«Armonia, senza eliminare le diversità. Anzi, cercando di valorizzare le singole caratteristiche». Francesca Moretti sorride. Perché Alma Assemblage non è solo il frutto di un lavoro meticoloso, sia in vigna che in cantina, ma è il simbolo del sogno iniziato dal padre Vittorio Moretti nel 1977 con Bellavista e che ora lei, in qualità di vicepresidente ed enologa, sta trasformando in realtà.
Al suo fianco, da quattro anni, c’è un maestro della Champagne, quel Richard Geoffroy che per tanti anni da chef de cave ha dato vita alle migliori creazioni di Dom Pérignon.
«Il nostro è un grande percorso di crescita – racconta Francesca Moretti durante un incontro avvenuto durante il congresso di Identità Milano – Lavorare con Richard Geoffroy è un’esperienza. Non impone la sua idea, ma è una persona con il quale si costruisce un percorso condiviso. Prima di tutto ci siamo messi in discussione, per alzare l’asticella. È questo il nostro lavoro quotidiano: si parte dall’osservazione. Ci troviamo in un momento di transizione per il vino, di cambiamento climatico. Per questo nasce l’esigenza di osservare gli elementi, per crescere e migliorare sempre».

Un momento della degustazione durante Identità Milano
Francesca Moretti sottolinea ancora il ruolo di
Geoffroy: «Lui è un maestro, non autoritario ma autorevole».
L’obiettivo era di lavorare su tutti i vini, continuando sul lavoro già svolto in precedenza, con la visione di Francesca Moretti che si basa su precisione ed enologia leggera, puntando quindi a interventi sempre meno invasivi nelle varie fasi della produzione.
«In campagna abbiamo fatto un importante lavoro su biodiversità, suolo, altezza delle chiome, e tutti gli aspetti agronomici, per avere una pianta naturalmente più resiliente, che ci porti a dare qualità in autonomia».
In cantina, invece, la presenza di Geoffroy ha portato a una maggiore attenzione proprio sugli assemblaggi, andando a lavorare sulle parcelle, con un lavoro certosino, con una cura quasi maniacale per i dettagli. Perché alla fine sono i dettagli che fanno la differenza.
Sempre rispettando un mantra:
“Our sense of place”. «La nostra identità – spiega
Francesca Moretti – che vuole mantenere l’identità e le peculiarità di ogni singola vigna». Andando in particolare alle radici, all’anima, di ogni singolo terreno. In particolare di 10 vigneti principali:
Sasso,
Valli,
Rocchetta,
Brede,
Cancello Moretti,
Favento,
Casotte,
Uccellanda,
Porte Alte e
Ceppate. Ognuna con un cuore diverso, ognuna con un’anima diversa.
Da qui nasce il progetto Alma Assemblage: riuscire a elevare alla massima potenza questo concetto, non puntando sulla singola vigna o sullo specifico millesimo, ma riuscendo a racchiudere l’anima delle migliori particelle di Bellavista. Il tutto sotto la supervisione del maestro Richard Geoffroy, a cui non sfugge nulla. «Ma dimenticate lo Champagne» afferma proprio il rinomato chef de cave, che vuole evitare inutili paragoni che non hanno senso di esistere. Anche se per Geoffroy non è stato comunque semplice integrarsi in un territorio che, per sua stessa ammissione, non conosceva e con il quale, giorno dopo giorno, ha imparato a “dialogare”. E poi ha continuato a stimolare il team di Bellavista per dare sempre il massimo, giorno dopo giorno, riuscendo a portare un grande entusiasmo in chi lavora al suo fianco.
«L’obiettivo era chiaro – ha spiegato ancora Francesca Moretti – bisognava andare verso l’anima del territorio, l’identità».

Alma Assemblage edizione 1
Alma Assemblage, quindi, come spiega
Francesca Moretti, punta a raggiungere «un’armonia, ma senza eliminare le diversità. Le singole particelle sono tenute separate in maniera quasi maniacale. Noi vogliamo raggiungere un’armonia con gli elementi che variano di anno in anno».
Alma Assemblage è giunto alla sua terza edizione, attualmente non ancora in commercio. Si tratta di un Franciacorta Docg realizzato tutti gli anni con Chardonnay all’86%, Pinot Nero al 13%, Pinot Bianco all’1%, che arrivano soprattutto dai 10 vigneti principali prima indicati, ma non solo, con un’età media delle piante superiore ai 27 anni: per ogni vendemmia vengono effettuate tra le 90 e le 97 selezioni per arrivare al miglior risultato possibile, con un affinamento sui lieviti per 30 mesi.
Alma Assemblage 1 nasce da una base dell’annata 2021, con vini di riserva 2014, 2019, 2020 di Chardonnay, con l’aggiunta di Pinot Nero 2019 e 2020. Un Franciacorta abbastanza ricco, intenso, avvolgente ma anche stimolante, dal sorso mai scontato. «Era il nostro primo lavoro di assemblaggio con Richard – racconta ancora Francesca Moretti – con vendemmie che non erano ancora state seguite insieme a lui (che è arrivato nel 2022, ndr)».
Alma Assemblage 2, invece, si rilancia su note abbastanza calde, ma che poi si traducono al sorso con una grande profondità. Il vino base proviene dalla vendemmia 2022, con vini di riserva pari al 23,9%, di cui 12,4% del 2021, 6% del 2020, 4,8 del 2019 e 0,7% del 2016. Il vino è in commercio da ottobre 2025.

L'intervento di Richard Geoffroy
Infine, in anteprima,
Alma Assemblage 3: di base l’annata è la 2023, con vini di riserva pari al 23,62%, di cui 17,55% del 2022, 1,68% del 2021, 0,61% del 2020 e 3,78% del 2019. Un vino che stupisce per la grande freschezza, per delle note anche agrumate, ma soprattutto per l’estrema eleganza, anche se – ovviamente – ha ancora bisogno di un po’ di tempo per trovare il giusto equilibrio. Ma il potenziale è davvero molto alto.
I tre vini assaggiati in sequenza hanno portato a valutare come ci sia un’evoluzione, un crescendo, di Alma Assemblage: il tutto si basa su una sempre più grande conoscenza del territorio e delle singole particelle, che anno dopo anno si esprimono in maniera differente.
«È un dialogo continuo – sottolinea Richard Geoffroy – Dove siamo arrivati con Alma Assemblage? Posso dire che è un progetto in continua evoluzione. Con un team in “competizione”, che vuole fare sempre meglio. E questo è molto stimolante».