Undici bottiglie per il Natale: i consigli dei nostri esperti sui vini da regalare (e regalarvi) per le feste

Chicche da mettere sotto l'albero, assaggiate e suggerite dal team di Identità di Vino. Garantiscono Cinzia Benzi, Amelia De Francesco, Raffaele Foglia, Adele Granieri, Marilena Lualdi, Salvo Ognibene, Fosca Tortorelli, Maurizio Trezzi, Davide Visiello

06-12-2021
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I "consigli per gli acquisti" vinosi per il Natale, da parte dei nostri esperti. In alto: Cinzia Benzi, Raffaele Foglia, Amelia De Francesco, Fosca Tortorelli e Salvo Ognibene. Sotto: Davide Visiello, Marilena Lualdi, Maurizio Trezzi e Adele Granieri

Natale si avvicina e non vogliamo farci trovare impreparati. È ancora un Natale che non ci lascia liberi dai pensieri, il Covid purtroppo non è alle spalle, come si sperava lo scorso anno. Proprio per questo noi di Identità di Vino abbiamo pensato di trovare dei compagni di viaggio migliori: vini (e non solo) da portare sulle nostre tavole, in buona compagnia, nei giorni di festa, quando il calore degli amici e dei parenti aiuta a superare ogni momento triste. E allora Cinzia Benzi, Amelia De Francesco, Adele Granieri, Marilena Lualdi, Fosca Tortorelli, Salvo Ognibene, Maurizio Trezzi, Davide Visiello e il sottoscritto vi diamo qualche consiglio: prima qualche vino da regalare, o anche regalarsi, da mettere sotto l’albero, e poi, prossimamente (con un'anticipazione domani sulla newsletter Identità di Vino, per iscrivervi e ricerverla gratuitamente basta cliccare qui), le buone bottiglie da abbinare con i piatti della tradizione, e non solo. È anche il nostro modo, sempre con il sorriso, di augurarvi buone feste con qualche giorno d’anticipo, per dare la possibilità di andare a trovare queste bottiglie nelle enoteche oppure online. E condividere idealmente con noi i momenti di serenità.
Raffaele Foglia

 

 

Cascina Castlet, una Barbera e 50 vendemmie
Una bottiglia di Barbera d’Asti Superiore 2017 in edizione limitata che celebra le 50 vendemmie di Mariuccia Borio anima pulsante di Cascina Castlet a Costigliole d’Asti. Ventimila bottiglie che esprimono il sogno di Mariuccia, celebre donna del vino del suo Piemonte fatto di tre C: Castlet, Costigliole e, per noi di Identità, Celebrità enoica da festeggiare anche per questi giorni di festa che ci attendono. «Questa Barbera nasce dalla vigna che portò in dote mia zia Litina, eccone il nome che incarna la concretezza di un prodotto che per noi a Castlet è il vino del cuore». Mariuccia nel 1970 eredita dal padre cinque ettari circa e chiosa: «In verità mio nonno aveva 4 figli maschi, tra cui mio papà. Il meccanismo ereditario escludeva le donne perché la terra la portavano solo in dote. Io, figlia unica, ero esclusa. A soli 23 anni la mia visione della Barbera era di nobilitare un vino venduto solo sfuso mettendolo in bottiglia e curando moltissimo il packaging». Reimpianta vigneti, costruisce una cantina professionale con enologi e agronomi vocati a produrre i migliori vini del Piemonte e ottiene tutto ciò, vendemmia dopo vendemmia. «Questo Barbera esprime il mio territorio, Litina matura in botti di rovere per otto mesi e poi riposa in bottiglia per oltre un anno». Imperdibile per le tavole delle feste.
Cinzia Benzi

 

