, e a legarlo per sempre ai concetti di ospitalità e di formazione professionale: questo affinché quelle stesse comunità imparino a dare spazio a tutti, senza distinzione. Anche perchè, parlare di disabilità - lo ricordiamo - non vuol dire soffermarsi solo su barriere motorie, ma su chiunque si scontri con forme di impedimento che compromettono uno svolgimento agevole della propria quotidianità, per cui vanno incluse anche le disabilità cognitive.
La formazione, poi, è necessaria, ma non per questo esaustiva nel produrre un cambiamento effettivo nelle vite di queste persone e i motivi sono molteplici: per cominciare, i genitori, spaventati dalle montagne che si ritrovano innanzi nutrono leciti timori rispetto al futuro dei loro figli, e spesso preferiscono la passività non avendo quasi mai un sostegno concreto al loro fianco e garanzie rassicuranti; non meno importante, terminata l’inclusione scolastica, quella sociale non prevede sbocchi immediati dal punto di vista professionale. Inoltre, per quanto concerne il settore dell’ospitalità, le uniche tutele e possibilità di integrazione professionali riguardano principalmente modelli di ospitalità alberghiera, escludendo tutte quelle realtà "collaterali", come per esempio il mondo dei b&b. Per finire, bandi e finanziamenti pubblici hanno nella maggior parte dei casi una durata limitata, mentre è cruciale assicurare continuità soprattutto per chi affronta già abbastanza difficoltà nell’inserimento del mondo lavorativo.
Ed ecco che, a un certo punto del suo percorso, un’immagine fa scattare qualcosa in Cetty: un giorno, durante una gita a Sorrento, buona parte dei suoi alunni corrono verso il mare, tranne una giovane ragazza che rimane indietro, sola sulla sua carrozzina. In un attimo Cetty si sente struggere il cuore, ma matura anche un pensiero che diventa il suo spirito guida: se quella ragazza non può andare incontro al mondo, sarà il mondo allora a correre verso di lei.
Origina da qui l’idea di Like your home, un modo diverso di guardare all’ospitalità accessibile ed è un quesito a modellarlo: «Cosa accadrebbe se le persone con disabilità non fossero considerate soltanto destinatarie di un turismo accessibile, ma potessero diventare protagoniste dell’offerta turistica, dell’accoglienza e della vita economica dei territori?»
Una domanda che risponderebbe a quell’esigenza di offrire un’opportunità, un prosieguo naturale alla formazione: in sostanza si tratta di una rete di ospitalità extralberghiera che coinvolga in maniera diretta, professionalmente, chi vive la disabilità. Perché solo chi conosce le esigenze specifiche legate alla propria quotidianità, può comprendere fino in fondo le necessità di chi è simile, rendendo piacevole e soprattutto possibile un soggiorno a chiunque, compreso chi convive con disabilità motorie e cognitive.
In questa maniera, viene a costruirsi una nuova offerta turistica che riconosce esperienza, competenze e capacità imprenditoriali delle persone con disabilità, ponendole in dialogo direttamente con gli attori, con le reti locali e con il territorio, generando un duplice valore: per lo stesso e, ancora più importante, per le loro vite.
Come? Per esempio, prendendo in considerazione gli spazi domestici delle persone con disabilità, adattati ai loro bisogni per consentire maggiore autonomia e una migliore qualità della vita, per poi metterli a disposizioni di altri. Il tutto con l’affiancamento di un tutor che possa assistere in ogni fase l’interessato, senza mai abbandonare le famiglie in questa missione, implementando una responsabilizzazione sempre più marcata.

Uno dei riconoscimenti ottenuti da Like your home con i suoi progetti iniziali in Campania
Like your home non è un progetto fermo, ma un modello che ha già preso piega concretamente tra le province di Salerno e Napoli pochi anni prima della pandemia. Purtroppo quest'ultima ne ha arrestato e rallentato il processo di attuazione e il suo avanzamento naturale. Ora, sebbene non esistano strutture attive, il lavoro di
Cetty non si arresta, che dialoga in maniera costante con territori interessati a quanto sia stata in grado di mettere a punto negli ultimi anni, mediante pubblicazioni, brevetti e un impegno serio che coinvolge anche alcune tra le più prestigiose università italiane (sul sito di
Like your home è possibile prendere visione di quanto realizzato sinora).
Per chi se lo stesse chiedendo, no, Cetty non ha figli con disabilità. Il suo impegno nasce da un’immedesimazione spontanea, umana, verso chi vive disagi ingiustificati, in un sistema che dovrebbe dare un'opportunità a tutti e mediante la formazione, consentire alle persone con disabilità di potersi sentire utili, parte integrante di un modello imprenditoriale destinato a cambiare per sempre il mondo dell’ospitalità. Senza barriere.