14-06-2026

Low alcol e no alcol, nuova frontiera del vino. Ancora da interpretare

Racconto di uno stimolante dibattito sul palco di Identità Milano, per capire se questi siano prodotti legati a una moda o se abbiano invece un futuro. Ma prima di tutto rappresentano un cambiamento culturale...

Sul palco di Identità Milano Federico Veronesi, E

Sul palco di Identità Milano Federico Veronesi, Eleonora Spadotto, Giovanni Rastrelli, Francesca Argentero e Stefano Ricagno. Moderava l'incontro Cinzia Benzi (foto Brambilla/Serrani)

Per una volta partiamo dalla conclusione: alla domanda “Low-Alcol e NO-Alcol: solo una tendenza o il futuro?”, tema dell’incontro guidato da Cinzia Benzi sul Main Stage di Identità Milano 2026, al momento non esiste una risposta univoca.

Ma il solo fatto di riuscire a discuterne, a confrontarsi e – comunque – a guardare al futuro del mondo beverage, è un fattore positivo, per evitare di “fossilizzarsi” o di proseguire sulla propria strada con il paraocchi, senza accorgersi magari che il mondo sta prendendo un’altra direzione.

Il dibattito ha coinvolto vari protagonisti, interessati al discorso sui low e no alcol a vario titolo Eleonora Spadotto di Lea Winery, Federico Veronesi di Signorvino, Francesca Argentero, Giovanni Rastrelli e Luca Argentero (l’attore non ha potuto intervenire ma ha mandato un suo contributo video) di Sodamore, Marzia Varvaglione, Presidente CEEV (Comité Européen des Entreprises Vins), che ha mandato un suo contributo video, e Stefano Ricagno, presidente Consorzio dell’Asti Docg.

Proprio Ricagno ha rotto il ghiaccio, confermando come gli Spumanti dell’Asti Docg rispecchino già naturalmente una richiesta di prodotti a basso contenuto di alcol. «Siamo il Consorzio low alcol per eccellenza. È una Denominazione con 90 anni, rappresentiamo la storia dello spumante d’Italia, grazie a Carlo Gancia. Già all’epoca non aveva fatto altro che seguire le caratteristiche dell’uva, il Moscato, creando un vino tra i 5 e i 7 gradi, ma con maggiore presenza di zucchero».

Marzia Varvaglione, responsabile dell’azienda di famiglia, è intervenuta con un video a nome del Comité Européen des Entreprises Vins. «È un tema molto discusso anche a livello politico. Abbiamo fatto passo avanti per garantire sicurezza al lavoratore. I low alcol e i no alcol non sono un nuovo trend, ma una differente categoria di prodotto, forse solo una nicchia».

Non esiste, però solo il vino. Come dimostra il progetto Sodamore. «Un progetto che racconta di come stiano cambiando le persone e le abitudini – ha spiegato Luca Argentero durante il suo contributo video – Non serve sempre un bicchiere di alcol per condividere un momento importante della vita. Noi abbiamo avviato un percorso diverso con energia ed entusiasmo».

Il videomessaggio di Luca Argentero trasmesso durante l'incontro

Il videomessaggio di Luca Argentero trasmesso durante l'incontro

La sorella Francesca ha raccontato la genesi del progetto. «C’era un vuoto che abbiamo cercato di colmare. Se qualcuno avesse avuto voglia di bere qualcosa di buono e fresco, non alcolico, le possibilità erano limitate. E anche queste persone venivano un po’ etichettate, considerate quasi un po’ più noiose. La prima intuizione è stato individuare il vuoto e colmarlo con un prodotto che fosse anche un messaggio, che parlasse ai più giovani. Come? Puoi essere figo e cool anche se non bevi alcol. “Esagera, ad ubriacarti ci pensa la vita”. Da qui nasce anche la parola Sodamore, perché tutto gira attorno all’amore, che non è mai esagerato».

Giovanni Rastrelli ha quindi completato: «Sui prodotti no alcol c’era domanda e non l’offerta. Dobbiamo pensare che un giovane su quattro non beve alcolici. Un altro aspetto che abbiamo considerato è anche quello del cercare di non utilizzare zuccheri raffinati: usiamo succo d’uva e sciroppo di dattero».

Più scettico è parso Federico Veronesi, titolare di Signorvino e di Oniwines, realtà nata nel 2012 e giunta ora a 44 punti vendita. «Il vino dealcolato non ha senso – esordisce senza mezzi termini –perché per sua natura il vino ha alcol. Come produttore ci ho pensato, ma non mi piaceva. E mi sembrava non naturale. Se devo usare dei macchinari, piuttosto bevo delle bevande già senza alcol. Come rivenditore, invece, in Italia al momento non c’è grande richiesta, per questo a Signorvino non abbiamo vino No Alcol. Abbiamo però richiesta di altre bevande, come Sodamore o birre dealcolate».

Eleonora Spadotto è invece l’altra faccia della medaglia, quella di chi ha sposato proprio il mondo dei vini No Alcol. «Lavoravo in finanza. È stata un’esperienza formativa, ma mi mancava il contatto con le persone e con il prodotto. Il progetto LEA Winery ha così preso forma, mi sono unita alla mia famiglia. Il mondo del vino mi entusiasma e ancora di più quello low alcol».

Ma quindi cosa rappresentano i low e i no alcol? Tendenza? Futuro? Una nicchia? Una moda? Nella discussione finale la risposta definitiva non è arrivata, ma saranno poi i consumatori a dirci dove va questo mondo. Di certo è una realtà con la quale confrontarsi. Ed è anche un cambiamento culturale. E ben vengano tutte queste realtà.


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Raffaele Foglia

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Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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