C'è un'espressione gergale che risuona spesso da qualche parte nel Nord Italia tra chi ama il vino quando una bottiglia colpisce nel segno, dritta e senza filtri: «Che mina!». Ed è proprio da questa scarica di energia, unita a una profonda passione per la musica e per la figura iconica della Tigre di Cremona, che prende il nome il progetto che sta rimescolando le carte della ristorazione italiana a Barcellona.
La genesi di Mina è un intreccio di destini e competenze complementari che inizia tra i banchi del Gasma di Castellón (università gastronomica della Spagna Orientale), dove nasce l'amicizia tra Riccardo Pattaro, classe 1997, e Jacopo Serena Monghini, nato nel 1995. I loro percorsi si dividono temporaneamente per poi convergere di nuovo dopo una serie di esperienze internazionali di rilievo che ne hanno forgiato il carattere.
Riccardo si forma inizialmente alle
Calandre sotto la guida di
Massimiliano Alajmo, per poi trasferirsi a Parigi nel bistrot
Nellu. È proprio la capitale francese a stravolgergli la visione del vino, portandolo a una comprensione profonda delle referenze naturali, competenza che affinerà ulteriormente una volta approdato a Barcellona nella prestigiosa cornice di
Monvínic.
Jacopo, dal canto suo, costruisce un bagaglio tecnico e gestionale solidissimo: si forma in cucina attraverso stage in ristoranti come il San Domenico e il Quattro Passi, per poi passare al management puro in ARCASA, storica impresa catalana di ristorazione collettiva, dove ricopre il ruolo di Project Manager responsabile di cinque ristoranti. Trasferitosi quindi a Barcellona, inizia a tracciare le linee di un progetto autonomo.

I tre soci di Mina a Barcellona
Dopo pochi mesi di lavoro solitario, convoca
Riccardo nella capitale catalana; l'idea è ambiziosa, ma per far quadrare il cerchio serviva una terza anima capace di portare rigore gestionale e una visione analitica alla creatività culinaria del duo. Entra così in gioco
Oliviero Causa, classe 1997 e migliore amico da sempre di
Riccardo, che approda al progetto dopo un solido percorso di studi in economia e un'esperienza professionale in
Amazon a Milano.
I tre si mettono al lavoro nell'agosto del 2023, applicando alla ristorazione un approccio meticoloso e cosmopolita, che non lascia nulla al caso: un'analisi estensiva tra i fornitori per ogni materia prima e una fase di ricerca globale per il design, culminata nella collaborazione con il team di Barcellona H3o per definire l'estetica del locale. Eppure, dietro questa struttura, batte un cuore artigianale: i tre soci hanno pitturato personalmente le pareti durante i mesi di cantiere e seguito i lavori passo dopo passo, contribuendo al rinnovamento del locale e affrontando le sfide di un'apertura avvenuta nel settembre 2024.
Oggi i ruoli all'interno di
Mina sono definiti ma si intrecciano in uno scambio continuo per garantire la massima efficienza in una piazza competitiva come quella catalana. Sebbene tutti e tre lavorino costantemente in sala per mantenere il contatto diretto con l'ospite, la gestione operativa è suddivisa con precisione:
Riccardo è il punto di riferimento per la sala e la cantina, che vanta circa quattrocento referenze naturali;
Oliviero si occupa del marketing, del controllo di gestione e delle
operations visto il suo passato aziendale;
Jacopo, invece, ricopre il ruolo fondamentale di responsabile delle risorse umane, apportando al progetto la sua grande visione strategica.
In un panorama dove la cucina italiana all'estero è spesso vittima di se stessa, prigioniera di una tradizione cristallizzata o di facili stereotipi,
Mina sceglie la via della libertà consapevole. Non è il solito ristorante italiano, ma un manifesto di contemporaneità dove l'ambiente minimal e informale invita alla convivialità pura. Si mangia senza tovaglie, recuperando un rapporto tattile e primordiale con il cibo, ma senza che questo infici la qualità di un servizio che resta sempre attentissimo, millimetrico e profondamente professionale. Questa identità così netta ha permesso al progetto di bruciare le tappe, ottenendo in pochissimo tempo l'ingresso ufficiale nella
Guida Repsol, un riconoscimento che ne certifica il valore all'interno del panorama spagnolo.

Porro con pesto di rucola e noci, scamorza e pistacchio
La proposta gastronomica di
Mina reinterpreta il bagaglio culturale italiano senza restarne schiacciata, puntellando la memoria dei sapori con tecniche moderne e accostamenti coraggiosi. Il menu si poggia su alcuni cavalli di battaglia che sintetizzano perfettamente questa filosofia. Come la
Scarpetta, che eleva un gesto quotidiano e casalingo della nostra cultura a momento di degustazione consapevole per il pubblico locale, spiegando l'essenza dell'intingolo italiano. O ancora il
Porro con pesto di rucola e noci, scamorza e pistacchio, ma è probabilmente nel
Raviolo con spuma di parmigiano, funghi sott'aceto ed emulsione di caffè che si legge la visione a lungo termine di
Mina.
Barcellona è una scena gastronomica vibrante e in perenne fermento e sebbene Mina sia scoppiato dentro al cuore del pubblico catalano, non è facile restare sulla cresta dell'onda; per questo i ragazzi puntano molto sugli eventi e sulla capacità di stimolare costantemente l'intelletto dei loro ospiti. Per questi tre grandi viaggiatori, Mina rappresenta oggi una grande palestra operativa, un luogo di sperimentazione continua con l'auspicio dichiarato di poter un giorno replicare questa identità e questa filosofia di accoglienza anche oltre i confini catalani.