20-09-2026

Da disabilità a impresa: ecco un modello che promuove un'ospitalità inclusiva

Si chiama Like your home, il progetto ideato da Cetty Ummarino che mette al centro persone con disabilità rendendole protagoniste di un' accoglienza extralberghiera, attraverso un percorso di formazione e di inserimento professionale concreto

Chi ha lavorato nel mondo dell’ospitalità, conserva nel suo DNA l’arte di accogliere, che non viene semplicemente impersonata in una realtà alberghiera, ma diventa a tutti gli effetti un approccio alla vita.

Immacolata Ummarino - per i più Cetty - 74 anni ed energia da vendere, l’ospitalità in prima persona l’ha vissuta adoperandosi in quello che è stato l'albergo di famiglia a Napoli.

Accantonata l’attività alberghiera, l’interesse di Cetty si espande e, in tempi non sospetti, inizia a lavorare sullo sviluppo delle aree interne della regione Campania, prima ancora che le stesse destassero un interesse concreto da parte della Comunità Europea. È proprio da questo primo impegno che emerge un dato di fatto tale da muovere ancora oggi il suo attivismo nel dare voce a un modello di ospitalità extralberghiera accessibile e inclusiva, fondato sulla necessità di costruire una rete, attivare il territorio e valorizzare le esperienze e le competenze delle persone con disabilità.

Immacolata Cetty Ummarino, fondatrice del modello Like your home

Immacolata Cetty Ummarino, fondatrice del modello Like your home

Il passo successivo la porta ad avvicinarsi al mondo delle disabilità, e a legarlo per sempre ai concetti di ospitalità e di formazione professionale: questo affinché quelle stesse comunità imparino a dare spazio a tutti, senza distinzione. Anche perchè, parlare di disabilità -  lo ricordiamo - non vuol dire soffermarsi solo su barriere motorie, ma su chiunque si scontri con forme di impedimento che compromettono uno svolgimento agevole della propria quotidianità, per cui vanno incluse anche le disabilità cognitive.

La formazione, poi, è necessaria, ma non per questo esaustiva nel produrre un cambiamento effettivo nelle vite di queste persone e i motivi sono molteplici: per cominciare, i genitori, spaventati dalle montagne che si ritrovano innanzi nutrono leciti timori rispetto al futuro dei loro figli, e spesso preferiscono la passività non avendo quasi mai un sostegno concreto al loro fianco e garanzie rassicuranti; non meno importante, terminata l’inclusione scolastica, quella sociale non prevede sbocchi immediati dal punto di vista professionale.

Inoltre, per quanto concerne il settore dell’ospitalità, il tema dell’accessibilità è stato storicamente affrontato soprattutto con riferimento alla ricettività alberghiera, lasciando meno esplorato il comparto dell’ospitalità extralberghiera, particolarmente rilevante, non solo nelle città, ma soprattutto nei borghi, nelle aree interne e nei territori dove l’offerta alberghiera può essere assente o non adeguata alle esigenze di tutti i viaggiatori. Per finire, bandi e finanziamenti pubblici hanno nella maggior parte dei casi una durata limitata, mentre è cruciale assicurare continuità soprattutto per chi affronta già abbastanza difficoltà nell’inserimento del mondo lavorativo.

Ed ecco che, a un certo punto del suo percorso, un’immagine fa scattare qualcosa in Cetty: un giorno, durante una gita a Sorrento, buona parte dei suoi alunni corrono verso il mare, tranne una giovane ragazza che rimane indietro, sola sulla sua carrozzina. In un attimo Cetty si sente struggere il cuore, ma matura anche un pensiero che diventa il suo spirito guida: se quella ragazza non può andare incontro al mondo, sarà il mondo allora a correre verso di lei.

Origina da qui l’idea di Like your home, un modo diverso di guardare all’ospitalità extralberghiera accessibile e inclusiva ed è un quesito a modellarlo: «Cosa accadrebbe se le persone con disabilità non fossero considerate soltanto destinatarie di un turismo accessibile, ma potessero diventare protagoniste dell’offerta turistica, dell’accoglienza e della vita economica dei territori?»

Una domanda che risponderebbe a quell’esigenza di offrire un’opportunità, un prosieguo naturale alla formazione: in sostanza si tratta di una rete di ospitalità  extralberghiera gestita da persone con disabilità o con esigenze specifiche, coinvolte direttamente e professionalmente nell’attività di accoglienza. Perché solo chi conosce le esigenze specifiche legate alla propria quotidianità, può trasformarle in competenza da destinare a viaggiatori che sperimentano bisogni analoghi, rendendo piacevole e soprattutto possibile un soggiorno a chiunque, compreso chi convive con disabilità motorie e cognitive.

In questa maniera, viene a costruirsi una nuova offerta turistica che riconosce esperienza, competenze e capacità imprenditoriali delle persone con disabilità, ponendole in dialogo direttamente con gli attori, con le reti locali e con il territorio, generando un duplice valore: per i territori stessi, attraverso un'offerta turistica accessibile e inclusiva, e, ancora più importante, per le vite delle persone coinvolte.

Come? Per esempio, attraverso la trasformazione di una propria abitazione accessibile o di un immobile nella propria disponibilità in un’attività di ospitalità extralberghiera. Il percorso prevede, infatti, formazione professionale e accompagnamento alla fase di avvio dell’attività, affinché la persona possa diventare a tutti gli effetti l’host e il professionista dell’ospitalità, con il necessario coinvolgimento delle reti territoriali e familiari di supporto..

Uno dei riconoscimenti ottenuti da Like your home con i suoi progetti iniziali in Campania

Uno dei riconoscimenti ottenuti da Like your home con i suoi progetti iniziali in Campania

Like your home non è un progetto fermo, ma un modello che ha già preso piega concretamente nelle province di Salerno e Napoli prima della pandemia. Purtroppo quest'ultima ne ha arrestato e rallentato il processo di attuazione e il suo avanzamento naturale. Ora, sebbene non esistano strutture attive, il lavoro di Cetty non si arresta, che dialoga in maniera costante con territori interessati a quanto sia stata in grado di mettere a punto negli ultimi anni, mediante pubblicazioni, attività di ricerca e un confronto diretto con alcune tra le più prestigiose realtà accademiche e istituzionali (sul sito di Like your home è possibile prendere visione di quanto realizzato sinora).

Per chi se lo stesse chiedendo, no, Cetty non ha figli con disabilità. Il suo impegno nasce da un’immedesimazione spontanea, umana, verso chi vive disagi ingiustificati, in un sistema che dovrebbe dare un'opportunità a tutti e mediante la formazione, consentire alle persone con disabilità di potersi sentire utili, parte integrante di un modello imprenditoriale destinato a cambiare per sempre il mondo dell’ospitalità. Senza barriere.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Marialuisa Iannuzzi

di

Marialuisa Iannuzzi

Classe 1991. Irpina. Si laurea in Lingue e poi in Studi Internazionali, ma segue il cuore e nella New Forest (Regno Unito) nasce il suo amore per l'hospitality. Quello per il cibo era acceso da sempre. Dopo aver curato l'accoglienza di Identità Golose Milano, dal 2021 è redattore per Identità Golose. Isa viaggia, assaggia. Tiene vive le sue sensazioni attraverso le parole.

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