Whisky e dintorni: assaggi e riflessioni dal Milano Whisky Festival

In questa edizione si sono intrecciate tradizione e innovazione più che mai. Un festival unico che ci trasporta in tutto il mondo, dall’Asia, con il Giappone in pole position all’America, riconducendoci poi in Europa

20-12-2022
a cura di Marilena Lualdi
A Palazzo delle Stelline si sono intrecciati sguar

A Palazzo delle Stelline si sono intrecciati sguardo al passato e capacità di osare

Tornato a Milano, ancor più nel cuore di Milano: il Milano Whisky Festival ha vissuto tre giorni speciali nella nuova location del Palazzo delle Stelline, dove il fiume di appassionati – in gran parte giovani – poteva scorrere meglio tra le 4mila etichette presenti. Ma anche le aziende hanno potuto contare su un’esposizione di più ampio respiro. Oltre ai corridoi, anche stanze dove diverse distillerie hanno creato location accattivanti: un esempio è il Talisker che ha messo in vetrina il suo orgoglioso motto scolpito nella tradizione “Made by the Sea” con sottofondo del mare e degustazioni con cibo mirate. Così come al primo piano si è esplorato questo mondo in perenne evoluzione attraverso la formula masterclass.

In questa edizione si sono intrecciate tradizione e innovazione più che mai. E interessante è notare come la seconda a volte si sia innestata proprio nei luoghi originari del whisky, a conferma della capacità e volontà di sperimentare pur senza tradire l’identità. Un esempio la masterclass dedicata a una distilleria giovanissima, aperta nel 2019 in Scozia. Segno particolare, però, Edimburgo e infatti Holyrood ha attinto apertamente all’arte birraia che caratterizza quest’area. Ciò avviene con i New Make, il whisky distillato e non ancora messo in botte a invecchiare, diverse sfumature sensoriali che approdano anche al cioccolato, gradazione superiore ai 60 gradi. Grande attenzione alla ricerca, recuperando percezioni e aromi, un incontro di «arte e scienza», quello che ha presentato Nick Ravenhall, il fondatore neozelandese, con un’esplorazione ardita e gioiosa comunicata però tramite etichette quasi geometriche, essenziali dove vengono rivelati i tipi di malto o di lieviti, le ore di fermentazione e ogni altro dettaglio. Ma poi spazio ai blended whisky con Woven – “intrecciato”, letteralmente - e qui si ribadisce la natura di questa distilleria fatta appunto di intrecci: «Siamo il reinserimento di antiche tecniche e la creazione di nuove, una miriade di influenze, luoghi, aromi». Si può degustare un Experience Nr. 7 dall’«esperienza» fresca che gioca con il Chardonnay o un Nr. 8 che viene definito esplorativo e avvolge nel carattere della torba.

Torniamo però tra i corridoi del Palazzo, dove la voglia di viaggiare tra passato e futuro prosegue nettamente. Qui, ad esempio, il marketing and Pr director di Rinaldi 1957, Gabriele Rondani, ci conduce tra le fedelissime scozzesi anche a una new entry di Arran, la distilleria Lagg. Al via la produzione tre anni fa, ora è stata presentata la collezione inaugurale di Single Malt Whisky, caratterizzata da una particolare varietà di orzo – concerto – e da acqua pura della sorgente, invecchiamento in botti di primo utilizzo ex Bourbon per almeno tre anni, personalità garantita anche dall’impronta del fumo. Quest’ultimo super protagonista anche, spostandosi in Irlanda, nel nuovo Blackpitts Big Smoke 2012  della Teeling.  Due volte distillato, invecchiamento sempre in botti ex Bourbon, un’edizione speciale che fa “esordire” la nuova sede distaccata della storica distilleria.

E se il festival ci trasporta in tutto il mondo, dall’Asia con il Giappone in pole position all’America, riconducendoci poi in Europa, ci porta anche a casa di famiglie che in casa non hanno facilmente giocato. Come per Rozelieures, i Grallet, che da sei generazioni coltivano cereali salvo poi essere passati al whisky nell’”insolita” Francia: tanto che se fieramente rivendicano di produrre il 100% di materia prima, oltre che controllare in modo ugualmente globale il processo, devono fare un’eccezione per la torba, “intoccabile” in questo Paese.

Tradizione e capacità di osare sono dunque fili solidi in questo festival, lo narra anche la storia di  Glenmorangie come quella di Whistlepig, con Nicolò Grigis, Elena Airaghi e Alice Varini di Moët Hennessy Italia. Concludiamo proprio nell’ultima distilleria menzionata, sul fronte del Rye Whiskey, ovvero di segale. Nel Vermont dei giovani – sul solco tracciato dal compianto Dave Pickerell - vogliono sperimentare, partendo da quello che ritengono perfetto per la miscelazione e arrivando al deciso whiskey, invecchiato 15 anni: gli ultimi dodici mesi in botti di quercia dell’area.

 


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