Per comprendere davvero Ferrari – La genesi, bisognerebbe iniziare qualche centinaio di metri più in là, oltre il cancello dello stabilimento di uno dei marchi italiani per eccellenza: la casa automobilistica fondata da Enzo Ferrari il 12 marzo 1947, un simbolo di italianità, passione e imprenditoria indiscussa che ha reso Maranello, un piccolo paese in provincia di Modena, un microcosmo verde, bianco e rosso. È lì che prende forma il percorso che ha ispirato il nuovo menu degustazione del Cavallino, nato dalla seconda collaborazione tra gli chef Riccardo Forapani e Virginia Cattaneo e il Ferrari Design Center, dopo Supercars dello scorso anno.
Il ristorante Cavallino, aperto nel 1950, è stato uno dei luoghi abitualmente frequentati da Enzo Ferrari, che riceveva collaboratori e ospiti nella sala che oggi porta il suo nome e che ha saputo mantenere questo legame con la propria storia aprendosi a pubblici diversi: appassionati del marchio, clienti e amanti della cucina.
Per il menu Ferrari – La genesi, prima di pensare agli ingredienti, gli chef hanno trascorso mesi entrando nei reparti produttivi, parlando con designer, tecnici e ingegneri, osservando il modo in cui nasce una Ferrari. In questo percorso è emerso un aspetto meno noto: dagli anni Novanta, con il progetto Formula Uomo, l'azienda aveva ripensato gli stabilimenti mettendo al centro il benessere delle persone, attraverso luce naturale, aree verdi, comfort acustico e spazi progettati per chi lavorava (e lavora) anche su tre turni. Un’idea che restituisce una visione della fabbrica non solo come luogo di produzione, ma come ambiente in cui la qualità delle vetture passa anche dalla qualità del lavoro di chi le costruisce.

Virginia Cattaneo e Riccardo Forapani al lavoro
Forapani e
Cattaneo non hanno tralasciato nulla, dal
Design Center guidato da
Flavio Manzoni, dove prendono forma le vetture del futuro e i clienti del programma
Tailor Made personalizzano la propria auto, alla fonderia interna – una rarità nell'industria automobilistica, ma qui il motore è considerato il cuore delle vetture e il controllo diretto della sua produzione è parte dell'identità dell'azienda – fino alle linee dedicate ai V6, V8 e V12 e all'e-building inaugurato nel 2024, definito l’edificio dell'evoluzione: «Siamo andati area per area, raccogliendo dettagli, parole e suggestioni. Poi la creatività ha fatto il resto». Più che riprodurre una
Ferrari nel piatto, gli chef hanno cercato di tradurre questo lessico progettuale. Non l'estetica della vettura, ma il processo che la dà vita.
È qui che emerge l'ambizione più interessante del progetto. Ferrari – La genesi non è stato pensato solo per chi visita gli stabilimenti, ma soprattutto per chi non lo farà mai. «Tutti vedono Ferrari da fuori e si chiedono cosa ci sia dietro quel cancello». Il menu prova a dare una risposta attraverso la cucina, trasformando il processo creativo e produttivo della casa di Maranello in un racconto gastronomico.

Idea: tre piccoli assaggi, qui la pasta brick con acciughe e rosmarino. Tutte le foto dei piatti (tranne Telaio e Montaggio) sono di Maria Vittoria Caporale

Aerodinamica: capasanta e scampo marinati e scottati, maionese di cozze, pomodoro verde, caviale e alloro
Il percorso si apre con
Idea: tre piccoli assaggi che mettono in scena il momento più intimo del progetto, quando tutto è ancora una possibilità. Una sfera di mozzarella di bufala e basilico, pasta brick con acciughe e rosmarino e la pastina a forma di lettere cotta in acqua di pomodoro servita fredda in brodo di pane e origano, raccontano la nascita di un'intuizione. Se l'
Idea è ancora libera,
Aerodinamica è il momento in cui quella libertà inizia a prendere una direzione. Come accade durante la progettazione di una
Ferrari, è il dialogo con l'aria a modellare le linee della vettura. Gli chef traducono questo principio in un piatto che gioca sul movimento e sull'equilibrio tra mare e componente vegetale: capasanta e scampo marinati e scottati, maionese di cozze, pomodoro verde, caviale e alloro.

