Cristina Bowerman racconta la sua esperienza a Féminas, female power convention

«Diventare un role model al femminile è fondamentale per l’evoluzione culturale delle generazioni future. 20 anni fa un'intervista di Elena Arzak mi fece di lasciare la mia carriera di grafica e intraprendere quella di cocinera»

30-05-2022
a cura di Cristina Bowerman
Féminas è un Congresso di Gastronomia, Donna e

Féminas è un Congresso di Gastronomia, Donna e Ambiente Rurale organizzato da Vocento Gastronomía e promosso - dal Principato delle Asturie. Cristina Bowerman è stata tra le relatrici della seconda edizione e ha raccolto le sue riflessioni in questo articolo. Qui trovate invece, grazie al racconto di Giovanna Abrami, una cronaca della tre giorni

«Cristina ti presento Giovanni. Giovanni ti presento Cristina. Cristina produce riso biologico e Giovanni è un allevatore di galline». Negli Stati Uniti una delle prime cose che impari è come presentare le persone: creando un argomento di conversazione per dar loro la possibilità di esplorare una potenziale collaborazione.

É la base del networking. Questo e il lobbying, nella sua accezione piú positiva, sono concetti che ho imparato nei miei lunghi anni passati negli Stati Uniti e da sempre, probabilmente essendo la prima di tre figli, mi è sempre piaciuto creare gruppi oltre che farne parte. Credo nella collaborazione, non competizione, credo nel circondarmi di persone che hanno la stessa mia ambizione e credo che l’unione faccia la forza.

Nel mondo delle donne chef, ma credo possa essere esteso tranquillamente anche a quello maschile, la competizione sembra uno di quei retaggi culturali, rafforzati probabilmente anche dall’entertainment televisivo, di cui proprio non si riesce a farne a meno. Insomma la cat fight Selvaggia Lucarelli style, al pari dei gladiatori nel Colosseo, tira ancora tanto.

Ma la realtà è diversa, meno male aggiungerei! Nel mondo reale, la competizione è quella positiva, quella che ci vede unite e in competizione (positiva) allo stesso tempo, quella che ci stimola al confronto e ci pone umilmente l’una di fronte all’altra. Vi chiederete come mai creda in queste cose e la risposta è semplice: le vivo e le vedo tutti i giorni.

Seguo le chef che vale la pena seguire non solo per le ricette (perché una chef non è, in termini Botturiani, la somma delle proprie ricette, ma molto, molto di più); seguo i convegni e gli speech, gli IG e i loro FB per capirne l’essenza, per ispirarmi. Ed è proprio grazie alla referenza di Viviana Varese, chef che rispetto e considero anche un’amica e con la quale mi scambio referenze costantemente, mi sono ritrovata nel mezzo dell’Asturia in Spagna, per questo female power convention - FéminasCongresso di Gastronomia, Donna e Ambiente Rurale - con cheffes del calibro di Elena Arzak, Carme Ruscalleda, Manu Buffara, Fatma Binta, Najat Kanaacha e molte altre.

Nel mio intervento ho parlato di come anche la tradizione possa essere proposta in maniera green e moderna con un piatto vegetariano tradizionale che unisce la vignaiola, il carciofo alla giudia, completato da una Yuba di piselli di memoria Myrvaldiana. Questo tuttavia non è il focus di questo pezzo: ci saranno giornalisti che riporteranno il contenuto degli interventi.

Io vorrei solo riuscire a trasmettere quanto inebriante sia essere circondata da donne che hanno percorso, e andate ben oltre, la stessa professione che ho scelto io. Vedere e sentire la tranquillità, la sicurezza con cui Elena Arzak (la cui intervista mi fece decidere 20 anni fa di lasciare la mia carriera di grafica e intraprendere quella di cocinera) esprime la sua filosofia, il suo punto di vista su come affrontare il post pandemia, è magnetizzante.

Ammirare la semplicità con cui Carme Ruscalleda esprime concetti (che in bocca a politici diventerebbero incomprensibili) che potrebbero davvero aiutare ad appianare l’inequality che esiste nel nostro mondo, come in molti altri, non ha eguali. E la sensazione è quella di un balletto in cui ogni ballerina ha un ruolo fondamentale e questo é il primo passo per una lobbying che protegga l’intera categoria da discriminazioni evidenti (ognuno di noi ha ricevuto offerte al ribasso basandosi sulla presunta non comunicazione tra noi ma, watch out, non é piú cosí!).

Quello che ho notato e che ha davvero rinforzato il mio inner female power è come tutte le professioniste abbiano messo in evidenza i loro progetti, le loro conquiste e come abbiano cambiato il mondo intorno a loro con un lavoro costante e certosino. Quando sostengo che diventare un role model al femminile è fondamentale per l’evoluzione culturale delle generazioni future, lo credo talmente fermamente che anche quando ci si ritrova ad un certo punto della propria carriera come me, si é ancora assetate di donne da cui trarre forza e ispirazione. Sono loro che possono cambiare la percezione comune che porta a diseguaglianze nell’offerta, nei cachet, nelle opportunitá offerte alle donne. E spero vivamente un giorno di poter annoverare me “tra loro”


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