Chi entra da Pane Storto, su Corso Telesio, nel cuore del centro storico di Cosenza - riconosciuto tra i Borghi più belli d’Italia - potrebbe aspettarsi il classico forno. In realtà, l’effetto sorpresa è inevitabile: più che un panificio, Pane Storto è un salotto.
Un luogo che accoglie curiosi e appassionati non solo di pane, ma di tutto ciò che ruota intorno al cibo e alla sua cultura. A fare gli onori di casa c’è Monica Florio, che sette anni fa ha dato vita a questo progetto nato quasi per caso.

Monica Florio, anima, mente e mani di Pane Storto
Tutto comincia con un pane speciale preparato durante le festività natalizie, pensato per accompagnare un formaggio belga che la sorella portava a casa ogni anno, come ci racconta la stessa
Monica: «
Pane Storto nasce nella mia cucina, durante un pranzo di Natale. Un esperimento, niente di più. Il primo impasto – arricchito da nocciole, mandorle e mirtilli – prende forma per accompagnare un formaggio che mia sorella portava da Bruxelles, uno di quelli che chiedono solo di essere accolti da qualcosa di speciale. Ma quel “qualcosa” mancava. Ed ecco il mio pane, che presto comincia a circolare prima tra amici, poi tra amici di amici. Mi invitavano a cena “a patto” che lo portassi. Finché qualcuno mi disse: “Basta, vendilo”. E così ho fatto».
All’inizio, quindi, Monica impastava per affetto. Poi, passo dopo passo, quella produzione rimasta ostinatamente artigianale è diventata continua e così la sua ideatrice disegna intorno a questo prodotto, quello che poi sarà un marchio originale e avvincente, una microimpresa domestica, quasi senza volerlo. «La mia prima cliente è stata la mia vicina di casa. Producevo una volta a settimana - continua Monica nel suo racconto - ma con una risposta sorprendente: tante persone arrivavano apposta e, in men che non si dica, il giro si è allargato fino a Milano, con diverse spedizioni dirette anche all’estero. Quel pane diventa addirittura un’alternativa ai panettoni e alle colombe, semplicemente perché si presenta come qualcosa di diverso, un prodotto che resta nella memoria. E sta proprio in questo il suo potere e la sua bellezza».
PANE STORTO, UNA VISIONE CHE DIVENTA LABORATORIO
Pane Storto nasce da un percorso tutt’altro che lineare, come suggerisce il nome, una dichiarazione d’intenti a tutti gli effetti. Prima ancora di arrivare alla panificazione, Monica Florio lavorava nella distribuzione di prodotti gastronomici di nicchia, ideava eventi ed esperienze, curava menu e collaborava con numerosi chef. Insomma, il cibo nella vita di Monica è sempre stata una presenza fissa nonché una passione radicata. Il pane, invece, arriva in un secondo momento, in modo del tutto casuale, sebbene con un approccio consapevole, strutturato e sicuramente ricercato.
Questa visione si sintetizza nel progetto Pane Storto, che racconta un modo di fare pane fuori dagli schemi, senza inseguire modelli, senza regole. «Non mi interessano i fanatismi della panificazione perfetta, degli alveoli impeccabili. Il mio è un prodotto semplice, libero - dichiara convinta Monica Florio -, è “storto” anche perché, in fondo, lo sono anche io».

Il pane storto, prodotto di punta del laboratorio, che ha dato vita al progetto di Monica
“Storto” perché diverso ed è proprio in questo differenziarsi che si radica l’identità del progetto e dello spazio inconsueto che lo ospita, nato ufficialmente nel 2022.
Pane Storto Lab, infatti, non è un panificio o una moderna bakery come me ne vediamo tante negli ultimi anni: è un laboratorio creativo e di degustazione che ruota intorno a tutto ciò che lievita, idee comprese. Più che un punto vendita è una casa aperta, un luogo raccolto, curato, dove si entra solo su invito o prenotazione, per vivere degustazioni, cene private, incontri con produttori, pizzaioli e chef.
E il progetto nella sua eccentricità cresce: agli eventi classici si aggiunge la produzione di “bomboniere” artigianali pensate come piccoli racconti da regalare, collaborazioni sul territorio e laboratori per bambini o turisti.

Il salotto accogliente di Pane Storto
Entrare da
Pane Storto è un’esperienza sospesa: l’atmosfera ricorda quella di un tinello anni ‘60 con un grande tavolo sempre pieno, poltrone vissute, libri sparsi da sfogliare e leggere. Nel mondo di
Monica Florio il tempo rallenta fino a fermarsi. Ed è qui che si coglie uno degli obiettivi più cari a Monica: creare una relazione tra il suo prodotto – unico, disponibile non tutti i giorni – e le persone, abituate a correre che qui, invece, riscoprono il valore dell’attesa.
I PRODOTTI DI PANE STORTO
Monica non si limita alla lavorazione del pane: lo inventa, lo disegna, dandogli forma ingrediente dopo ingrediente, selezionando in maniera accurata farine, frutta secca, semi, aromi. Nascono così pagnotte profumate, dal sapore intenso. «Il mio pane - ci spiega Monica - è un prodotto ricercato in ogni suo elemento e per questo risulta “costoso” (un concetto, almeno inizialmente, difficile da far comprendere), ragion per cui non è disponibile quotidianamente. È destinato a una clientela selezionata, anche perchè da qui non si passa per caso: chi ci arriva, lo fa perché lo desidera davvero».
Monica lavora con farine integrali - segale, grano saraceno e grani antichi arricchiti con semi – e ama spingersi oltre, sperimentando con tanti altri ingredienti come nocciole, mandorle, mirtilli, curcuma, semi oleosi, uvetta, olive, fichi, noci e pomodori essiccati.

Le Frese e Mezze Frese di Pane Storto
Nascono così i suoi
Pani non pani: creazioni sane, ricche di gusto, con un’identità aromatica fuori dagli schemi. I pani cambiano continuamente, ma alcuni restano iconici, come quello con nocciole, mandorle e mirtilli o quello al cioccolato; altri nascono e si trasformano con le stagioni - deliziosi nelel versioni con
pomodori, fichi, olive, liquirizia, albicocca e
rosmarino. Insomma, ogni impasto è una storia a sé.

Pane al cioccolato e frutti rossi
Nel laboratorio si trovano anche altre specialità come i pani tostati che danno vita alle
Frese e MezzeFrese con pomodori “assolati” (essiccati), mandorle e finocchietto selvatico, oppure con nocciole, mandorle, mirtilli e alici di Fuscaldo, fino alla combinazione più intensa con fichi, noci e olive infornate. Poi ci sono gli
Stortini, piccoli biscotti golosi a base di farina di mandorle, burro, crosta di sale, zucchero e cannella.
E per accompagnare ogni momento della giornata, dalla colazione alla merenda, ecco i
Paletti (corti e lunghi), sottili bacchette di pane tostato, ricche di semi oleosi, fonte naturale di magnesio e fibre.
«Anche in questo caso - aggiunge - la produzione resta volutamente limitata: piccoli impasti, pochi pezzi, tanta attenzione. Perché l’obiettivo non è essere per tutti, ma restare fedele a un’identità precisa. Anche il luogo, dopotutto, riflette questa scelta: piccolo, forse scomodo, ma autentico. E non ho nessuna voglia di snaturarlo».
E forse è proprio questo il punto: Pane Storto non è pensato per crescere a tutti i costi, ma per restare vero. In fondo, le cose storte, spesso, sono quelle che funzionano meglio.