Il rapporto tra Napoli e San Gennaro, più che fede, è una storia d’amore: ironica, confidenziale, fatta di attese e complicità. In questo contesto, Januarius occupa uno spazio prima di tutto simbolico. Ristorante con bottega, nasce nel 2018 da un’idea di Francesco Andoli, giornalista, classe ’77, e del padre Vincenzo, commercialista.

Vincenzo e Francesco Andioli, padre e figlio, ideatori di questo spazio beato, proprio dinanzi al Duomo di Napoli
Una coppia atipica e complementare, che spiega gran parte della lucidità con cui il progetto ha preso forma. Il padre tiene in ordine i conti, Francesco osserva la ristorazione senza mitizzarla, racconta prima i prodotti e soltanto dopo i piatti, costruendo una proposta che rifugge tediose sovrastrutture.
Le materie prime, in vendita al banco e presenti nei piatti, sono di altissimo livello, con prezzi ancorati alla realtà di una città viva e complessa, attraversata ogni giorno da napoletani e visitatori. Il cuore di Januarius è una charcuterie contemporanea, che dà spazio a piccoli produttori poco noti, scelti per l’identità dei loro prodotti più che per la notorietà. Salumi, formaggi e conserve raccontano un Sud Italia plurale, fatto di territori interni e coste, gesti artigianali e filiere corte. Accanto, una cucina tradizionale che non cerca scorciatoie creative, ma rispetto per la materia prima, e una vendita diretta pensata per prolungare l’esperienza oltre il locale in zona Duomo.

Il prezioso banco salumeria di Januarius
Tra le scelte più significative c’è il Pastificio Caccese, in Irpinia vicino alla Puglia, che coltiva e trasforma direttamente i propri cereali. Allo stesso modo, a Massa Lubrense Pietro Cacace produce il Provolone del Monaco con il latte delle proprie vacche, garantendo una filiera chiusa e autentica. Per i salumi, si va dritti in Lucania con l’azienda De Salvo: nessun conservante, nitrito, nitrato o additivo.

Il tagliere di salumi e formaggi
La filiera è controllata dall’allevamento semi-brado dei suini alle lunghe stagionature, con la certificazione del Parco Nazionale del Pollino a garantire origine, responsabilità ambientale e artigianalità. Altro protagonista è il pomodoro, trattato da Januarius come materia prima "differenziata" e non come simbolo generico. Il San Marzano va al ragù, il Corbarino – per struttura e concentrazione salina – entra nei piatti di mare come esaltatore naturale di sapidità, mentre il Piennolo del Vesuvio, che cuoce poco e a fuoco basso, proviene dal versante che affaccia su Ercolano, favorito da esposizione e ventilazione, con frutti più compatti e meno acquosi. Non dettagli secondari, ma scelte decisive, espressione della meticolosità con cui la materia prima viene interpretata. La stessa cura guida la carta dei vini, con etichette selezionate per coerenza territoriale, vitigni autoctoni e produttori attenti. Una vetrina accurata del Sud Italia, Abruzzo e Molise compresi.

Carpaccio di baccalà, capperi di salina e maionese agli agrumi
Guidati da Francesco, il percorso di assaggi diventa subito un racconto del territorio. Si comincia con il Carpaccio di baccalà islandese, provenienza nordica, ma espressione di una tradizione consolidata a Somma Vesuviana, alle pendici del Vesuvio. Proposta arricchita da polvere di capperi di Salina, maionese agli agrumi e pomodoro Corbarino semi-dry: un fuori carta equilibrato e piacevole.
Seguono Polpo alla Luciana e Ziti spezzati alla genovese, in due parole, da manuale. La Santissima Trinità, invece, riunisce in un solo piatto i pomodori simbolo del Vesuvio: San Marzano, Piennolo e Giagiù, varietà antica di colore giallo: «Lo spaghetto al pomodoro da noi è sempre in carta: è come la Margherita in pizzeria», commenta Francesco.

Maiale e pappacelle con insalata di patate, spinacino e panna acida
Si diverte a dare nomi curiosi ai piatti, pescando dal repertorio dei proverbi napoletani. Così nasce il Sant’Antuono se ’nnammuraie d’’o puorco: filetto di maiale nero casertano marinato con miele, vino bianco e bacche di ginepro, ripassato in padella e servito con crema di papaccelle napoletane, insalata di patate, spinacino fresco e panna acida. Semplice nel gesto, è un piatto che racconta la terra e le stagioni.
I dolci, frutto della collaborazione con il pasticciere napoletano Mario Di Costanzo, chiudono il racconto con doverosa generosità.
In più, ci sono chicche scovate in giro come la Caprese di Annuccia, intensa, golosissima, una ricetta di famiglia trasformata in progetto artigianale, capace di uscire dall’ambito privato senza perdere identità.

Un dettaglio della sala del Januarius
Infine l’ambiente fa il resto, con un arredamento ben stratificato tra arte e cultura napoletana: un’atmosfera quasi domestica dove la schiettezza dell’accoglienza diventa cifra stilistica. Da Januarius la formula funziona perché è sfacciata: alta qualità senza snobismo, tradizione senza immobilismo. Un miracolo laico che davanti al Duomo di Napoli continua a rinnovarsi nella sua spudorata identità.
Januarius – Ristobottega
Via Duomo, 146/148
80138 Napoli
Aperto a pranzo e a cena
Chiuso il martedì
+39 081 014 5980
Prezzo per un menu completo: 55 euro (vini esclusi)