Identità e sostenibilità: la filosofia di Baglio di Pianetto

L'azienda di Santa Cristina Gela, condotta dalla famiglia Marzotto, è ora completamente biologica e vive di fonti energetiche rinnovabili. Il suo settimo vino monovarietale è dedicato al Grillo

10-05-2021
La tenuta

La tenuta

Parlare una stessa lingua, quella del Grillo, e raccontare due Sicilie diverse: salvo poi stringere questi “manoscritti” in uno solo che accomuna anche gli altri vini di Baglio di Pianetto, la cura dell’ambiente. L’azienda della famiglia Marzotto ha scolpito negli anni la sua filosofia sostenibile, con differenti segnali. Ha portato a compimento la conversione di uve e vini al regime biologico, ha sviluppato un’orgogliosa indipendenza energetica con fonti rinnovabili. Anche la cantina svela questo credo, con il suo sviluppo verticale: è del tutto interrata così da sfruttare la geotermia.

Un lavoro costante, a cui si unisce la tensione positiva verso la propria identità. Ad esempio, con un nuovo arrivo: accanto al Timeo, si è voluto offrire un Grillo in purezza.

Lo ribadisce l’amministrazione delegato Francesco Tiralongo: «Nei nostri vigneti posizionati tra i 600 e i 700 metri di altitudine è presente quasi un’altra Sicilia rispetto a quella impressa nell’immaginario collettivo, dominato dagli scenari marini. Ecco perché abbiamo voluto introdurre un nuovo Grillo in purezza, in grado di mostrare un’altra espressione di questa varietà».

Si tratta del settimo vino della linea dei monovarietali a Santa Cristina Gela: il Sicilia Doc Grillo 2020 viene da vigneti totalmente condotti in biologico, ed è il risultato prima di una selezione meticolosa, quindi di una vendemmia manuale e una pressatura soffice. Ancora, il procedimento continua con il mosto che fermenta in acciaio a temperatura controllata. Una fase di altri tre mesi, con il vino che riposa sui lieviti, conduce poi al blend delle basi e all’affinamento delle basi in bottiglia per sessanta giorni ancora.

A questo punto, compare la Sicilia più audace con le note agrumate e le tracce di macchia mediterranea, ma anche sentori di frutta tropicale. Si affermano la mineralità e la sapidità: senza perdere la sua freschezza, questo vino non solo si rivela immediatamente, bensì fa presagire di poter divenire ancora più intrigante nel tempo.

Il Timeo, della stessa annata (ma già in produzione dal 2015), offre invece una maggiore delicatezza. È la ginestra soprattutto, contrapposta dolcemente all’ardita zagara del Grillo.

Ricercare, innovare, ma sempre in un dialogo fitto con la natura, così come voleva il conte Paolo Marzotto. Perché produrre il vino su quest’isola significa riconoscere una benedizione e l’innovazione deve scorrere costante, e mai invadente.

Tra le già citate opere in direzione di una sostenibilità sempre più marcata, si impone all’attenzione certo la cantina a sviluppo verticale di Santa Cristina. Una prova concreta e visibile di una grande alleanza tra uomini e natura: «La termoregolazione naturale delle temperature in cantina - conclude Tiralongo - è stata ricavata grazie ad una coibentazione naturale, risultato di un grande lavoro ingegneristico che ha portato alla costruzione di ampie camere d’aria tra le pareti perimetriche e la roccia che circonda i diversi piani sotterranei; questo ci consente un grande risparmio di energia».

Del resto, parla chiaro anche l’impianto fotovoltaico di terza generazione: ha permesso di abbattere 184.488 kg all’anno di CO2.


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