San Leonardo 2016, è una questione di stile
Qualsiasi appassionato di vino italiano, se trovasse sotto l’albero una bottiglia di San Leonardo, sarebbe felice. Anzi, entusiasta. Perché si tratta di uno dei vini più eleganti e raffinati d’Italia, un bordolese che però racconta il Trentino. Ed è anche una meravigliosa storia di caparbietà, legata al marchese Carlo Guerrieri Gonzaga che nel 1984 iniziò a realizzare questo vino, che ora fa parte dell’élite della produzione italiana, affidandosi all’enologo Giacomo Tachis e successivamente, dal 2000 in poi, a Carlo Ferrini. La particolarità di San Leonardo è quella di essere un piccolo paradiso terrestre di 300 ettari, una trentina dei quali vitati e i rimanenti soprattutto di boschi, nella Valle dell’Adige, in Trentino, al confine con il Veneto tra le pendici del Monte Baldo e i Monti Lessini, con un’enorme biodiversità. I vitigni sono il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Carmenère, quest’ultimo piantato a metà del 1800 pensando che fosse Cabernet, ma solo negli ultimi anni si è scoperto che si trattava di questa particolare varietà. Si tratta di un vino, il San Leonardo, che ama soprattutto i lunghi affinamenti in bottiglia. Un vino nato per essere longevo, ma che ha la grande capacità di essere ottimo già nel momento della commercializzazione. In questo momento è in vendita l’annata 2016. Racconta il marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga: «A partire dall’annata 2016 abbiamo deciso di far affinare il nostro San Leonardo in bottiglia più a lungo, per ottenere un vino con ancora più armonia. L’annata si presenta con la sua inconfondibile eleganza, dovuta anche al grado alcolico contenuto compreso tra i 12,5 e 13%vol. e grande stoffa per durare negli anni a venire». Un’attesa che ne è valsa decisamente la pena.
RF

 

I vini di Biondi-Santi in anteprima: il Rosso di Montalcino 2018, il Brunello di Montalcino 2016, il Brunello Riserva 2015 e la Riserva Storica 1985

I vini di Biondi-Santi in anteprima: il Rosso di Montalcino 2018, il Brunello di Montalcino 2016, il Brunello Riserva 2015 e la Riserva Storica 1985

Brunello Biondi-Santi: non solo storia
Il nome Biondi-Santi rappresenta la storia, le fondamenta, dell’enologia italiana. È l’emblema del Brunello di Montalcino, in tutto il suo prestigio. Ma attenzione: regalare una bottiglia di Brunello di Montalcino Biondi-Santi, non vuole dire donare un “cimelio”. Anzi. Si tratta di un vino che segue la linea stilistica dell’azienda ma che intraprende, anno dopo anno, una via che rende questo prodotto sempre più al passo con i tempi, buono subito e – con ogni probabilità – ancora migliore tra qualche anno. Perché è questa la filosofia della nuova proprietà francese dell’azienda, che però si affida a interpreti tutti toscani, come l’amministratore delegato Giampiero Bertolini e l’enologo Federico Radi. Il Brunello attualmente in commercio è dell’annata 2015, mentre la Riserva è la 2013. Noi abbiamo assaggiato in anteprima, invece, i vini che usciranno l’anno prossimo: il Rosso di Montalcino 2018, con una grande verticalità, il Brunello 2016, che si avvale di un’annata praticamente perfetta e che quindi è dotato di estrema eleganza e finezza, e la Riserva 2015, forse un po’ più energica, ma sempre di grande profondità. Per chi si fosse perso, poi, la splendida Riserva Storica 1983, uscita lo scorso anno, nel 2022 potrà acquistare la Storica 1985, con questa spiccata balsamicità e un’ampiezza notevole, ancora supportata da un tannino levigato al sorso e da una discreta freschezza. Il Brunello di Montalcino Biondi-Santi, quindi, non è una bottiglia “cimelio”, da mettere sopra il camino come se fosse un pregiato soprammobile. Assolutamente no. È un vino da aprire e godere insieme alle persone alle quale si vuole bene.
RF

 

