Nel panorama dell’accoglienza e della ristorazione d’autore, esistono figure capaci di andare oltre la semplice gestione aziendale, trasformandosi in veri e propri simboli di un’epoca e di un territorio. Pinuccio La Rosa - scomparso poche ore fa all’età di sessant’anni, dopo mesi di grave malattia - è stato esattamente questo: un professionista dal cuore grande e un imprenditore dal palato raffinatissimo, capace di coniugare un edonismo innato con una visione strategica fuori dal comune. Protagonista del rinascimento siciliano, ha saputo raccontare la sua terra con una voce inconfondibile, rendendo il doppiopetto bianco, il foulard e il sigaro cubano non solo una divisa ufficiale, ma il vessillo di un’ospitalità sartoriale che non ammetteva compromessi sulla qualità.

Pinuccio e suo fratello Antonio La Rosa, titolari del ristorante hotel Locanda Don Serafino a Ragusa
La sua storia imprenditoriale, che affonda le radici nel 1953 con l’apertura del
Lido Azzurro a Marina di Ragusa per mano del padre
Serafino, ha trovato la sua massima espressione nel cuore di Ragusa Ibla. Insieme al fratello
Antonio,
Pinuccio ha avuto il coraggio di investire nel barocco cittadino quando ancora pochi ne intuivano il potenziale turistico globale, riportando in vita una piccola chiesa in pietra che sarebbe diventata
Locanda Don Serafino. Questo progetto non è stato solo un atto d’amore verso le proprie origini, ma un’operazione di fine-tuning tra architettura e gastronomia, culminata nel 2004 con la creazione di un boutique hotel diffuso ricavato tra grotte e pietra viva. In questo contesto, la cucina è diventata immediatamente il motore pulsante dell’attività grazie al sodalizio con lo chef
Vincenzo Candiano. Insieme hanno costruito un percorso d'eccellenza che ha portato la
Locanda a conquistare la stella Michelin nel 2008 e a raddoppiarla stabilmente dal 2014 al 2019.

Vincenzo Candiano, chef di Locanda Don Serafino, con Pinuccio La Rosa
Ma l’impatto di
Pinuccio La Rosa sul settore Food & Beverage è andato ben oltre le mura dei propri locali. La sua è stata una figura politica e associativa di primo piano: dentro
Federalberghi è stata una voce rispettata, sempre tesa a trasformare il successo del singolo in crescita collettiva. Da questa tensione ideale sono nati progetti come
Marina Gourmet, concepito come un laboratorio del gusto per mettere in rete l’intera filiera, dai produttori locali ai grandi chef, e il suo impegno nell’associazione
La Sicilia di Ulisse, con l'obiettivo di narrare l’isola attraverso l’eccellenza dei suoi vini e delle sue tavole.
Pinuccio ha insegnato al settore che l'imprenditoria enogastronomica è un atto di cultura e che il vero lusso risiede nella coerenza tra identità e innovazione. Oggi che la sua presenza si è spostata su un altro piano, resta la certezza che il suo insegnamento continuerà a influenzare chiunque creda in una Sicilia colta, elegante e ambiziosa. Ora anche gli angeli bevono champagne.

La sala di Locanda Don Serafino