Se c'è una cosa che accomuna tutti portoghesi, oltre al sano senso di famiglia che li tiene uniti, certamente è la cultura del mare in ogni sua forma di espressione, dalla navigazione alla cucina. Potrebbe non essere un caso quindi se, in questa storia, parleremo di un ristorante che con garbo si posiziona qualche vicolo dietro la torre di São Vicente -- più conosciuta come Torre di Belem -- una fortezza simbolo delle scoperte di Vasco De Gama.
Le porte che varchiamo sono quelle del Canalha, letteralmente tradotto canaglia, uno spazio contenuto che raccoglie ed esprime la visione gastronomica dello chef João Rodrigues. Ché poi la canaglia sarebbe proprio lui, almeno così lo chiamava la nonna affettuosamente, dice lui: «ero piccolo e irrequieto, mia nonna mi chiamava così e a me piaceva. Oggi vorrei che questo posto trasmettesse quell'irriverenza, quella voglia di semplicità senza le sovrastrutture dei grandi».
Il locale è tutto in un ambiente unico, con una vetrina frigo all'ingresso che dichiara i prodotti utilizzati tra terra e mare e un lungo bancone che fa da pass scenico per i commensali più arditi. Qualche tavolo lungo la parete opposta e uno spazio in fondo con circa otto sedute. L'atmosfera è quella di un film messicano, dai colori chiari tendenti al verde e le pale che girano sul soffitto, le sedie di legno e un'elegante essenzialità nella mise.
I profumi sono buoni e non c'è niente di invadente al naso, nell'aria c'è il chiacchiericcio di una taverna popolare ben frequentata, con qualche sorriso e il suono delle forchette. Sembra uno di quei luoghi dove entri per caso, per poi scoprire di essere nel posto giusto, al momento giusto.
João cucina portoghese, ma con l'anima iberica. Gesti semplici, materie prime fresche e tecnica nel servire piatti che non hanno bisogno di spiegazioni. Se vuoi mangiare bene e basta sei seduto a un buon banco e questo ci basta, ma se vuoi scoprire il Portogallo c'è da sapere che sei anche in un grande progetto di valorizzazione territoriale.
João Rodrigues e sua moglie
Vania hanno negli ultimi anni ideato
Matéria, un piano di coesione gastronomica tra ristoratori, produttori e appassionati di settore, un disegno dai confini nazionali che unisce i puntini di un'etica legata al valore della terra.
Tra l'altro, nell'intenzione sana di farlo conoscere e toccare con mano organizzando ciclicamente un evento aperto a tutti che si chiama
Residência. Un viaggio alla ricerca di tradizioni da conservare e di mestieri da tutelare, una storia fatta di pescatori, ostriche, maiali e formaggi di capra che raccontano il Portogallo che resiste. Lo stesso paese che mangi da
Canalha dal chorizo al lomo doblato, dalle acciughe della Riserva naturale delle Berlengas ai calamari e gamberi di costa atlantica.
L'obiettivo di
João è portare a tavola un racconto appassionante che puoi vivere -- o che puoi solo mangiare senza pensiero. Il
Pesce spada con limone alla scapece e capperi, i
Calamari pescati a lenza con salsa al burro di capra e le
Sardine alla brace con pane tostato al peperone e cetriolo marinato, sono tre espressioni di naturale grammatica dei sapori, pensata e servita col sorriso.
«Dobbiamo difendere quello che abbiamo di più prezioso, ovvero la famiglia, che è molto più grande di quella che pensiamo. I nostri produttori sono la nostra famiglia, gente che come noi dedica la vita alle cose fatte bene, senza mai mancare di rispetto alle tradizioni che ci rendono portoghesi. Il Portogallo noi lo viviamo con loro» così, le parole di
Joao Rodrigues chiudono un pranzo appagante.
Scegliere i prodotti portoghesi migliori, renderli un parentado e metterli a tavola con tecnica, dando a chi siede una continua sensazione di leggerezza, diventa la traduzione universale di un'esperienza da fare e rifare. Persi tra i saliscendi collinari tracciati dai tram, lungo il fiume più lungo della Penisola Iberica che sfocia nell'Atlantico e nei vicoli di un tappeto di case colorate, che si affacciano a sé stesse tra taverne e azulejos, Lisbona rimane una delle destinazioni più desiderate del mondo.