CHIUSO PER COVID, LA MAPPA: nel mondo continuano stop e limitazioni per i ristoranti. La situazione

In Europa le attività sono bloccate pressoché ovunque (fanno eccezione solo alcune regioni spagnole). Nel resto del pianeta i regolamenti variano in modo sensibile

16-01-2021

I primi giorni del 2021, come era prevedibile, si sono dimostrati molto simili a quelli con cui abbiamo salutato l'annus horribilis 2020: i contagi per Covid19 continuano a preoccupare in molte zone del mondo, i governi inseguono i piani vaccinali e cercano di applicare misure contenitive, gli operatori dei settori maggiormente colpiti dalle chiusure lamentano le proprie condizioni difficili. Alla vigilia della nuova stretta sulla ristorazione in diverse regioni d'Italia, in cui cresce il malcontento per le ulteriori restrizioni, proviamo a guardare oltre confine, per capire quali siano le condizioni in cui lavorano i ristoranti nel resto del mondo.

FRANCIA
Tutto il settore della ristorazione resterà fermo almeno fino a metà febbraio: il governo transalpino non ha intenzione di abbassare la guardia mentre affronta la distribuzione dei vaccini e mentre i contagi da coronavirus restano preoccupanti, mettendo sotto pressione le strutture ospedaliere. Dal 16 gennaio in tutto il paese sarà istituito un coprifuoco dalle 18 alle 6, ma bar e ristoranti resteranno ugualmente chiusi, come lo sono ormai da fine ottobre, anche durante le ore in cui saranno concesse altre attività commerciali. Anche la vendita di cibo d'asporto è vietata, mentre è consentito il delivery. 

GERMANIA
Anche Angela Merkel ha da poco rafforzato nuovamente le misure anti Covid, per far fronte a un innalzamento dei contagi: da lunedì 11 gennaio alcune libertà di movimento concesse durante il periodo delle feste sono state escluse, mentre per bar e ristoranti le novità sono molto relative. Rimangono infatti chiusi, con la possibilità di fare asporto e delivery, e dal governo nazionale si preannuncia che la situazione rimarrà invariata almeno sino alla fine del mese.

REGNO UNITO
Della cosiddetta variante inglese abbiamo letto o sentito parlare ovunque: diretta conseguenza di questa esplosione di nuovi contagi è stato l'annuncio di Boris Johnson lo scorso 6 gennaio di un nuovo lockdown nazionale. Al momento non ci sono previsioni attendibili su quando ristoranti e bar potranno riprendere le attività normali: sono diversi gli analisti che suggeriscono che per almeno tutto il mese di febbraio qualsiasi riapertura nel settore della ristorazione resterà un miraggio. 

IRLANDA
Per i ristoratori irlandesi, diversamente da altre nazioni europee, le ultime settimane hanno portato un peggioramento molto drastico: lo scorso 13 dicembre Tony Holohan, responsabile dei servizi sanitari del paese, si era rallegrato per come l'Irlanda avesse il tasso di diffusione pro capite più basso d'Europa, e per questo quasi tutte le attività di ristorazione, con l'esclusione dei pub, avevano potuto aprire durante le feste. La situazione è cambiata molto velocemente e oggi i numeri dei contagi sono invece tra i peggiori: Leo Varadkar, capo del governo irlandese, ha avvertito la settimana scorsa i proprietari di ristoranti e bar che con ogni probabilità dovranno rimanere chiusi fino alla fine di marzo. 

PORTOGALLO
Dal 15 gennaio il primo ministro Antonio Costa ha istituito un nuovo lockdown in tutto il paese, con misure però più leggere rispetto a quello imposto tra marzo e aprile 2020: resteranno infatti aperte le scuole, i tribunali, le chiese e pochissime altre attività commerciali. Tra pochi giorni, peraltro, in Portogallo si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali. Nessuna prospettiva di riapertura per bar e ristoranti nelle prossime tre settimane. 

SPAGNA
Mentre nelle ultime ore purtroppo i casi di Covid stanno tornando a crescere a un ritmo preoccupante, i ristoratori iberici sono tra quelli che godono delle maggiori libertà in Europa. Le regole variano da regione a regione: nella zona di Madrid ad esempio al momento bar e ristoranti hanno l'obbligo di chiudere dalle 22, mentre in Catalogna possono accogliere i propri clienti solo dalle 7:30 a 9:30 e dalle 13:00 alle 15:30. La situazione sembra in ogni caso in evoluzione e sono in corso discussioni piuttosto accese tra i governi locali, come quello di Castilla y León, che desiderano imporre limitazioni più rigide, e quello centrale, che al momento ritiene che non sia il caso di chiudere la maggior parte delle attività. 

SVIZZERA
Anche nella Federazione Elvetica preoccupa la curva dei contagi e il governo centrale ha deciso di introdurre da lunedì 18 gennaio un semi-lockdown che imporrà il lavoro da casa a tutte le categorie che lo possono svolgere e la chiusura di tutte le attività non essenziali. Bar e ristoranti erano già stati chiusi nelle settimane precedenti e il governo ha comunicato che tale chiusura si protrarrà certamente per tutto il mese di febbraio. 

