Alguer, Alghero, stella della Riviera del Corallo, nel Nord-Ovest della Sardegna, ha un respiro profondamente catalano. Lo raccontano i bastioni affacciati sul mare, le torri di matrice gotico-aragonese, i vicoli del centro storico — i carrer — che si intersecano come a Barcellona, memoria viva della lunga dominazione aragonese e catalana, con sullo sfondo il maestoso promontorio di Capo Caccia, con le sue falesie a picco sul mare, teatro di tramonti incendiati di rosso e arancio, e le spiagge cristalline dalle sfumature turchese e verde acqua. E lo racconta pure la lingua. L’algherese, variante del catalano, è una delle eredità più sorprendenti di questa contaminazione iberica, che ritroviamo persino sulle tavole. Come nell’Aragosta alla catalana, che ad Alghero ha patria e identità: non un piatto blasonato da ristorante, ma in origine fu una preparazione preziosa delle mamme, quella della domenica in famiglia.
Tra i carrer, Al Refettorio è una casa prima ancora che un ristorante. Un luogo dall’anima tradizionale, con volte di pietra a cielo aperto, tavoli che si snodano tra i vicoli e piccole luci sotto le stelle.
Storico nell’anima, eclettico e giovane nell’indole, il locale porta la firma dello chef Cristiano Andreini, algherese, padre dell’alta cucina in città, già insignito della stella Michelin nel ristorante che portava il suo nome. Oggi Andreini, liberatosi dai blasoni dell’alta ristorazione, porta in tavola una cucina di cuore e istinto, costruita sul prodotto, sulla tecnica e sulla ricerca dell’ingrediente. Una cucina innanzitutto fruibile, golosa, godibile.

Tavoli all'aperto Al Refettorio. Il ristorante si trova nel centro storico di Alghero, in Vicolo Adami 47, a pochi minuti da Piazza Civica e dai bastioni. Il locale si sviluppa in parte sotto i portici di Vicolo Adami, con tavolini all’aperto ma coperti dalle arcate, mentre all’interno c’è una sala ristorante più raccolta
Piatto signature del ristorante
Al Refettorio ed emblema della fusione mediterranea tra popoli è la
Paella di fregula sarda del Refettorio, buona, Incredibilmente buona. Un piatto che sembra contenere Alghero intera: storia, cultura, mare, luoghi e persone, pescatori.
Alla base non c’è il riso, come nella sua genealogia spagnola, ma la fregula sarda, pasta di semola di grano duro composta da piccoli grani irregolari tostati in forno. Qui viene risottata con un’estrazione di zuppa di pesce, arricchita da uno stufato di seppia — quinto quarto compreso — crostacei, molluschi e aioli. Goloso, corposo, opulento: è un piatto di ricerca e insieme di intelligente sostenibilità dell’ingrediente: il pesce viene utilizzato e valorizzato nella sua espressione più autentica, senza sprechi, restituendo al palato tutta la profondità del mare.
Poco distante dal centro storico, in una piazzetta che guarda l’acqua, c’è poi
Mos, spin-off de
Al Refettorio: è un tapas bar e bistrot dove la ricerca ostinata sul prodotto e la contaminazione iberica e basca della cucina di
Andreini diventano ancora più evidenti. Qui la scena gastronomica si fa golosa, colta, giocosa. Sardegna e Spagna non si confrontano, ma dialogano. I piatti valgono la sosta. E fanno tornare. Qualche esempio? Un tris come
Gamberi alla catalana, polpo alla gallega, salmorejo con paleta iberica e uova. Poi
Ventresca di tonno, pomodoro, piparras homemade e acciughe del Cantabrico. E ancora
Crudo di tonno, mousse di bottarga di Oristano, pesca e finocchio di mare o
Tortillas di gamberi, guacamole e yuzu. Da non perdere pure
Melanzana alla coreana, timo, formaggio di capra di Alghero, acciughe spagnole e garum di lisca di sardina.

Midollo arrosto con polpo in stile giapponese, al Mos
È qui che Alghero trova una delle sue espressioni gastronomiche più interessanti: in quella contaminazione che non cancella le identità, ma le rende ancora più riconoscibili. E forse è proprio questa la cucina di
Andreini: un viaggio senza bisogno di partire, dove ogni piatto racconta da dove viene e, nello stesso tempo, dove vuole andare.