Un musicale Tramonto d'Oca di Poggio Bonelli
In una terra nel segno del Chianti Classico, si ritaglia un proprio interessante spazio il Petit Verdot con questa produzione: un vino che è interessante conoscere e far conoscere per la sua complessità di aromi, riecheggiante anche un po’ la storia intensa di Poggio Bonelli. Vi si può infatti assaporare l’armonia cara a Guido Chigi, che lasciò la tenuta di Castelnuovo Berardenga con un vincolo: ci si sarebbe dovuti prendere cura dell’Accademia Chigiana e della sua musica. Il patto si vive anche con questo vino. Una premessa. La proprietà della tenuta è del Monte dei Paschi di Siena e il Sangiovese supera come quota il 75%, il resto si suddivide tra Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot. Proprio quest’ultimo offre il Tramonto d’Oca Igt, di cui abbiamo degustato l’annata 2016. Il biglietto da visita è la scrupolosa ricerca di qualità: prima tappa, la selezione accurata delle uve. La vinificazione avviene in tini d’acciaio inox e sotto stretto controllo termico e il percorso si conclude con l’affinamento per 24 mesi in legno piccolo, quindi sei mesi in bottiglia. Il risultato è un vino che sa deliziare con aromi di frutti rossi e pepe, declinando poi in tabacco e cioccolato. Quello che cattura è proprio il “tramonto” che non termina mai, come uno spettacolo da cui non ci si riesce a separare. Anche in bocca sensazioni intense che si prolungano a cominciare dalla sapidità. E tannini che dicono la loro con garbo.
Marilena Lualdi

 

Pugnitello Toscana Igt 2018 San Felice
Sempre nel regno del Chianti Classico, la storia può raccontare altro dettagli inediti, o meglio ritrovati, nel bicchiere. Può trasformarsi dunque in una riscoperta e rivelare qualcosa se non di perduto, di sommesso del territorio. Così un altro vino da esplorare con calma nelle feste natalizie e quindi da donare può essere il Pugnitello Toscana Igt 2018 della Società agricola San Felice. Si tratta di un antico vitigno toscano: il nome ne rivela l’origine, si riferisce cioè alla forma del grappolo che richiama alla memoria un piccolo pugno. Per recuperarne identità e percorso, si è collaborato, con le Università di Firenze e Pisa nei vigneti sperimentali di San Felice. L’azienda rivendica con orgoglio come ciò venga da vent’anni di sperimentazioni, tese proprio a individuare e preservare i vitigni autoctoni toscani altrimenti destinati a sparire. Dopo la fermentazione a contatto con le bucce per circa tre settimane in acciaio, spazio alla malolattica e alla maturazione in botti di rovere francese per 18-20 mesi. Infine, un affinamento per altri otto mesi in bottiglia. Il Pugnitello già accoglie con una sua identità cromatica accattivante, un rosso violaceo preludio di una ricchezza di note aromatiche: da frutti di bosco ai chiodi di garofano, che si riversano poi in una morbidezza nel palato.
ML

 

Sassalloro Oro, la Toscana del Castello di Montepò
Toscana, storia ed eleganza: c’è tutto in questa nuova etichetta della famiglia Biondi Santi. Il Sassoalloro Oro 2019 è un grande rosso della migliora tradizione enologica italiana nato per festeggiare i trent'anni di Sassoalloro, vino icona di Castello di Montepò. Un pensiero ideale da regalare durante le feste natalizie o da bere in famiglia o con amici nei momenti felici: un’incredibile espressione di Sangiovese Grosso BBS11, il clone che nasce in realtà a Montalcino e che prende il nome proprio dalla famiglia (BBS infatti significa Brunello Biondi Santi). Qui Jacopo e Tancredi Biondi Santi raccontano una storia di nobili tradizioni che si rispecchia nel bicchiere: riconoscibile nello stile e nella naturalità di ogni vendemmia, dinamico, vellutato ed elegante, affina 14 mesi in barriques di legni non tostati delle foreste di Tronçais. Sassalloro Oro è un calice della migliore toscana del vino, nonostante sia ancora giovane non abbiate paura ad aprirlo ma soprattutto a regalarlo. Sarà un grande vino da aprire nelle occasioni importanti.
Salvo Ognibene

