Offida è un luogo che non si dimentica: un intreccio di mattoni dorati, filari che abbracciano le colline e una lentezza antica che sembra proteggere l'essenza del vivere bene. In questo piccolo scrigno marchigiano, da venticinque anni, c'è un ristorante che ha fatto scuola: Ophis, l'officina del gusto di Daniele Citeroni, chef-filosofo capace di trasformare il territorio in una narrazione viva, diretta, mai ruffiana. Venticinque anni dopo l'apertura, il ristorante non è solo una tavola d'autore: è un pensiero gastronomico compiuto, una grammatica del gusto che ha contribuito a definire l'identità contemporanea della cucina marchigiana più autentica.
Ophis: da ristorante di territorio a luogo di visione
Quando nasce, Ophis è un ristorante profondamente legato al contesto rurale del Piceno. Ma già allora, nella mano di Citeroni, c'è qualcosa che va oltre la semplice rilettura della tradizione. La sua non è mai stata una cucina nostalgica, né tantomeno folkloristica. È una cucina che osserva il passato con rispetto critico, lo smonta, lo studia e lo riporta nel piatto con una nuova lucidità. In questi 25 anni Ophis è cambiato, eccome. È diventato più essenziale, più asciutto, più consapevole. Ha eliminato il superfluo, ha scavato sempre più a fondo nelle tecniche contadine, nei tagli poveri, nei brodi, nelle fermentazioni spontanee, nelle acidità naturali. È cresciuto come cresce una lingua viva: togliendo, affinando, precisando.
Oggi
Ophis è riconosciuto come uno dei luoghi simbolo di quella che potremmo definire una marchigianità radicale: una cucina che non chiede permesso, che non ammicca, che non addolcisce il messaggio per piacere a tutti. E proprio per questo è diventata una destinazione per cuochi, appassionati, addetti ai lavori.
Daniele Citeroni, lo chef che interpreta (non replica) il territorio
Daniele Citeroni non ama definirsi innovatore. Preferisce parlare di ascolto. Ascolto della terra, degli anziani, dei produttori, delle stagioni che cambiano. La sua forza sta tutta qui: nel saper trasformare un sapere antico in un linguaggio contemporaneo senza tradirlo. La sua cucina è rurale, sì, ma mai rustica. È colta senza essere intellettuale. È diretta, a tratti spigolosa, sempre sincera. Nei piatti di Citeroni convivono la memoria delle case contadine e una tecnica solidissima, costruita negli anni con studio, errori, ripensamenti. Nulla è decorativo, nulla è casuale. Verdure trattate come carni, frattaglie riportate al centro del piatto, fondi intensi, cotture lente, acidità calibrate: la cucina di Ophis è un atto di responsabilità culturale prima ancora che gastronomica.
25 anni raccontati a tavola
La cena celebrativa dei 25 anni diventa così una sintesi perfetta del percorso di Ophis. Non un "best of", ma una narrazione coerente. Dal Pancotto che omaggia il tombolo offidano, allo Gnocco farcito che racconta il bosco, fino al Tacchino ripieno, piatto-simbolo delle tavole marchigiane, reinterpretato senza nostalgia. Ogni portata parla di un tempo preciso della vita dello chef, di un passaggio, di una consapevolezza raggiunta.
È una cucina che guarda indietro per andare avanti, che non teme il silenzio del piatto pulito, che affida tutto al gusto. A venticinque anni dall'apertura,
Ophis non è un ristorante "arrivato". È un progetto in continua evoluzione. Lo dimostra il coinvolgimento di
Daniele Citeroni nel futuro polo dell'ospitalità di
Palazzo Guiderocchi ad Ascoli Piceno, dove gli verrà affidata l'intera proposta ristorativa. Un segnale chiaro: la sua visione è ormai riconosciuta come patrimonio culturale del territorio.
Ophis è cresciuto restando fedele alla sua origine. E proprio questa fedeltà gli ha permesso di parlare un linguaggio attualissimo, fatto di rispetto, sostenibilità reale, conoscenza profonda delle materie prime.

Riso, cime di rapa, alici e limone
Più di un anniversario
Venticinque anni di
Ophis non sono una celebrazione autoreferenziale. Sono la conferma che una cucina identitaria, se pensata con rigore e onestà, può attraversare il tempo senza perdere forza. Anzi, acquistandone.
Ophis non è solo un ristorante di Offida. È un luogo dove il territorio diventa racconto, dove la tradizione smette di essere passato e torna a essere futuro. E
Daniele Citeroni, con la sua cucina asciutta e profondamente umana, continua a dimostrare che l'innovazione più potente è quella che nasce dalla memoria.

Più di un funghetto offidano