Telaio: cosce fritte di rana in panatura di erbe tostate, salsa di acetosa e nero di seppia.
Con
Telaio viene introdotta la ricerca sui materiali e sulle strutture con chiari richiami della texture del colore del carbonio, insieme a una componente ferrosa della carne di rana, qui in cosce fritte in panatura di erbe tostate, salsa di acetosa e nero di seppia.
Scaglietti è poi l’unico piatto del menu che senza un contesto storico perde metà del suo significato. Non è un riferimento generico: è un omaggio a una figura fondamentale della storia
Ferrari. Qui materiali, tecnologia e artigianalità si incontrano per dare vita a una vettura.
Sergio Scaglietti rappresenta infatti l'incontro tra progetto e manualità, tra ingegneria e capacità artigianale di trasformare un'idea in una carrozzeria. È il momento in cui la tecnica assume una forma riconoscibile, proprio come accade nel piatto: uno spaghetto aglio, olio e peperoncino con fondo di mare e vongole. Essenziale nell'estetica ma costruito su precisione e stratificazione, sigillati da una foglia d’argento.
Dopo essere entrati nello stabilimento Ferrari e osservato in fabbrica come ogni motore V12 venga seguito dall'inizio alla fine da un unico tecnico, Motore acquista inevitabilmente un significato diverso. Non è soltanto una citazione formale: racconta quell'idea quasi artigianale che Ferrari continua a difendere, dove la tecnologia convive con il gesto umano. La pasta 3D al pomodoro al forno, con datterini confit, pomodori marinati e pesto di pomodoro secco, non richiama soltanto nella forma il propulsore Ferrari: racconta quella centralità assoluta del motore che l'azienda differenzia anche grazie alla propria fonderia interna.

Scaglietti: spaghetto aglio, olio e peperoncino con fondo di mare e vongole

Motore: pasta in 3D al pomodoro al forno, con datterini confit, pomodori marinati e pesto di pomodoro secco

Tailor Made: merluzzo accompagnato da un pil pil di mandorle e da una palette di salse che ciascun ospite può combinare liberamente
Con
Tailor Made il protagonista diventa invece il cliente. Così come nell'atelier
Ferrari ogni vettura viene personalizzata scegliendo materiali, colori e finiture, il merluzzo viene accompagnato da un pil pil di mandorle e da una palette di salse che ciascun ospite può combinare liberamente. Mela, coriandolo, rosmarino, carota e zenzero sono alcuni degli ingredienti che chiamano a un gioco creativo ma senza mai abbandonare l’eleganza della tecnica e la pulizia dei gusti. Il successivo
Montaggio si ispira invece a quello che negli stabilimenti viene chiamato “il matrimonio”, che avviene in una specifica postazione della linea produttiva: è il momento iconico in cui motore e scocca si incontrano e diventano un'unica vettura. Un termine sorprendentemente umano per una fase altamente tecnica, che racconta bene come anche nel linguaggio
Ferrari la meccanica lasci spazio all'idea di unione e di armonia tra elementi destinati a completarsi: l'anatra e la terrina di pâté di coscia con cipollotto e marasche, accompagnate da una salsa al rabarbaro, bitter e aceto di viole.

Montaggio: anatra e terrina di pâté della sua coscia con cipollotto e marasche, accompagnate da una salsa al rabarbaro, bitter e aceto di viole
Chiude
Emozione. Una chips di rapa rossa da rompere con il cucchiaio per rivelare spuma di ricotta di bufala, gelato all'olio extravergine, concentrato di agrumi e origano. È quel telo che si alza, la
Ferrari che si mostra per la prima volta: il momento in cui mesi di progettazione e lavoro diventano esperienza e il sogno diventa realtà.

Emozione: chips di rapa rossa da rompere con il cucchiaio per rivelare spuma di ricotta di bufala, gelato all'olio extravergine, concentrato di agrumi e origano
La forza di
Ferrari – La genesi non sta tanto nella citazione dell'automobile, quanto nella traduzione del suo metodo. Se il factory tour mostra come nasce una
Ferrari, il menu ne restituisce il linguaggio, permettendo anche a chi non entrerà mai negli stabilimenti di uscire dal Cavallino con qualche chiave di lettura in più su ciò che accade oltre quell’ingresso. Un dialogo tra design e cucina che, partendo dalla 125 S del 1947 e arrivando all'e-building del 2024, racconta non solo l'evoluzione di un marchio, ma il valore del processo creativo che continua a definirne l'identità. Così come nessuna
Ferrari nasce senza un destinatario, anche questo menu sembra pensato non per stupire con effetti scenografici, ma per accompagnare l'ospite dentro una cultura progettuale. Si esce dal
Cavallino - il ristorante, questa volta - con il ricordo di alcuni piatti, certo. Ma soprattutto con la sensazione di aver compreso qualcosa in più di ciò che accade ogni giorno nella fabbrica del mito italiano.