 

Le divertenti etichette natalizie create da Varvaglione

Le divertenti etichette natalizie create da Varvaglione

Le etichette natalizie di Varvaglione
Marzia Varvaglione è l’anima comunicatrice dell’azienda di famiglia che vede protagonisti assoluti i genitori e i fratelli ognuno in un ruolo essenziale per narrare in maniera contemporanea la Puglia enoica. Dono da mettere sotto l’albero l’edizione limitata XMas Edition 12eMezzo di Varvaglione che riproduce un abete natalizio costruito mettendo insieme delle forme geometriche che riproducono dei pacchi regalo. «Quest’anno il desiderio è quello di portare nelle case dei nostri consumatori un regalo, ma sarà la dea bendata a stabilire chi vincerà e soprattutto cosa. Abbiamo pensato a una bottiglia da scartare nel vero senso della parola, anzi da grattare affidandosi scaramanticamente alla fortuna – chiosa Marzia Varvaglione - La collezione 12e Mezzo Bio in versione natalizia». Un blocknotes per prendere appunti oppure una t-shirt. Entrambi i regali saranno caratterizzati dalle illustrazioni che riproducono alcune tra le più belle città del mondo in cui viene idealmente posizionata una delle bottiglie del catalogo di Varvaglione1921. Tre vini immediati che esprimono una Puglia sostenibile dalla vigna alla bottiglia, un tocco di contemporaneità attraverso il Primitivo del Salento IGP, il Negroamaro del Salento IGP e la Malvasia Bianca del Salento IGP. Attenzione ai particolari: tappi in fibra di canna da zucchero e tutte carte riciclabili.
CB

 

I tre Taurasi 2007 dedicati a Lucio Mastroberardino
Il progetto dei Taurasi da collezione firmati Terredora è nato per celebrare il ricordo indelebile di Lucio Mastroberardino, scomparso prematuramente nel gennaio 2013. Enologo brillante e uomo di spiccata sensibilità nei confronti del proprio territorio, Lucio Mastroberardino è stato artefice di un importante lavoro di zonazione all’interno della bella azienda di Montefusco. Pensata appositamente dai fratelli Paolo e Daniela, la preziosa cassetta che custodisce tre Taurasi Riserva, provenienti dalle vigne di Lapio, Montemiletto e Pietradefusi, ne omaggia la memoria partendo con il millesimo 2007, annata particolarmente cara a Lucio. Un confronto con troppi tecnicismi forse ha poco senso. Meglio godere lentamente e apprezzare la complessità, il grande slancio e la struttura di questi tre Taurasi, simbolo senza tempo di una grande famiglia unita nel raccogliere nuove sfide e segnare nuovi inizi, nel ricordo di colui che tanto ha contribuito, assieme i fratelli Paolo e Daniela, a creare questa importante e solida realtà imprenditoriale.
Adele Granieri

 

Didacus Bianco di Planeta: la storia di una vita
Didacus di Planeta è la storia di una vita. È l’etichetta dedicata da figli, nipoti, fratelli e sorelle a Diego Planeta, uomo di grande umanità e cultura scomparso nel 2020; imprenditore lungimirante e tante importanti cariche rivestite, negli anni ’80 è stato promotore e protagonista della nascita e dell’affermazione oltre lo Stretto del vino siciliano identitario e di qualità. «Il mio grande padre Vito usava chiamarmi in modi diversi. Diego era la normalità, Dieguzzo era per i momenti di grande confidenza, Didacus era per i momenti delle mie non rare intemperanze». Prima annata sul mercato nel 2014, Sicilia Menfi Doc, è prodotto con uve 100% Chardonnay scelte tra le viti meglio attecchite in un vigneto di 4 ettari impiantato nel 1985. Dopo un’articolata fase di produzione e 10 mesi di affinamento in selezionatissime barrique, nel calice il vino si presenta in una veste dorata e brillante di rara bellezza e il naso gode di soffi decisi di frutta, spezie e tostature. In bocca si ritrova il mondo: sapore avvolgente, gusto, armonia e una complessità che meraviglia perché declina, in un unico tempo, eleganza e carattere, discrezione e personalità, levità e irriverenza. Leonardo Sciascia scrisse: «Il nome di un autore, il titolo di un libro, possono a volte, e per alcuni, suonare come quello di una patria». Didacus è il nome dell’uomo che ha cambiato la storia spingendo il vino siciliano alla conquista del mondo. È il nome di un vino che, oggi, suona più che mai come quello di una patria.
Davide Visiello

