Tra gli ulivi secolari della Val di Noto e l'azzurro del mare, in un paesaggio omerico sospeso nel tempo, ha recentemente aperto i suoi battenti il Braccialieri Luxury Resort & Eco Glamping: molto più di una semplice dimora di charme, un teatro green in cui va in scena l'anima profonda della Sicilia attraverso natura, design, gesto, gusto.
Frutto dell'attento restauro di un ex frantoio ottocentesco, questo boutique resort incarna l'idea di slow travel, di un luogo in cui il lusso incontra la semplicità e le suggestioni del Mediterraneo. Non si tratta dunque del classico rudere riportato agli antichi fasti, o di una cattedrale monumentale costruita ex novo che ne commemori le spoglie, no: qui la storia è in fermento, è viva, è vibrante.
Il designer
Alessandro Enriquez si è occupato di questo difficile compito, allestendo spazi dallo stile contemporaneo e brillante però in grado di dare nuovo smalto ai materiali antichi ed all'oggettistica rurale di un mondo ormai scomparso. Un po' come ne
Il Gattopardo di
Tomasi di Lampedusa, lo sguardo qui attraversa memorie profonde e nuovi inizi, lasciando comunque la Sicilia al centro di ogni visione.
Nei vasti possedimenti circostanti il rispetto dell'ambiente e dei cicli della natura è totale. Nel verde, osservando con attenzione, è possibile notare aree dedicate al fitness e all'ozio, vere e proprie oasi di design presso le quali ricaricare vista, corpo e mente.
Artefice della rinascita di una struttura al contempo antica e avanguardista, è la famiglia
Cancemi: i fratelli
Tonio e
Giuseppe si occupano dell'amministrazione, e le rispettive compagne di vita
Chiara Pignatello e
Valentina Rametta curano l'azienda agricola. Un altro ruolo chiave è la restaurant manager
Alessandra Fortunato, che si occupa della cantina, dimostrando che qui il vino è un «gioco da ragazze».
Veniamo per l'appunto al
Dodici Zappe, ristorante del
Braccialieri. Il nome stesso dell'insegna richiama l'antica unità di misura agricola usata per segnare i campi, a simboleggiare la fatica della vita contadina ma anche l'amore viscerale per la terra. Ospitato nell'antico palmento dagli iconici pavimenti originali in ciottoli, il ristorante è un invito a riscoprire il gesto primordiale del mangiare restando connessi alle atmosfere circostanti.
Lo chef
Francesco Giura, con un percorso formativo in grandi ristoranti sia italiani che esteri, tra cui spicca un periodo al fianco del maestro
Gualtiero Marchesi, ha donato al
Dodici Zappe una cifra stilistica chiara e riconoscibile, in grado di unire anima territoriale e tecnica fine dining. Ripete che la sua cucina è «ancestrale-contemporanea, quindi radicata nella memoria e rispettosa delle materie prime ma guidata da equilibrio, leggerezza e sensibilità moderna».
Il menu degustazione serale conferma le sue parole: dal
Grano spezzato con estrazione di acetosella e latte di capra, ai seducenti
Spaghetti con riduzione di cavolfiore e senape fermentata, fino all'equilibratissima
Meringa affumicata, pomodoro e gel di pomodoro dolce, ogni piatto è un racconto attento e colto, ma mai basato sul mero effetto.
A pranzo, riservato agli ospiti del resort, la cucina si fa più conviviale ma non per questo approssimata: vedasi il
Gambo di carciofo sotto sale, vino cotto e gel di limone, o gli appetitosi
Ravioli di ricotta di pecora, estratto di datterino, basilico e Ragusano DOP 24 mesi, o la — sicuramente a breve signature —
Parmigiana di melanzane. Pop e chic, quanto basta.
Ma l'offerta di
Dodici Zappe non si limita alla cena o al pranzo: la colazione artigianale celebra i dolci della tradizione:
brioche,
granite e
cannoli freschi la fanno da padrona. Altri servizi esclusivi offerti dalla cucina, da segnalare: le degustazioni dell'olio (di proprietà, si intende), le cooking class con lo chef e le passeggiate tra gli ulivi, o nel magnifico
Orto Pizzuta, cuore verde e sostenibile dell'intero podere.