Il rilancio di Cesarini Sforza: punta in alto sulle ali dell'Aquila Reale

La conferma del direttore generale di Cavit, Enrico Zanoni: «È iniziata una nuova fase per qualità, comunicazione e distribuzione»

11-05-2022
a cura di Raffaele Foglia
I vigneti di Cesarini Sforza: l'obiettivo è i

I vigneti di Cesarini Sforza: l'obiettivo è innalzare ancora di più la qualità e l'identità

L’Aquila Reale di Cesarini Sforza punta ad arrivare sempre più in alto. Questa immagine viene “disegnata” direttamente dal vino più prestigioso dell’azienda di spumanti trentini, e ha un significato profondo. La spiegazione arriva dal direttore generale di Cavit, Enrico Zanoni: «Da fine 2019 l’azienda è entrata nell’orbita Cavit, ma rimane un’azienda a sé stante. Certo, ci sono sinergie da un punto di vista economico. Tanto che è stato deciso un investimento da un milione di euro per la parte tecnica».

Ma non finisce qui. «È iniziata la nostra fase di rilancio, sia per quanto riguarda la qualità del prodotto, sia per la comunicazione e per la distribuzione». Gli obiettivi sono ambiziosi, grazie anche alle idee dell’enologo Andrea Buccella, entrato in azienda da un qualche anno.

Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit

Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit

Si parte comunque dai vigneti, sulla “rive gauche” della valle di Cembra, a un’altitudine tra i 300 e i 600 metri, con un clima caratterizzato da importanti escursioni termiche. Da qui parte una produzione che al momento si attesta attorno al milione e 200mila bottiglie annue, ma che vuole salire, «ma senza perdere il livello qualitativo» come precisa Zanoni, a 1,5 milioni. Sempre e solo di bollicine TrentoDoc.

Si parte con la Linea Le Premier, che è destinata alla grande distribuzione. Il Brut viene realizzato con Chardonnay che affina in acciaio per 18 mesi, con un residuo di 6 grammi litro di zucchero: nella sua linearità, è una bollicina molto piacevole, che punta tutto sulla facilità di beva. Un’idea che lo accomuna al Rosé, dove concorre un 15% di Pinot Nero: un vino molto profumato ma anche abbastanza fine, con un sorso piacevole.

La cantina di produzione

La cantina di produzione

Salendo di categoria, si arriva al 1673 Noir Nature 2015, espressione in purezza del Pinot Nero, con fermentazione in acciaio e poi un affinamento di 48 mesi sui lieviti: un vino che riesce a conciliare la potenza e l’eleganza. Nel 1673 Rosé annata 2014 il Pinot Nero fa una leggera macerazione, per poi fermentare in acciaio e affinare per 60 mesi in bottiglia. Un vino dal bouquet ampio e il sorso non è stancante.

Molto interessante è la Riserva 2013: i vigneti sono sempre in Val di Cembra, tra i 400 e i 500 metri di altitudine, ma in questo caso prima del tirage circa il 10-15% del vino viene lasciato riposare in barriques. Dopo una parziale malolattica, lo spumante viene messo in bottiglia e lasciato sui lieviti per 70 mesi.

I vini in degustazione

I vini in degustazione

«Siamo in una valle particolare – spiega l’enologo Andrea Buccella – che risente dell’Ora del Garda e per questo è molto arieggiata. Le rese arrivano a circa 100 quintali per ettaro e utilizziamo, per tutta la linea 1673, un torchio tradizionale verticale per avere una pressatura molto delicata».

E quindi si arriva all’Aquila Reale, annata 2011, il prodotto di punta della Cesarini Sforza. Lo Chardonnay (in questo caso in purezza) arriva dal Maso Sette Fontane, con la vigna che cresce sulla dolomia, con un’esposizione a sud-sudovest. Importante è la maturazione dell’uva: in questo caso si ha una maturazione ritardata attorno al 10 ottobre. Infine si hanno affinamenti lunghi sulle fecce, in parte anche in legno, almeno fino a luglio, e il vino effettua per oltre la metà della massa la fermentazione malolattica. Quindi il tirage e la permanenza sui lieviti di 100 mesi: infine un piccolo periodo di bottiglia prima della commercializzazione.

Aquila Reale Riserva 2011: è la bollicina più importante di Cesarini Sforza

Aquila Reale Riserva 2011: è la bollicina più importante di Cesarini Sforza

Il vino è il trionfo della complessità: al naso si hanno i classici sentori di lievito, ma anche un frutto fresco, con toni leggermente agrumati, e poi note di erbe aromatiche, di alloro, di timo, e una punta di balsamicità. In bocca, invece, non è affatto grasso e impegnativo: il sorso è lungo e profondo, ma l’acidità è l’arma vincente per la bevibilità.

Il nuovo corso di Cesarini Sforza è partito. Bisognerà ora capire se l’Aquila Reale (e tutti gli altri vini) nell’ambito di questo rilancio annunciato dell’azienda siano destinati a un lungo “volo” nell’eccellenza delle bollicine italiane. Le premesse sono sicuramente molto incoraggianti.


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