 

 

Le Fermate di Baglio di Pianetto sotto l'albero
Fermata 125 bianco e rosso, sono le ultime due nuove etichette etnee di Baglio di Pianetto, la realtà siciliana della famiglia Marzotto, che dopo le storiche realtà di Tenuta Pianetto e Tenuta Baroni, ha messo in campo un altro sfidante progetto. Stavolta l’azienda è approdata sull’Etna e grazie alla partnership di Cantine Valenti, realtà che si trova a Passopisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia, sul versante Nord etneo tra i 700 e gli 800 metri di altezza ha realizzato queste due nuove etichette. Un progetto interessante che ha voluto riportare alla memoria - attraverso il nome e il progetto grafico - la storica ferrovia Circumetnea. Localmente chiamata “littorina”, entrata in funzione a fine Ottocento, che con il suo tracciato collega Catania con Riposto compiendo il periplo dell’Etna. Fermata 125 corrisponde proprio a una delle quattro fermate di Passopisciaro, precisamente quella di fronte alla quale sorge la cantina Valenti. Appena tredicimila le bottiglie prodotte, l’Etna Bianco Doc Fermata 125 2020 proviene da Carricante in purezza, si esprime in modo solare con note floreali di zagara e ginestra, a cui si aggiungono sfumature agrumate di mandarancio che tornano al palato. Slancio salino e freschezza rendono il sorso lungo e intrigante. L’Etna Rosso Doc Fermata 125 2019 è frutto di uve di Nerello Mascalese in purezza, allevate con il tradizionale sistema dell’alberello e si esprime con eleganza ed è caratterizzato da un piacevole bouquet di fragolina di bosco e di macchia mediterranea. Il profilo è più crudo, il sorso è godibile e fresco. Un regalo davvero originale da scartare sotto l’albero di Natale.
Fosca Tortorelli

 

Bessìu, la Sardegna per festeggiare
Si avvicinano le feste e per i regali è sempre piacevole attingere a novità e scovare bottiglie meno conosciute. Per questo abbiamo pensato a Bessìu 2020 di Audarya, ultima arrivata fra le etichette dell’azienda sarda con sede a Serdiana. Il nome del vino, Bessìu, ha un significato evocativo: la parola, infatti, in lingua sarda vuol dire “uscito” e, ci raccontano, non fa riferimento soltanto al fatto che si è aggiunto da poco alla scuderia di Audarya - questa è la prima annata - ma anche al difficile periodo in cui il progetto ha preso forma: l’anno funestato da restrizioni, in cui uscire all’aria aperta era il principale dei desideri, un momento storico in cui il profumo più ricercato era quello della libertà. Bessìu - 100% Nasco di Cagliari, vinificato e affinato poi per 8 mesi in acciaio - ha note affumicate e sentori vegetali che spaziano dal frutto maturo al finale leggermente mandorlato e amarognolo. Il vino proviene da vigne di 15 anni d’età allevate ad alberello a 160 metri di altitudine sul mare e vendemmiate a mano. Un dato, che dona particolarità a questa etichetta, è che il Nasco è prevalentemente utilizzato da tradizione per produrre passiti, motivo per cui colpisce ancor di più la piacevole freschezza mediterranea della versione secca alternativa, che riesce a restare nel solco delle caratteristiche che marcano il vitigno e la sua forte identità territoriale.
Amelia De Francesco


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