Vin de la Neu, la sfida in alta quota di Nicola Biasi: «Voglio fare un grande vino»

Una produzione a quasi mille metri di altitudine, in Val di Non, con il vitigno resistente Johanniter

17-11-2021
a cura di Raffaele Foglia
Vin de la Neu nasce in Val di Non, in Trentino, da

Vin de la Neu nasce in Val di Non, in Trentino, dall'idea di Nicola Biasi

Tanto coraggio e idee chiare. E anche un po’ di giusta ambizione. Nicola Biasi ha voluto rischiare, ha superato anche le prime resistenze del padre, ma ora i risultati sembrano dargli ragione: Vin de la Neu è un prodotto unico, che riesce a valorizzare un territorio, quello della Val di Non, maggiormente conosciuto per la produzione delle mele rispetto al vino.

«È un progetto particolare, su soli 0,35 ettari – spiega Nicola Biasi - È grande come il giardino di casa, ma gestito in maniera professionale. Nel 2019 abbiamo prodotto 941 bottiglie».

L'enologo e ideatore del progetto Nicola Biasi

L'enologo e ideatore del progetto Nicola Biasi

Piccolo, ma innovativo: «L’idea è di provare a fare i grandi vini, ma ci vuole conoscenza – spiega Nicola Biasi - Ci troviamo in Trentino, nell’Alta Val di Non, dove ci sono più che altro mele. Siamo a quasi mille metri di altitudine, ma su un falsopiano: qui l’uva fa fatica a maturare: fa freddo e per questo le maturazioni sono molto lente. La vendemmia viene fatta tra il 10 e il 20 di ottobre, con mezzo chilo per pianta, altrimenti non riesce ad arrivare a piena maturazione. Perché questo territorio? Perché è la casa dei miei. Mio nonno, dopo essere tornato dall’Australia, ha preso la casa e un ettaro di terra qui, dove ha iniziato a coltivare mele».

Ma il futuro è in mano a Nicola Biasi: «Dopo 5 o 6 anni che lo chiedevo, sono riuscito nel 2012 a piantare le vigne al posto delle mele. Ora mio papà, che all’inizio non era convinto di questa scelta, mi sta aiutando tanto».

I vigneti innevati: nel giorno fissato per la prima vendemmia arrivò proprio una forte nevicata

I vigneti innevati: nel giorno fissato per la prima vendemmia arrivò proprio una forte nevicata

Innovazione soprattutto in vigna: «Ho scelto una varietà poco nota, lo Johanniter, che è un incrocio tra Pinot Grigio e Riesling, un vitigno resistente. L’ho scelto esclusivamente sulla carta, anche perché fino ad allora non avevo mai avuto la possibilità di assaggiare un vino prodotto con questa uva, perché non ce n’erano. Inoltre, a quel tempo, non era nemmeno consentito piantarlo in Italia. Volevo comunque un vitigno sostenibile. Perché lo Johanniter? Perché ha i geni del Riesling e per questo credo nella sua possibilità di longevità. Sono anche convinto che ci sia un influenza molto forte del territorio, si tratta di un Igt delle Dolomiti».

C’è anche una curiosità legata alla scelta del nome: «Si chiama Vin de la Neu, vino della neve, perché il 12 ottobre 2013, dopo essere tornato dalla Toscana dove lavoravo, alla mattina dovevo vendemmiare, ma ho trovato fuori tutto bianco, perché aveva nevicato. Il nome è nato così, in maniera molto spontanea».

Lo Johanniter, vitigno resistente

Lo Johanniter, vitigno resistente

«Nel frattempo – continua Biasi nel suo racconto - siamo stati fortunati, perché lo Johanniter era stato autorizzato in Italia. Così nel 2013 abbiamo effettuato la prima microvinificazione, poi nel 2014 abbiamo vinificato fuori. E poi siamo partiti con la nostra cantina. Alla fine, ogni anno, produciamo circa 2 barriques di vino. Il vino rimane sur lie a lungo, con batonnage frequente, ed effettua la malolattica per avere una maggiore complessità».

La 2018 è l’annata dell’equilibrio, una vendemmia meno complessa, lineare. Esce mela, frutta bianca, con lunghezza, acidità e sapidità.

La 2017 è un’annata più calda e il vino è più ricco, sempre caratterizzato dalla nota sapida. Non per altro lo stesso Nicola Biasi l'ha definita l’annata dell’esuberanza, così come indica nella 2015 la precisione: è forse il vino che maggiormente ha indicato la strada al giovane enologo, con finezza ed eleganza, per un vino che dimostra la sua grande longevità.

In anteprima è stata assaggiata anche l’annata 2019: vino di estrema complessità, ma che deve ancora esprimersi nella sua completezza. E Nicola Biasi sa benissimo che il tempo è un’arma a vantaggio del suo Vin de la Neu.


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