Ci sono aziende che producono vino e altre che costruiscono eredità. Varvaglione 1921 sceglie la seconda strada e apre un nuovo capitolo della sua storia con due progetti destinati a dialogare tra loro. In primis ecco il debutto di Cà, primo metodo classico della cantina, dedicato alla piccola Carlotta, figlia di Marzia Varvaglione, ovvero la quinta generazione di un’ azienda che continua a guardare avanti con lungimiranza per arricchire la sua Puglia. La seconda novità nasce dall’acquisizione della storica tenuta Casino Nitti, a Marina di Lizzano: è un angolo fiabesco di 70 ettari affacciati sullo Ionio, un luogo destinato a diventare laboratorio di cultura vitivinicola, dove Puglia e Campania si incontrano attraverso i loro vitigni simbolo; qui Primitivo, Negroamaro e Susumaniello dialogano con Greco di Tufo, Aglianico e Fiano di Avellino, dando vita a un racconto che supera i confini regionali.

Casino Nitti, a Marina di Lizzano
Il cuore del progetto è il
Vigneto della Biodiversità, un campo sperimentale che ospita oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici, sviluppato in collaborazione con l'Università di Milano e quella del Salento. Ricerca scientifica e sostenibilità convergono per studiare l'adattamento dei vitigni ai cambiamenti climatici, sperimentare nuovi portainnesti e sviluppare pratiche agronomiche sempre più rigenerative.
L'innovazione, infatti, è già parte integrante dell'approccio Varvaglione: agricoltura di precisione, monitoraggio predittivo dei vigneti, droni multispettrali, fertirrigazione mirata, cover crops e recupero degli scarti di vinificazione per la rigenerazione biologica dei suoli definiscono un modello produttivo che riduce gli sprechi e valorizza il capitale naturale.

Il metodo classico Cà di Varvaglione
Poi, appunto, è arrivata
Cà, una bollicina metodo classico che è stata presentata con un evento che ha visto ai fornelli
Domingo Schingaro, cuoco pugliese che presta il suo talento al ristorante
Due Camini di
Borgo Egnazia, nel Salento. Per questa bollicina sono state utilizzate uve Fiano coltivate nel cru
Masseria Pizzariello, nel vigneto noto come
Campo Freddo. In effetti
Cà nasce in un terroir caratterizzato da forti escursioni termiche che preservano freschezza ed eleganza aromatica. La raccolta manuale all'alba, la pressatura soffice del solo mosto fiore, gli otto mesi sulle fecce fini e i venti mesi di affinamento sui lieviti restituiscono uno spumante che interpreta il metodo classico con precisione, profondità e identità mediterranea.
I Varvaglione sono un esempio virtuoso di come saper fare sistema: Marzia guida il business development, Angelo segue agronomia e sostenibilità, Francesca cresce come enologa affiancando il padre e la mamma veglia e coordina con maestria e acume. Con Cà e Casino Nitti, Varvaglione 1921 conferma una visione imprenditoriale in cui memoria e innovazione procedono insieme. Perché il futuro del vino non si costruisce inseguendo il tempo, ma imparando ad abitarlo.