OLANDA
Nei Paesi Bassi lo scorso 12 gennaio il governo ha comunicato l'estensione del lockdown già in essere per almeno altre tre settimane: attività non essenziali e scuole sono infatti chiuse da metà dicembre. Ben diversa la condizione delle attività di bar e ristoranti, che sono ferme da ormai due mesi e mezzo e non ci sono previsioni di una ripresa. La crisi del governo Rutte, che porterà a elezioni politiche nel mese di marzo, non permette di immaginare particolari modifiche sulle chiusure.

BELGIO
Nonostante una piccola decrescita nei numeri dei contagi negli ultimi giorni, il Belgio continua ad avere uno dei tassi di letalità per il virus più alti al mondo. Anche per questo motivo, nonostante il governo abbia in animo di riesaminare il 22 gennaio le restrizioni, molto rigide, imposte in ottobre alle attività commerciali, sembra escluso che qualsiasi alleggerimento del lockdown possa riguardare bar e ristoranti. 

AUSTRIA
Anche in questo paese vige al momento un lockdown piuttosto rigido, che tiene chiusi bar, ristoranti e molte altre attività commerciali. Si attende un riesame della situazione per il 24 gennaio. 

SVEZIA
La nazione che più di ogni altra in Europa ha scelto di affrontare la pandemia senza imporre lockdown e senza limitare le attività commerciali, bar e ristoranti compresi, lo scorso 11 gennaio ha preso una decisione che segna la possibilità di un'inversione di tendenza. Il parlamento ha infatti approvato con procedura d'urgenza una legge che permetterà al governo di imporre chiusure per limitare i contagi. Il primo ministro Stevan Lovfen ha detto che per ora non è stata presa nessuna decisione in tal senso, ma che l'opzione viene adesso presa in considerazione. 

DANIMARCA
Le rigide restrizioni ai ritrovi pubblici (limitati a 5 persone) e alle attività commerciali, tra cui bar e ristoranti, ma anche alle scuole, sono state estese lo scorso 13 gennaio fino ad almeno il 7 febbraio. 

STATI UNITI
Nei vari Stati dell'Unione le norme anti-Covid variano piuttosto nettamente. Nello stato di New York, con l'eccezione però della Grande Mela, dal 13 gennaio i ristoranti possono accogliere clienti anche all'interno (e non più solo in posti a sedere all'aperto), non occupando più del 50% della capienza. In molte aree della California, dove i numeri di contagi e decessi sono tra i più preoccupanti del paese, bar e ristoranti sono invece chiusi. Mangiare seduti all'interno è sempre escluso in stati come Washington, Pennsylvania, New Mexico, Minnesota, Michigan. Ci sono però anche diversi stati dove, obbligo di indossare la mascherina a parte, non esistono altre limitazioni: Georgia, Idaho, Illinois, Ohio, Oklahoma, South Dakota, Tennessee. 

GIAPPONE
Nonostante negli ultimi giorni i numeri dei contagi nel paese del Sol Levante stiano crescendo con un ritmo che desta preoccupazione, e i governi locali e nazionale stiano lavorando sulle restrizioni da imporre, non sembra esserci in vista una chiusura totale delle attività di bar e ristoranti: al momento nella maggior parte del paese questi esercizi devono smettere di somministrare alcolici dalle 7 di sera e chiudere alle 8. 

COREA DEL SUD
In uno dei primi paesi a essere stato colpito dalla pandemia, e uno dei primi anche a ottenere risultati positivi nel suo contenimento, nelle ultime settimane si testimonia invece una preoccupante ricaduta. Al momento bar e ristoranti devono sottostare a diverse limitazioni, ma non sono stati ancora chiusi: il governo sta però considerando la necessità di imporre un lockdown abbastanza rigido, se la curva dei contagi non dovesse rallentare. 

BRASILE
Nonostante il paese governato da Bolsonaro sia uno dei più duramente colpiti dal Covid, non si registrano particolari limitazioni nelle attività di bar e ristoranti.

MESSICO
Il paese centro-americano si trova in una situazione molto critica per decessi e contagi: ciò nonostante, la settimana scorsa molti ristoranti di Città del Messico hanno deciso di riaprire illegalmente, denunciando che se non l'avessero fatto avrebbero incontrato un sicuro fallimento. Nei giorni successivi il governo locale, obtorto collo, ha introdotto delle limitazioni per consentire a queste attività commerciali di lavorare. 

HONG KONG
Mentre si combatte contro la quarta ondata di Covid, bar e ristoranti restano comunque funzionanti, anche se con limitazioni del 50% sulla capienza. Nonostante questo, una recente analisi mostra che circa due attività di ristorazione su tre rischiano la chiusura per le perdite registrate in questi mesi.

AUSTRALIA
Nella maggior parte del paese la situazione sembra molto tranquilla e gli esercizi commerciali possono lavorare senza limitazioni. Nell'area di Brisbane a inizio gennaio, in seguito a pochissimi casi di contagio, è stato imposto un lockdown di alcuni giorni, che è stato però già rimosso. 

NUOVA ZELANDA
Anche in Nuova Zelanda i contagi sono al momento ampiamente sotto controllo e, a parte le limitazioni imposte a chiunque arrivi nel paese dall'estero, sono state rimosse le norme restrittive per contenere la pandemia.