Less is more. Se dovessimo riassumere la filosofia di Franco Virga oggi, useremmo uno dei motti più sentiti quando si vuole celebrare la concretezza. A Uniamo 2026 l’atmosfera è quella delle grandi occasioni, ma senza la rigidità dei protocolli dell’alta cucina e l’imprenditore palermitano sorride mentre osserva il viavai di chef e ospiti. La terza edizione della sua creatura non è solo un evento gastronomico, è la prova che la sua visione di rete sta mettendo radici profonde.
Il bilancio è più che positivo: «Siamo andati oltre le aspettative. Ho visto chef venire qui con gioia e amore, pronti a giocare e a creare connessioni uniche». La kermesse affonda le radici in un’altra scommessa vinta da
Virga, quella del
NOT, manifestazione dedicata ai vini non convenzionali. «Sentivo che le fiere dei vini naturali stavano perdendo appeal», spiega
Virga. «Così abbiamo spostato l’attenzione sui ristoranti, cercando figure "non convenzionali", persone di talento spesso fuori dal cono dei riflettori».
Se le prime edizioni hanno portato alla ribalta giovani talenti (come Jacopo Ticchi), la terza edizione ha consacrato il progetto con nomi del calibro di Corrado Assenza, Eugenio Boer, Roy Caceres, Salvatore Bianco e Diego Rossi. Chef di altissimo livello, ma uniti da un’anima profondamente pop. Il sottotitolo di quest'anno, Be Taverna, non è un semplice slogan, ma una dichiarazione d'intenti che anticipa i trend mondiali, come quelli in discussione al prossimo congresso Madrid Fusion (leggi l’articolo). «Al centro del progetto ristorativo non deve esserci lo chef, ma deve tornare l’ospite», afferma Virga. «L’idea di taverna rappresenta il ruolo democratico della socialità. È necessario che il ristornate accolga il cliente senza spaventarlo».

Marco Massaia e Roy Caceres
E l'alta ristorazione? Non è una questione di stelle o di formalismi: «Alta ristorazione è semplicemente far mangiare bene, che si tratti di un locale fine dining o di una trattoria che propone un involtino perfetto. Uno spazio di professionisti che sappia fare il proprio mestiere». Un esempio? Il pacchero ai tre pomodori proposto in una cena della kermesse da
Salvatore Bianco: «Niente sale, pepe o agrumi. Solo la poesia di diverse annate di pomodoro miscelate. Questa è la vera avanguardia».
Nonostante il successo di pubblico, l’analisi di Virga sul mercato palermitano resta lucida e non priva di criticità. Se da un lato il turista cerca il territorio e rappresenta ormai lo zoccolo duro, il cliente locale appare ancora un po' indeciso. «Il polso della ristorazione palermitana? È una domanda complessa. Non sempre capisco cosa voglia questa città», ammette l'imprenditore. «Noi puntiamo tutto sull'autenticità e sulla freschezza degli ingredienti, ma il mercato è frammentato e spesso il local è ancora un po' confuso su quella che è una logica di ristorazione di qualità».

Massimiliano Prete in cucina con Corrado Assenza
La risposta di
Uniamo a questa confusione è la rete. Quest'anno l'evento ha coinvolto otto ristoranti della città (non solo quelli del gruppo
Virga & Milano), oltre a partner istituzionali come
Confcommercio e sponsor privati. L'obiettivo per la quarta edizione è già fissato: «Voglio coinvolgere ancora più ristoratori, arrivare almeno a dodici partner. Se esci con un manifesto unico, il cliente capisce di trovarsi in una rete di persone che fanno cucina vera».
In una città geograficamente decentrata e penalizzata dai costi dei trasporti, Virga sente la responsabilità della testimonianza: «Noi che abbiamo la fortuna di viaggiare abbiamo il dovere di portare la nostra esperienza a Palermo. Dobbiamo far crescere la cultura qui, nel posto dove siamo nati».

Kokichi Takahashi, Franco Virga e Tiziana Francoforte
Questi i numeri della manifestazione:
- 4 giornate di eventi;
- 4 colazioni d’autore;
- 9 locali coinvolti, tra ristoranti, pizzerie, forni e trattorie della città;
- 17 cene firmate da chef nazionali e internazionali;
- 18 sponsor;
- 22 chef;
- 370 coperti complessivi.
L’evento è stato anche l’occasione per presentare l’ultima nata del gruppo
Virga&Milano,
Fonderia, taverna curata dallo chef Angelo Gennaro, simbolo e quartier generale della manifestazione e spazio in cui si sono celebrati gli obiettivi dell'iniziativa: stare insieme, condividere, immaginare nuovi modi di fare squadra intorno a una tavola.
Hanno partecipato (ordine alfabetico):
Corrado Assenza – Caffè Sicilia di Noto (Sr)
Salvatore Bianco – La terrazza dell’Hotel Eden di Roma
Eugenio Boer – [bu:r] di Milano
Benedetto Buccheri – Bebop di Palermo
Roy Caceres – Orma di Roma
Luca Cai – Il magazzino di Firenze
Giuseppe Calvaruso – Terrazza Santamarina di Palermo
Gabriele Camiolo – Lumìa organic restaurant di Noto (Sr)
Fabio Cardilio – Buatta di Palermo
Jeroni Castell – Les Moles di Ulldecona
Antonio Colombo – Votavota di Marina di Ragusa (Rg)
Tiziana Francoforte – Aja Mola di Palermo
Angelo Gennaro – Fonderia di Palermo
Francesco Mango – Bocum di Palermo
Alessandro Maniaci – Des Terres di Parigi
Marco Massaia – Gagini di Palermo
Giovanna Musumeci – Pasticceria Santo Musumeci di Randazzo (Ct)
Massimiliano Prete – Sestogusto di Torino
Diego Rossi – Trippa di Milano
Lorenzo Ruta – Lorenzo Ruta Ristorante di Modica (Rg)
Kokichi Takahashi – Formica Osteria di Favignana (Tp)
Mauro Vabres – Bar Vabres di Palermo

Giuseppe Calvaruso e Gabriele Camiolo

Giovanna Musumeci e Francesco Mango

Diego Rossi, Fabio Cardilio e Salvatore Bianco

Benendetto Buccheri e Jeroni Castell

Francesco Mango e Giuseppe Colombo