Gianmaria Cesari, l’intuizione dei vigneti resilienti e un Sangiovese di Romagna che non ti aspetti

Intervista con il vignaiolo, che prosegue la storia iniziata dal padre Umberto, a Castel San Pietro. Tra le novità, anche il debutto del Costa di Rose

17-08-2020
Gianmaria Cesari: guida l'azienda che porta il

Gianmaria Cesari: guida l'azienda che porta il nome di suo padre

Nel 1964 Umberto Cesari fondò la sua azienda vitivinicola a Castel San Pietro, a pochi chilometri da Bologna, con un obiettivo ben preciso: valorizzare i vitigni locali. 355 ettari vitati di cui 175 di proprietà e il resto in affitto.

Oggi alla guida della Umberto Cesari c’è il figlio, in azienda da un ventennio, con una laurea in Economia e un Master in Business Administration conseguito a Los Angeles. Se il padre fu nominato Ambasciatore del Sangiovese nel mondo, Gianmaria ha cercato di accrescere le ricerche enologiche paterne con nuovi progetti, concentrandosi sul Sangiovese di Romagna e dimostrando, vendemmia dopo vendemmia, che siamo di fronte ad un grande vino rosso.

La barricaia di 2000 mq

La barricaia di 2000 mq

La nuova cantina è stata costruita con un taglio moderno e attrezzata con le più avveniristiche tecnologie che si ritrovano anche in vigna, e in cantina. Dal 2011 l’agronoma Marisa Fontana cura i vigneti e ci conferma: «I nostri terreni sono argillosi, con una presenza di calcare che cede ai nostri vini una struttura più robusta e la balsamicità. La sperimentazione è alla base dei nostri studi. Quando piantammo il Sangiovese che generò il Resultum abbiamo ricercato, con i migliori vivaisti, 15 cloni diversi. Gli impianti sono stati fatti con esposizione sud est per godere di una maggiore escursione termica, importante per la preservazione del frutto».

In verità la vera scommessa sul Sangiovese di Romagna fu testata, un ventennio fa, con il Tauleto, un vino rosso a base 90% Sangiovese e 10% Uva Longanesi. Quest’ ultima è una vera chicca romagnola. In dialetto viene detta Bursona, un vitigno autoctono che nel 2000 fu iscritta al Registro delle Varietà con il nome dello scopritore, Aldo Longanesi, che trovò una vite inedita nel suo podere di Bagnacavallo, nel ravennate, a copertura di una vecchia quercia.

Il Tauleto è un vino imponente che sosta 24 mesi in barrique nuove di rovere e almeno 6 mesi in bottiglia. La gamma dei vini Cesari è vasta e il vino più venduto al mondo è il Liano Rosso (70% Sangiovese e 30% Cabernet Sauvignon), 18 mesi in botti di legno di Allier oltre a 6 mesi di bottiglia.

Il millesimo 2007 svela un vino dai tannini setosi, un frutto maturo. Un vino immediato, conviviale che abbiamo degustato, nel millesimo 2018, proprio a Identità Golose Milano, lo scorso giugno, con la cucina di Riccardo Agostini de Il Piastrino di Pennabilli: l’abbinamento con il Coniglio, cicoria e pistacchio ha stregato tutta la sala.

In verità c’è un altro fuoriclasse Cesari, il Resultum 2012. Un vino romagnolo che ti affascina per trama, eleganza e freschezza. Una produzione di appena 3000 bottiglie per questo rosso, a base Sangiovese di Romagna, che testimonia nel calice la longevità e potenzialità di arricchirsi con il tempo.

Lo shop

Lo shop

Ci racconta con orgoglio Gianmaria Cesari: «Questo vino è stato una sfida che ho lanciato a mio padre e, seppur il debutto fosse lastricato di dubbi e incertezze, oggi il risultato è nei calici. Per noi perseguire l’obiettivo di produrre un vino di struttura preservandone la longevità, richiede una cura maniacale in vigna e delle lavorazioni mirate. Nei vigneti abbiamo innestato la zeolite che depura in maniera naturale la terra, ma aumenta la capacità di ritenzione idrica dei terreni, permettendo di mantenere il grado di permeabilità, e attenua l’escursione termica giornaliera e, nel caso delle nostre vigne più argillose, incrementa il grado di aerazione. Resultum è un vino che rappresenta al meglio la contemporaneità del nostro pensiero e incarna un territorio romagnolo moderno».

Esiste un vino per l’ estate in casa Cesari?
Direi tutti, anche se c’è una soggettività di gusti. Per esempio io amo il Sangiovese servito a una temperatura più fredda del solito. In verità abbiamo presentato, da poche settimane, il nostro vino rosato da Sangiovese, Costa di Rose. Un progetto che sposa il concetto di vino versatile e conviviale. Un'etichetta che evoca l’estate, fruttato e ideale per questa stagione.

La tasting room

La tasting room

Come vede il mondo del vino post Covid19 e come affronterete la vendemmia 2020?
Il mondo del vino è in difficoltà, perché nel lockdown abbiamo dovuto mettere in campo tutte le nostre risorse finanziarie per affrontare la liquidità che, necessariamente, si è bloccata per via del fermo totale del settore Ho.Re.Ca.. Le esportazioni nei paesi esteri, vedi Stati Uniti, un mercato molto importante per la nostra cantina, sono ferme. In verità temo una seconda ondata autunnale, che metterebbe davvero in ginocchio l’economia di questo Paese e, di riflesso, anche noi. La speranza è di fare una grande vendemmia 2020 per attestare una vera rinascita. Ci manca la convivialità, per me la vera parola che muove la forza del vino. Cerchiamo di ipotizzare il bicchiere mezzo pieno e guardare con ottimismo il futuro prossimo.


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