04-02-2026

C'è un italiano dietro al ristorante d'Egitto che ha trionfato ai Mena 50Best

Il miglior ristorante del Medio Oriente e Nord Africa è il Khufu's, con meravigliosa vista sulle piramidi di Giza. Il suo patron e ideatore è il calabrese Giovanni Bolandrini, che ha voluto puntare tutto su un'inedita "cucina egiziana contemporanea"

Il team del Khufu's di Giza, in Egitto, ossia

Il team del Khufu's di Giza, in Egitto, ossia del ristorante decretato "Best Restaurant in the Middle East & North Africa 2026" (premio sponsorizzato da S.Pellegrino & Acqua Panna) alla Middle East & North Africa’s 50 Best Restaurants, la cui cerimonia si è tenuta poche ore fa ad Abu Dhabi. Il Khufu's è nato da un'idea del suo patron, l'italiano Giovanni Bolandrini, nella foto è quello coi pantaloni bianchi

C’è molta Italia dietro al ristorante egiziano che, tra la sorpresa dei più, ha conquistato il primo posto assoluto alla Middle East & North Africa’s 50 Best Restaurants, battendo i favoritissimi della vigilia - e ben più noti a livello internazionale - Orfali Bros e Trèsind Studio, entrambi a Dubai e che da tre edizioni spadroneggiavano in classifica, il primo sempre primo (scusate il bisticcio) e il secondo sempre secondo, peraltro con ruoli poi invertiti nella 50Best mondiale, dove Himanshu Saini (Trèsind) vanta dieci lunghezze di vantaggio sui fratelli Mohammad, Wassim e Omar Orfali. C’è molta Italia, dicevamo: ha il volto prima quasi incredulo, poi orgoglioso di Giovanni Bolandrini, classe 1962, origini calabresi, patron del trionfatore Khufu’s, ristorante di cucina egiziana contemporanea situato all’interno del perimetro del complesso delle Piramidi di Giza, con una vista diretta e “frontale” sulle piramidi - è la prima volta che il 50Best Mena (acronimo per Middle East & North Africa, ossia “Medio Oriente e Nord Africa”), giunto alla sua quinta edizione, sfugge al dominio della ricchissima Dubai.

L'entrata del ristorante Khufu's a Giza, in Egitto

L'entrata del ristorante Khufu's a Giza, in Egitto

Il Khufu's e le piramidi

Il Khufu's e le piramidi

Bolandrini, dunque. E con lui lo chef Mostafa Seif, certo. Ma Bolandrini soprattutto: nato davanti al mare di Squillace (Catanzaro), emigrato da giovane con la famiglia a Bergamo ma poi professionalmente cittadino del mondo («Sono uno zingaro»), a lungo imprenditore nel mondo della moda, a Londra, poi attratto da quello della ristorazione come fondatore («A 55 anni!») di Pier88 Group, oggi tra le società leader nella ristorazione di livello e nell'ospitalità in Egitto, con una ventina di ristoranti nel proprio portafoglio, «io sono chairman di dieci di essi».

Racconta: «Avevo già un po’ di locali quando mi proposero di aprire un’insegna anche a Giza, in una struttura proprio davanti alle piramidi. Accettai, nonostante l’edificio fosse un disastro». Si trattava quindi di decidere che tipo di cucina proporre: quella libanese, che va per la maggiore nell’area? Quella siriana? Quella marocchina? Uno stile internazionale? Francese? Cinese? O magari proprio una cucina italiana, viste le origini di Bolandrini? «Tutti mi avanzavano queste ipotesi, io non capivo. Dicevo tra me e me: l’Egitto è già pieno di ristoranti di questo tipo, che senso ha aprirne un altro? E perché nessuno pensa invece a un ristorante di cucina egiziana?».

Giovanni Bolandrini

Giovanni Bolandrini

L’inaugurazione di Khufu’s è del settembre 2022: propone appunto una cucina definita “egiziana contemporanea”, il che rischia di chiarirci poco le idee. Chiediamo dunque al patron; lui ci spiega che la cucina egiziana tradizionale - ovviamente con tratti in comune con quella delle aree vicine nordafricane e mediorientali - prevede una forte componente vegetale, largo uso di legumi (fave, lenticchie), cereali (grano, riso) e verdure, con pollo e pesce importanti ma non onnipresenti; a caratterizzarla rispetto alle altre è però un gusto più marcato, più piccante, quindi abbondanza di aglio, di limone, di spezie calde (cumino o coriandolo), con una bella spinta su acidità e contrasti tra morbido e croccante. «Per farla breve - dice Bolandrini - diciamo così: quando in Egitto cucinano un pesce, lo “coprono” così tanto di sapori che ai nostri occhi lo rovinano. Noi recuperiamo quelle note aromatiche ma le attenuiamo, le rendiamo eleganti. Usiamo l’olio extravergine d’oliva italiano, per dire. Portiamo così la cucina egiziana nella contemporaneità».

Pranzare al Khufu's, con vista piramidi

Pranzare al Khufu's, con vista piramidi

Bolandrini in Egitto è ormai di casa, lo frequenta da un quarto di secolo, ci vive stabilmente da dieci anni. A farglielo conoscere bene è stato un suo socio in affari di lunga data («Lo avevo conosciuto ai tempi di Londra, era un mio cliente») nonché adesso partner anche di Pier88 Group, ossia Naguib Sawiris, egiziano di fede cristiano copta, uomo d’affari ben conosciuto anche in Italia come proprietario - tra il 2005 e il 2020 - dell’azienda di telecomunicazioni Wind, nonché di Seat Pagine Gialle e di Italiaonline, società che detiene tuttora. Secondo Forbes è uno degli uomini più ricchi d'Africa con un patrimonio netto stimato, nel 2025, di 5 miliardi di dollari.

