In una città dove tutto tende a definirsi in fretta, Amina sceglie di partire da qualcosa che richiede tempo: una storia. Il progetto prende forma nel 2023, quasi per gioco, da una conversazione tra Monir Eddardary - già nato per la sua partecipazione a Masterchef - e Alessia Liotta, oggi socia e anima organizzativa del ristorante. L’idea di aprire un locale proprio arriva senza costruzioni strategiche, ma trova rapidamente una direzione concreta: un luogo raccolto, identitario, capace di raccontare una cucina personale prima ancora che etnica.
Monir è figlio di un percorso stratificato. Anni nella ristorazione internazionale, tra Australia, Nuova Zelanda, Londra e Parigi, costruendo un’idea precisa di ospitalità. Poi il ritorno in Italia, il passaggio in cucina, la formazione e l’esperienza come chef a domicilio, focalizzata soprattutto sulla cucina marocchina, quella che caratterizza le sue origini. Un percorso che non cerca scorciatoie e che, nel tempo, affina una cifra stilistica chiara. Alessia, con un background imprenditoriale e nell’organizzazione di eventi, rappresenta l’altro asse del progetto: gestione, visione, struttura. L’equilibrio tra i due è uno degli elementi che rendono Amina un’apertura consapevole, non improvvisata.
Il nome, però, è il primo vero punto di accesso al ristorante. Amina è la zia di Monir nonché figura centrale nella sua formazione gastronomica. È con lei che la cucina marocchina entra nella sua quotidianità, non come repertorio di ricette ma come gesto domestico, memoria, abitudine. La sua presenza nel ristorante — anche operativa, come prima assunzione — non è un dettaglio narrativo, ma un elemento fondativo. E infatti la cucina di Amina - il ristorante - si costruisce esattamente su questa tensione, tra tradizione familiare e rilettura contemporanea.
Non c’è volontà di replicare fedelmente la cucina marocchina, né di occidentalizzarla in modo forzato. Il lavoro è più sottile: mantenere l’identità dei piatti alleggerendone l’impatto, lavorando sull’equilibrio delle spezie e sulla leggibilità del gusto. È una tavola che nasce da una doppia appartenenza culturale e che prova a renderla un valore gastronomico, non un compromesso.

I briwat, uno dei modi più autentici per iniziare il viaggio nella cucina marocchina. Sono di pasta sfoglia e ripieni, sia vegetariani che di carne

Khodra, una tajine di verdure delicatamente speziata e con note agrumate

Tajine Barkouk: manzo cotto lentamente, fino a diventare morbido e succoso, in una salsa speziata con note di cannella e zafferano. Le prugne aggiungono una dolcezza naturale che si bilancia con la sapidità della carne, mentre mandorle e sesamo tostato completano il piatto con una nota croccante

Panna cotta Amina, un classicissimo della cucina italiana che Monir ha reinterpretato in chiave marocchina, con acqua di rose, cardamomo, terra di sellou e coulis di lamponi
Il menu si muove su riferimenti riconoscibili —
Bastila di pollo, Tajine di manzo con prugne, vari tipi di cous cous — ma ogni piatto è filtrato attraverso questo approccio. Il cous cous chiamato
Fatima (cotto lentamente al vapore, con carne di manzo e mix di verdure), dedicato alla nonna, è forse il punto più esplicito di questo racconto: un piatto che tiene insieme tradizione, memoria e costruzione contemporanea.
Anche lo spazio contribuisce a definire l’identità del ristorante. Materiali come la terracotta, archi e zellige (l'assemblaggio di piastrelle tagliate, in terracotta smaltata, che riproduce un disegno geometrico grazie alla tecnica della tassellatura. È tipico del Maghreb e dell'Andalusia araba) costruiscono un ambiente che richiama il Marocco senza cadere nella scenografia. L’obiettivo non è ricreare un altrove in modo didascalico, ma suggerirlo, creando una distanza percettiva dalla città.
Ma è nel servizio che emerge uno degli elementi più interessanti del progetto.
Amina rifiuta deliberatamente il linguaggio del fine dining, scegliendo invece una dimensione più informale. La convivialità, centrale nella cultura marocchina, diventa qui un principio operativo: presenza in sala, dialogo con il cliente, racconto diretto dei piatti. Non è solo un’atmosfera, è una presa di posizione.
Amina è una soglia: non tra due luoghi, ma tra due tempi. Da una parte ciò che è stato tramandato senza essere scritto, dall’altra ciò che trova una forma nuova senza tradirlo. E in quel punto preciso, dove passato e presente smettono di essere opposti e iniziano a parlarsi, succede qualcosa di raro: una cucina che non cerca di spiegarsi, ma semplicemente di restare.
Amina
Via Giulio Romano 15 - Milano
Tel. +39 333 3662858
aminaristorante.it
Aperto solo a cena, chiuso la domenica