01-03-2026

L’umami non è un’opinione: lezione di taglio col maestro Hirotoshi Ogawa

Dimenticate il salmone, imparate a congelare l'acqua e smettetela di schiacciare il pesce. A Milano, il "pensiero profondo" del sushi secondo il Goodwill Ambassador del Giappone. Viaggio tra samurai, muffe miracolose e l'arte di non stressare il prodotto

Un piatto composto dal maestro Hirotoshi Ogawa, 

Un piatto composto dal maestro Hirotoshi OgawaGoodwill Ambassador for Japan, nella sua masterclass milanese all'Arte del Convivio, voluta da Jetro

Quando il maestro Hirotoshi Ogawa impugna uno yanagiba (il leggendario coltello a lama singola) e spiega che in Giappone “tagliare” non è un gesto meccanico, ma il quinto metodo di cottura, capisci che devi prestare attenzione. Per un maestro giapponese il taglio è l'atto finale che sigilla il sapore. «Se schiacci il pesce invece di accompagnare la lama, l’umami scappa via», ci spiega.

A portarlo a Milano, presso l'Arte del Convivio, è stata Jetro (Japan External Trade Organization). L’obiettivo? Raccontare agli chef stellati e ai professionisti del fine dining italiano come il "sogno chiamato Giappone" non sia fatto di salse piccanti e decorazioni barocche, ma di una triade sacra: shari (riso), tecnica e fermentazione.

Hirotoshi Ogawa al lavoro

Hirotoshi Ogawa al lavoro

I partecipanti alla masterclass

I partecipanti alla masterclass

Partiamo dal primo: il riso. "«Tutti spendono fortune per il pesce, ma il valore del sushi sta per il 50% nel riso», ammonisce Ogawa. In Giappone esistono 500 varietà di riso, e il segreto non è solo la scelta del Koshihikari - ossia il cultivar più adatto al sushi - ma come lo si "concia". La tendenza attuale? Un ritorno allo stile Edomae di 200 anni fa, con l’uso dell’akazu, l'aceto rosso ottenuto dai residui della produzione del sake. È low cost, è intenso, è pura esplosione di umami. E se siete in Italia e l'acqua è troppo dura? Il maestro suggerisce di congelarla. Le impurità e il calcare migreranno verso l'esterno del blocco di ghiaccio; usate il cuore puro dell'acqua sciolta per cuocere il riso. Et voilà, il shari perfetto è servito.

Per il secondo punto, la tecnica, Ogawa ha illustrato i quattro tagli rituali: hiki-zukuri (per i filetti spessi), hira-zukuri (quello diagonale, per far sembrare la fetta più grande e bella), usu-zukuri (sottile come un velo per i pesci a carne dura) e sogi-zukuri (il taglio specifico per il neta, la fetta che sposa il riso). La filosofia è quasi marziale. «Ai tempi dei samurai - racconta sorridendo l'interprete mentre Ogawa mima il gesto - un taglio netto con una spada affilata non faceva sentire dolore. Con il pesce è lo stesso: se il coltello è un rasoio e il gesto è fluido, le fibre non vengono "stressate", le cellule restano integre e il gusto rimane lì, intrappolato tra le nervature». Non è un caso che Ogawa abbia iniziato a girare il mondo come ambasciatore (la carica è "Goodwill Ambassador for Japan") dopo che il terribile terremoto del 2011 ha distrutto il suo ristorante a Tokyo. Oggi la sua missione è la sicurezza alimentare e la tecnica pura. «Se non avessi fiducia in quello che faccio, non sarei qui», dice.

Hirotoshi Ogawa al taglio

Hirotoshi Ogawa al taglio

Per spiegare la fermentazione, ci domanda se conosciamo il motivo per cui i giapponesi vivono fino a 90 anni (in realtà l'aspettativa di vita media è di poco più di 87 anni, ma solo per le donne. È comunque una delle più alte di tutto il globo, ndr). Secondo Ogawa, il segreto è il koji, la muffa nobile che dà vita a soia, mirin e miso. È un antibiotico naturale che uccide i batteri e coccola l'intestino. «Se non usate questi prodotti fermentati, non state facendo cucina giapponese», sentenzia il maestro. E ci ha mostrato come creare una salsa ponzu "high level" partendo proprio dalla tostatura manuale del katsuobushi, toccandolo con le mani per sentire la temperatura: «La mano non mente mai, il termometro sì».

L'uni frozen (riccio di mare surgelato), eccellenza giapponese

L'uni frozen (riccio di mare surgelato), eccellenza giapponese

Tra i prodotti, ha brillato l'uni frozen (il riccio di mare surgelato). Un prodotto che ha abbattuto i pregiudizi: grazie alla certificazione Haccp e a tecnologie di surgelazione d'avanguardia, mantiene una cremosità, una dolcezza salina e un finale amaro e persistente. Può essere utilizzato e abbinato in maniera polivalente.

Il piatto firmato Hirotoshi Ogawa

Il piatto firmato Hirotoshi Ogawa

In chiusura, il maestro ci ha regalato una visione estetica: un piatto di sushi deve essere 3D, ossia avere altezza, profondità e rispettare i cinque colori (rosso, verde, nero, bianco e giallo). Arigatou gozaimasu.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Stefano Montibeller

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Stefano Montibeller

classe ’91, metà trentino e metà comasco, con base a Milano. Laureato in Scienze e Tecnologie Alimentari, degustatore certificato Wset con un master in critica enogastronomica. Ex buyer alimentare, ora prova a raccontare il cibo e il vino, la sua vera passione. Preferisce gli artigiani del gusto alle mode gourmet. Anche se, diciamolo, cibo e vino devono anche divertire... Cinico? Sì. Cattivo? No

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