Mostafa Seif

Mostafa Seif

L’altro incontro importante, nella vita di Bolandrini imprenditore della ristorazione, è stato quello con lo chef Mostafa Seif, la cui cucina oggi ha trionfato al Mena 50Best. Avvenne così: «Avevo licenziato uno chef italiano dal mio locale di Almaza Bay, sul mare, non lontano dal confine libico. Cercavo un sostituto e mi si presentò davanti Mostafa: era reduce da esperienze in Francia ma voleva tornare definitivamente in Egitto. Per essere a quel colloquio s’era fatto più di 500 km di strada su un’auto scassatissima, senza aria condizionata, in giorni di caldo micidiale. Gli dissi: “Sei dei nostri, anche solo per la passione e la determinazione che mi hai appena dimostrato"». Al Khufu’s, Seif parte dalle radici culinarie e dalla tavola rurale della sua infanzia, per poi condurle lungo nuove vie. Propone piatti come il Mu'ammar rice, riso egiziano al forno servito con manzo affumicato brasato sulla brace; o l'Anatra del Faraone, ovvero anatra in crosta di dukkah, freekeh, purea di arancia e albicocca e salsa d'anatra.

Mu'ammar rice

Mu'ammar rice

Koshari salad

Koshari salad

Chef Mostafa Seif rilegge anche il koshari, simbolo culinario egiziano ufficialmente inserito nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO nel dicembre 2025, al pari della cucina italiana come ben sappiamo: si tratta di un piatto vegano a base di riso, lenticchie, pasta (la mefatela, preparazione locale a base di grano), ceci e una ricca salsa di pomodoro. «La nostra reinterpretazione rende omaggio a questo classico incorporando alcuni elementi degli ingredienti chiave, offrendo al contempo un tocco sofisticato con uova di quaglia, pomodorini freschi e ceci fritti croccanti».

Tre cose interessanti. La prima: Khufu’s apre già al mattino, per il breakfast, e chiude dopo il pranzo, mentre per la sera è disponibile il nuovo Khufu’s Bistro al piano di sopra, con una carta più snella. Seconda: i prezzi sono ragionevolissimi, il menu degustazione più ampio costa una quarantina di euro. Terza cosa, incredibile: Khufu’s fa 500, a volte persino 600 coperti al giorno, colazione compresa! Prova dell’abilità di Bolandrini come imprenditore, oggi titolare, oltre che dei marchi Khufu’s, Khufu’s Bistro e Pier88, anche di Italiano e di Don Bisho, nuova pizzeria a Il Cairo.

Foto di gruppo del Middle East & North Africa’s 50 Best Restaurants, la cui quinta edizione si è tenuta poche ore fa ad Abu Dhabi

Foto di gruppo del Middle East & North Africa’s 50 Best Restaurants, la cui quinta edizione si è tenuta poche ore fa ad Abu Dhabi

Tornando alla quinta edizione dei Middle East & North Africa’s 50 Best Restaurants, che si è tenuta al magnifico Emirates Palace Mandarin Oriental di Abu Dhabi, qualche altro risultato. Intanto, gioiamo per il ventiquattresimo posto (dal 32° dello scorso anno) di Sesamo, il ristorante degli Alajmo - con chef Riccardo Barni - nell'elegante hotel Royal Mansour Marrakech. Poi, Himanshu Saini di Trèsind Studio ha conquistato il Chefs’ Choice Award, votato dai colleghi, a conferma del suo ruolo centrale nella ridefinizione della cucina indiana contemporanea. A Omar e Wassim Orfali è andato il Best Pastry Chef Award; Sara Aqel è la Best Female Chef per il suo lavoro ad Amman, mentre Salam Dakkak riceve il Sevenrooms Icon Award per il suo impegno culturale a favore della gastronomia palestinese. Il Sustainable Restaurant Award è andato a Farmers di Marrakech; l’Art of Hospitality Award è stato attribuito a La Grande Table Marocaine al Royal Mansour Marrakech, a consegnarlo sul palco è stato il nostro Mauro Uliassi.

 

Qui una suddivisione geografica dei ristoranti più acclamati:
Miglior ristorante in Egitto: Kufu’s a Giza (1° posto assoluto)
Miglior ristorante negli Emirati Arabi Uniti: Kinoja a Dubai (2° posto assoluto)
Miglior ristorante in Libano: Beihouse a Beirut (5° posto assoluto)
Miglior ristorante in Arabia Saudita: Kuuru a Gedda (6° posto assoluto)
Miglior ristorante in Marocco: Table 3 a Casablanca (11° posto assoluto)
Miglior ristorante in Kuwait: Cantina a Kuwait City (18° posto assoluto)
Miglior ristorante in Giordania: Shams El Balad ad Amman (26° posto assoluto)
Miglior ristorante in Qatar: Idam a Doha (44° posto assoluto)
Miglior ristorante in Tunisia: Le Golfe a La Marsa (46° posto assoluto)
Miglior ristorante in Bahrein: Lyra a Manama (48° posto assoluto)

 

QUI L'INTERA LISTA 


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Carlo Passera

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Carlo Passera

classe 1974, milanese orgoglioso di esserlo, giornalista professionista dal 1999, ossia un millennio fa, si è a lungo occupato di politica e nel tempo libero di cibo. Ora fa l'opposto ed è assai contento così. Appena può, si butta su viaggi e buona tavola. Coordinatore della redazione di identitagolose.it e curatore della Guida di Identità Golose alle Pizzerie e Cocktail Bar d'autore. Instagram: carlopassera

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