Bordeaux en Primeur, la difficile annata 2021 e il significato della parola prestigio

Panorama sui grandi vini francesi grazie alla manifestazione organizzata a Verona da Crus & Domaines de France

26-05-2022
a cura di Raffaele Foglia
Bordeaux en Primeur si è svolto a Verona, organiz

Bordeaux en Primeur si è svolto a Verona, organizzato da Crus & Domaines de France

Chi ha avuto la fortuna di partecipare alla seconda edizione italiana di Bordeaux en primeur, che si è svolta a Villa Ca’ Vendri a Verona, ha potuto constatare di persona il valore della parola prestigio.

Sì, perché durante l’evento organizzato grazie al marchio Crus & Domaines de France di Famille Helfrich è stato possibile assaggiare circa 100 etichette differenti di una delle zone vitivinicole più prestigiose al mondo, quella di Bordeaux.

I vini in degustazione hanno dato una panoramica complessiva delle varie appelations

I vini in degustazione hanno dato una panoramica complessiva delle varie appelations

Direttamente dalle botti di affinamento, sono arrivati in Italia i campioni dell’annata 2021, sicuramente ancora “acerbi”, ma che ci fanno capire il significato del termine prestigio. Il prestigio si guadagna nel tempo: non basta un’annata particolarmente favorevole o vini straordinari che diventano dei capisaldi dell’enologia, per portare fama e reputazione a tutta la zona. In sostanza, bisogna essere come una grande orchestra.

Certo, c’è il primo violino, i grandi solisti, ma ogni singolo elemento è fondamentale, con le proprie caratteristiche differenti. Ed è altresì fondamentale che nessuno stoni, perché questo andrebbe a inficiare “l’esibizione” complessiva. Unendo un altro elemento fondamentale: la costanza.

È stata degustata in anteprima l'annata 2021

È stata degustata in anteprima l'annata 2021

Insomma, la zona di Bordeaux assomiglia a una preziosa orchestra vitivinicola, dove ogni singola appelation e ogni château contribuisce a creare quel prestigio di cui si parlava prima.

La dimostrazione arriva proprio dall’annata 2021, che si è dimostrata un difficile banco di prova per qualsiasi vigneron della zona. Dapprima ci sono state le tremende gelate primaverili, con 5 o 6 giorni davvero terribili che hanno rischiato di compromettere completamente qualsiasi tipo di produzione. Poi c’è stato un proseguimento di stagione piuttosto umido e mite, con necessità di andare a fare trattamenti puntuali in vigna per evitare il proliferare di malattie, e infine c’è stata un’estate calda e siccitosa che ha nuovamente cambiato le carte in tavola.

Circa cento le etichette in degustazione

Circa cento le etichette in degustazione

Durante Bordeaux en primeur si è potuto capire come tutti si siano impegnati per affrontare e superare queste difficoltà, cercando di non snaturare le caratteristiche delle singole appellation

Una grande prova era riuscire a non appesantire soprattutto il Merlot: gli châteaux della zona di Margaux, per esempio, sono comunque riusciti a trovare un buon bilanciamento, con tannini al momento piuttosto ruvidi ma che sono un precursore per un futuro sicuramente molto lungo di questi vini. Château Dauzac e Château Du Tertre sono i due vini che ci hanno maggiormente impressionato.

Château Du Tertre e Château Dauzac, vini di grande qualità dell'appellation Margaux

Château Du Tertre e Château Dauzac, vini di grande qualità dell'appellation Margaux

I vini provenienti da Saint Estèphe ci hanno invece impressionato per il riuscito connubio di struttura ed eleganza, in buona parte determinata da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Il ragionamento comune a tutti i 2021 è legato comunque a un “difetto di gioventù”: sono vini da leggere in prospettiva, cercare da subito un equilibrio perfetto sarebbe un errore. Tra tutti, Château Phélan Ségur è stato l’assaggio che ci ha conquistato.

Il Grand Cru Saint-Emilion è forse quello che ha maggiormente brillato per freschezza, dove tante bottiglie hanno dato ottime sensazione: citiamo Château Beau-Séjour Bécot (probabilmente il migliore degustato, per quanto riguarda l’annata 2021), Clos Fourtet, Château Fleur Cardinale e Château Mangot.

Come detto, comunque, seguendo le proprie caratteristiche di terroir, ogni denominazione non ha sfigurato, anche se la componente tannica, legata all’andamento stagionale, era sempre abbastanza netta e ben presente. Solo il tempo ci dirà se le promesse di questi grandi vini verranno mantenute.

Tannini, ovviamente, non presente nella sezione dedicata ai vini bianchi, dove ci piace citare nella vocata appellation di Pessac Leognan Château Carbonnieux, Château Latour-Martillac, e Château Malartic Lagravière, mentre per l’appellation Graves Clos Floridene e infine, per Barsac, Château Doisy Daëne.

Una giornata di approfondimento, quella di Verona, che è stata possibile grazie alla Famille Helfrich, realtà fondata e condotta dal vigneron Joseph Helfrich, si dedica ai vini di Bordeaux dove possiede più di 701 ettari e – con il marchio Crus et Domaines de France fondato nel 2007 -  è anche uno degli autorevoli négociants che presidiano la Place di Bordeaux con la vendita en primeur