C’è un momento preciso in cui un ristorante di pesce smette di essere soltanto un indirizzo gastronomico e diventa un luogo dove si torna per stare bene. Succede quando l’atmosfera riesce a rallentare il ritmo della città, quando il servizio trova il tono giusto tra attenzione e naturalezza, e soprattutto quando il mare arriva a tavola senza eccessi, con autenticità. «Per me andare a cena in un ristorante di pesce significa vivere un’esperienza rilassata e piacevole, in un ambiente curato ma senza eccessi, con una clientela tranquilla e di livello, dove si possa stare bene e conversare con calma», ci racconta Benito Cascone, restaurant manager di Acquolina, due stelle Michelin a Roma. «Mi piace frequentare posti dove torno volentieri nel tempo, dove essere riconosciuto fa parte dell’esperienza e ti fa sentire accolto con naturalezza, quasi come un cliente abituale di fiducia».
E poi c’è la cucina. «La cosa fondamentale resta la qualità della materia prima: cerco pesce freschissimo, trattato con semplicità e rispetto, senza una cucina troppo elaborata o costruita. Preferisco piatti che valorizzino davvero il sapore del mare, lasciando parlare il prodotto più che la tecnica. Anche il bere ha il suo peso: una buona selezione di vini, soprattutto bianchi e bollicine». Parole che raccontano perfettamente una nuova idea di ristorazione di mare romana: meno ostentazione, più identità. Più memoria del gusto che ricerca dell’effetto. E soprattutto luoghi capaci di avere un’anima vera. Per questo abbiamo scelto tre indirizzi molto diversi tra loro, accomunati però dalla stessa voglia di estate, luce e leggerezza. Tre terrazze romane dove il mare cambia linguaggio ogni volta: c’è il rooftop contemporaneo che unisce eleganza e memoria mediterranea, il grande classico della cucina di pesce ai Parioli e infine il fusion giapponese che porta sushi, sakè e romanticismo sui tetti di Monti.


Un dettaglio di Acquaroof
Quando è nato
AcquaRoof, l’obiettivo era chiarissimo: evitare il lusso costruito, quello perfetto in fotografia ma privo di identità reale. In una Roma piena di rooftop spettacolari ma spesso senz’anima, il progetto ha scelto un’altra strada: creare un equilibrio autentico tra atmosfera, cucina e ospitalità. La vista sulla città naturalmente colpisce. Ma qui il panorama è soltanto l’inizio. Il vero punto di forza è la sensazione che si prova salendo al rooftop: sotto resta il rumore di Roma, il traffico, la velocità continua della città; sopra invece tutto rallenta. La luce è morbida, la musica mai invadente, gli spazi respirano con naturalezza. È un lusso discreto, contemporaneo, fatto più di comfort che di ostentazione. Anche il servizio segue questa filosofia. L’ospite non deve sentirsi gestito, ma riconosciuto. È una differenza sottile ma decisiva. La sala riesce a essere leggera quando serve, presente senza rigidità, elegante senza mai diventare teatrale. E questa naturalezza costruisce quella continuità emotiva che trasforma un ristorante in un luogo abituale. La cucina di mare lavora nella stessa direzione. Nessuna provocazione inutile, nessuna costruzione forzata. La proposta è intelligente, centrata sull’ospite, con una forte attenzione alla memoria del gusto e al gusto della memoria. I sapori mediterranei vengono alleggeriti e resi contemporanei senza perdere verità. Il mare resta sempre riconoscibile. Tra i piatti più riusciti ci sono il
Ceviche di ricciola con patata dolce, cipolla agrodolce e mais, dove acidità e dolcezza tropicale dialogano con grande equilibrio, le
Seppioline al rosmarino con piselli e ’nduja calabrese, forse uno dei piatti che meglio raccontano il lato più mediterraneo e diretto della cucina, e il
Polpo alla galiziana con patate, maionese alla paprika e vinaigrette, che lavora invece sulla memoria e sulla comfort zone del gusto con un approccio più elegante e contemporaneo. Tra crudi, selezioni cotte lentamente, brace e piatti che richiamano porti e tradizioni italiane,
AcquaRoof costruisce una cucina elegante ma identitaria, capace di stimolare senza mai risultare aggressiva. Tutto dialoga: cocktail, servizio, colori, ritmo della serata. Ed è forse proprio questa coerenza il motivo per cui
AcquaRoof negli anni è diventato qualcosa di più di un semplice rooftop.
AcquaRoof Terrazza Molinari
Via del Vantaggio 14 - Roma
Tel. 06 3200655
Sempre aperto a pranzo, aperitivo e cena

La terrazza nascosta di Pescado
Ai Parioli,
Pescado rappresenta invece il volto più classico e rassicurante della grande cucina di mare romana. Un ristorante elegante, rilassato, pensato per quelle cene che possono essere una riunione di lavoro, una serata romantica o un pranzo di famiglia senza mai perdere tono e qualità. Dopo un importante restyling voluto da
Roberto Poggi, storico nome della ristorazione romana, il locale ha trovato un’identità ancora più raffinata, mantenendo però intatto il suo punto centrale: la materia prima. Il pesce arriva ogni giorno dalle principali aste del Mediterraneo ed è trattato con rispetto e precisione dallo chef
Gianluca Godente, che costruisce una cucina dove il prodotto resta protagonista assoluto. Crudi importanti, grandi classici ittici, percorsi degustazione e una cantina con oltre 600 referenze, soprattutto bianchi e champagne, accompagnano un’esperienza costruita sulla continuità e sull’accoglienza. Molto bella anche la terrazza esterna, intima e silenziosa, perfetta per vivere il lato più elegante e senza tempo della cucina di pesce romana.
Pescado Seafood Restaurant
Viale Bruno Buozzi 31/33 – Roma
Tel: +39 331 7443515 o 06 5403542
Aperti dal martedì al sabato a pranzo e cena, la domenica solo a pranzo, il lunedì solo a cena

La vista di Hiromi La Terrazza
Poi c’è
Hiromi La Terrazza, probabilmente il progetto più sorprendente dei tre. Sul rooftop del
77 Hotel, nel cuore di Monti, il gruppo Hiromi porta la propria idea di cucina giapponese contemporanea in uno spazio piccolo, compatto, romantico e molto curato. Qui il mare cambia completamente linguaggio. La cucina è tecnica ma mai fredda, estrosa senza diventare distante. Il sushi bar a vista, i tatami, i bonsai e le grandi vetrate sui tetti di Roma costruiscono un’atmosfera sospesa, quasi cinematografica. La proposta gastronomica ruota attorno a sashimi, nigiri, carpacci, gyoza, tartare e roll più creativi accompagnati da una selezione molto interessante di sakè curata dal sommelier
Roger Acosta e da una carta essenziale di bianchi e bollicine.
Hiromi La Terrazza completa così il percorso del brand nato nel 2018 con
Hiromi Cake e proseguito con
Hiromi La Maison: un progetto che oggi riesce a unire cucina, cultura giapponese e ospitalità in una delle terrazze più intime e affascinanti della città.
Hiromi La Terrazza
Via Agostino Depretis 77 - Roma
Tel. +39 376 2999816
Aperto tutti i giorni dalle 18