Château-Figeac, l'eccellenza di Bordeaux passa anche dall'innovazione

I segreti svelati dalla proprietaria: radici ben piantate nella tradizione, riconoscibilità, e una cantina nuova per lavorare al meglio. Senza sedersi sugli allori

01-09-2022
a cura di Raffaele Foglia
Madame Blandine de Brier Manoncourt titolare di 

Madame Blandine de Brier Manoncourt titolare di Château-Figeac

«Château-Figeac è la dimostrazione che Bordeaux cresce, investe, si rinnova e innova». Sono le parole di Gabriele Gorelli, primo Master of Wine d’Italia, a introdurre la rinomata e splendida realtà di Château-Figeac, rinomata cantina di Bordeaux.

Ma soprattutto è madame Blandine de Brier Manoncourt ha raccontare la sua realtà: «Voglio parlare soprattutto di questo territorio così vivo e straordinario». E se qualcuno pensasse che Bordeaux viva “sugli allori”, la proprietaria della cantina precisa subito: «La nostra volontà è quella di puntare sempre di più sulla qualità, sui Premier Gran Cru Classé di Saint-Émilion, anche con investimenti importanti».

La nuova cantina: la prima vinificazione è stata nel 2021

La nuova cantina: la prima vinificazione è stata nel 2021

Château-Figeac conta su 54 ettari di proprietà, 41 dei quali vitati. «Abbiamo una grande biodiversità – prosegue Blandine de Brier Manoncourt – e noi cerchiamo di mantenerla e di favorirla. Questo per favorire il carattere distintivo e identitario dei nostri terroir».

I vigneti si estendono su tre colline, con terreni caratterizzati da pietre, quarzo, sabbia e poi, a una profondità che varia tra i 2 e i 7 metri, argille blu. «Questo comporta che i primi anni delle piante siano più difficili, ma successivamente abbiamo grandi risultati».

Oltretutto c’è un mosaico di parcelle, che riescono a dare «un mix varietale importantissimo, soprattutto valutando stagione per stagione». Questo per arrivare a un vino di grande equilibrio, con Merlot per il 30%, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon in parti uguali al 35%. Ma senza mai fermarsi.

Il mosaico di terroirs costituisce la grande forza di Château-Figeac

Il mosaico di terroirs costituisce la grande forza di Château-Figeac

«Da un punto di vista scientifico – insiste Blandine de Brier Manoncourt – abbiamo continuato a provare, a sperimentare, per migliorare. Abbiamo sempre avuto questo spirito, che va nella direzione di conoscere sempre meglio quello che facciamo. Da qui la decisione di costruire la nuova cantina, che ha ospitato la sua prima vinificazione nel 2021». Servivano maggiori spazi, soprattutto per ospitare quel “mosaico” nelle singole vinificazioni, traducendo la parcellizzazione dei terreni anche in cantina. Serviva soprattutto lavorare sui legni, effettuando la degustazione di tutte le barriques di tutti gli anni, per comprendere anche solo le sbavature della tonnellerie.

«L’etichetta invece è storica – racconta madame Blandine de Brier Manoncourt –  voluta dal fratello di mia mamma nel 1906».

Blandine de Brier Manoncourt durante la sua visita in Italia

Blandine de Brier Manoncourt durante la sua visita in Italia

Il miglior racconto possibile di Château-Figeac arriva proprio dai vini, i Premier Gran Cru Classé di Saint-Émilion, grazie anche a una piccola verticale che si è tenuta durante Bordeaux en Primeur (qui il nostro resoconto), partita dall’annata 2009. «Spesso i Bordeaux di questo millesimo sono molto potenti – ha raccontato Gabriele Gorelli – In questo caso contano molto i terreni, per questo abbiamo un vino con grande vitalità, nonostante l’annata calda». Forse è questo il vino più rappresentativo, proprio perché stupisce la grande eleganza e balsamicità in una vendemmia dove ci si aspettava potenza e struttura.

«La 2019, invece, incarna i valori di finezza di Château-Figeac. Purezza, aspetto floreale, un colore maggiore, poi apertura al naso, gestione del tannino: sono tutte caratteristiche di questo vino» evidenzia ancora il Master of Wine italiano. Un’analisi difficile da contraddire: il 2019 è un vino che dimostra quale sia la grandezza di Bordeaux.

Premier Gran Cru Classé di Saint-Émilion 2009

Premier Gran Cru Classé di Saint-Émilion 2009

L’annata 2021 è stata invece molto difficile, con volumi di produzione vicini ai minimi storici per tutta la zona.

«Ci sono state le gelate primaverili – riprende Gorelli – Ma a Château-Figeac l’idea è quella del rischio zero: per questo sono state utilizzate le bougies, le candele. Successivamente c’è stato un proseguimento di stagione più mite e umido, dove ci sono state accuratezza e regolarità negli interventi per evitare le malattie. Infine è arrivato il caldo e la siccità».

I Premier Gran Cru Classé di Saint-Émilion protagonisti della degustazione

Premier Gran Cru Classé di Saint-Émilion protagonisti della degustazione

E sulla vendemmia 2021 c’è anche un aneddoto di madame Blandine de Brier Manoncourt: «Tra il 2 e il 3 ottobre le previsioni davano forte pioggia, 80 millimetri in una volta. Ma i Cabernet non erano abbastanza maturi, mentre questo maltempo poteva rovinare tutto. Abbiamo aspettato. Il 6 ottobre abbiamo vendemmiato 29 dei 41 ettari. La pioggia non è mari arrivata». Le peripezie di una stagione così complicata hanno comunque regalato un millesimo sorprendente: il fil rouge con gli altri è netto, preciso, strutturato ed equilibrato, ma sarà il tempo a farci capire a quale livello possa effettivamente arrivare questo grande vino.

«Per noi è importantissima la riconoscibilità – conclude Blandine de Brier ManoncourtChâteau-Figeac è da 130 anni della nostra famiglia e vogliamo continuare su questa strada». Guardando al futuro.


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