Maturano col tempo certi talenti in cucina, e non di certo senza rimboccarsi le maniche, ma - per esempio - viaggiando da un capo all’altro del mondo, dando profondità a ciascuna esperienza, affinché rispetto alla stessa si coltivi un pensiero nitido, assorbendo tecniche, incamerando sapori che gradualmente divengono opportunità, e ancor di più, identità.
Un concetto che ricalca l’iter intrapreso senza sbavature dallo chef Giulio Zoli.
Classe 1990, nato a Roma, prima di apporre la sua firma all’intera proposta gastronomica del Nomos Hotel, nuova apertura romana nel panorama dell’hotellerie capitolina, Zoli ne ha fatta di strada, spingendosi decisamente oltre confine, e non parliamo solo di quelli territoriali.
Inizia giocando in casa, ma sconfina in Europa tra Regno Unito, Francia e Spagna, per poi inoltrarsi fino in Asia e in Sud America, dove lo accolgono le brigate di chef di fama internazionale quali Alex Atala, Alexandre Gauthier, Yannick Alléno, Shinichi Sato e Seiji Yamamoto.
Quindi, è tempo di Italia...e che Italia: è il 2017 e Giulio Zoli entra nelle cucine de Il Pagliaccio, casa dello chef Anthony Genovese. Sei anni, gli ultimi due dei quali in veste di sous-chef, diventano un’occasione per consolidare la tecnica, tenere le redini di una cucina e, ancora, allenare la propria sensibilità gastronomica, sviluppando una profondità gustativa sorprendente.
Fino all’opportunità di intraprendere una propria strada e di farlo in veste di executive chef, al timone di una delle realtà più interessanti inaugurate nel corso dell’ultimo anno a Roma. È il Nomos Hotel: materia - legno, lino grezzo, velluti -, una luce naturale tenue e pervadente. Un senso di primordialità, per accelerare l’accesso alle emozioni. Le stesse che la cucina si prospetta di trasmettere mediante due scenari, anime complementari: il Nomos Ante, ristorante fine dining che rappresenta l’espressione più matura, tecnica e identitaria di Zoli e il Nomos Bar, uno spazio contemporaneo dedicato al bere e a una cucina essenziale e trasversale, fino al progetto colazioni Good Morning Nomos, che unisce artigianalità italiana e respiro internazionale.
Alla tavola del Nomos Ante non aspettiamoci una linearità restrittiva, ma una maniera vivida, intensa, potente di veicolare il gusto, sviscerando maniacalmente l’ingrediente per rivelarne la sua essenza più recondita, tratti scomodi inattesi, eppure così ben contestualizzati, sorretti dall’insieme. Mescola Zoli: il viaggio, le influenze globali, la precisione nell’uso delle salse, il vegetale, e poi le acidità, punti di piccantezza che arrivano al momento opportuno, e una romanità interpretata più come movimento, che come tradizione immobile. Il tutto attraversato da un’intelligenza emotiva che matura per mezzo di quell’attrazione smodata verso tutto ciò che arte. La stessa che, in una maniera tutta sua, traduce abilmente in gusto.