20-03-2026

«Prendersi cura di chi lavora con noi»: il caso Noma e il modello Aimo e Nadia

Da anni il gruppo guidato da Stefania Moroni s'impegna per la qualità dell'ambiente di lavoro, la formazione dei giovani e la valorizzazione delle filiere produttive. «Oggi fare ristorazione significa assumersi una responsabilità che va oltre il piatto»

Stefania Moroni tra Alessandro Negrini e Fabio Pis

Stefania Moroni tra Alessandro Negrini e Fabio Pisani. Lei, figlia di Aimo e Nadia Moroni, è ceo del Gruppo Aimo e Nadia, da tempo impegnato - tra le altre cose - a una migliore qualità del lavoro in brigata

Se l'ambiente di lavoro al Noma era tossico; se molta parte dell'alta ristorazione ha da sempre impostato il proprio sistema di lavoro su un modello - introdotto da Escoffier - che copia paro paro quello degli eserciti di un tempo e che dunque assume come propri valori l'obbiedenza totale, la gerarchia, la severità estrema, il sacrificio; se, ancora, gli abusi, nel settore, sono considerati frequenti; se tutto questo è vero, dunque il fine dining è collegato strutturalmente a tale impostazione, non ne può fare a meno? Per fortuna non è così, ce lo ha già spiegato Josep Roca nella bella intervista che abbiamo pubblicato l'altro giorno, leggi: «Un altro modello è possibile»: Josep Roca, il Noma e un sistema da cambiare.

Abbiamo chiesto un contributo sul tema a Stefania Moroni, figlia di Aimo e Nadia. Da tempo il gruppo che guida si è impegnato ad assumere un ruolo attivo per promuovere - tra le altre cose - una cultura del lavoro imperniata sul rispetto dei propri collaboratori. Ecco cosa Stefania ci ha voluto raccontare.

 

Negli ultimi anni, il Gruppo Aimo e Nadia ha intrapreso un percorso di evoluzione che supera il concetto tradizionale di ristorante, configurandosi come un sistema articolato in cui cultura gastronomica, responsabilità sociale e sviluppo imprenditoriale convivono in modo strutturato. Al centro di questa visione vi è l’idea che la ristorazione contemporanea non possa più limitarsi alla qualità del piatto, ma debba assumere un ruolo attivo nella costruzione di valore: per le persone, per i territori e per le filiere produttive.

Questo approccio si sviluppa attraverso tre direttrici principali.

 

Centralità della persona e cultura del lavoro

Sabrina Macrì, chef del bistRo Aimo e Nadia. Il gruppo ha ottenuto, per primo del suo settore, la certificazione per la parità di genere. Foto Andrea Gherardi

Sabrina Macrì, chef del bistRo Aimo e Nadia. Il gruppo ha ottenuto, per primo del suo settore, la certificazione per la parità di genere. Foto Andrea Gherardi

Il gruppo ha intrapreso un percorso concreto volto alla valorizzazione delle persone, introducendo strumenti e processi orientati all’equità, alla crescita professionale e alla qualità dell’ambiente di lavoro. In questo contesto si inserisce la certificazione per la parità di genere, che rappresenta non solo un riconoscimento formale, ma un modello organizzativo basato su trasparenza, inclusione e meritocrazia. Un passaggio significativo in un settore storicamente caratterizzato da dinamiche complesse, dove la costruzione di un ambiente sano e sostenibile diventa elemento strategico tanto quanto la proposta gastronomica. (Le società del gruppo hanno raggiunto tutte questo importante traguardo nel 2023/24 e nuovamente riconfermato nel 2024/25, diventando il primo gruppo di società nella ristorazione e caffetteria d’alta gamma in Italia, che gestiscono più ristoranti nella città meneghina, ad ottenere le Certificazioni della Parità di Genere UNI/PdR 125 prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR. Il gruppo, con il suo Comitato per la Parità di Genere, ha definito la sua mission in riferimento alla diversità e all’inclusione, con politiche di elevato standing riguardo al welfare ed agli impegni per affrontare le questioni di genere e i pregiudizi inconsapevoli, favorendo nel contempo formazione per la crescita professionale di tutto il personale di sala e di cucina.).

 

Formazione e nuove generazioni

Il Premio Aimo e Nadia per i Giovani

Il Premio Aimo e Nadia per i Giovani

Accanto alla dimensione interna, il gruppo investe nella costruzione del futuro della ristorazione attraverso il Premio Aimo e Nadia per i Giovani. Il progetto coinvolge istituti alberghieri e studenti in un percorso che unisce formazione tecnica, conoscenza delle materie prime e consapevolezza del ruolo culturale della cucina. L’obiettivo è contribuire alla crescita di una nuova generazione di professionisti capaci di interpretare il mestiere in modo contemporaneo, con attenzione al territorio, alla sostenibilità e alla qualità. In un momento in cui il settore affronta una trasformazione profonda, il rapporto con i giovani diventa un elemento centrale per garantire continuità e innovazione. (Il Premio Aimo e Nadia per i giovani rappresenta un’opportunità significativa per la crescita personale e professionale dei ragazzi che studiano negli Istituti Alberghieri. La possibilità di ottenere una formazione ulteriore è un investimento nel proprio futuro lavorativo, offrendo nuove competenze, conoscenze e opportunità di networking che possono aprire nuove porte per realizzare i propri obiettivi. Il riconoscimento attraverso un premio è sinonimo di motivazione a perseguire i propri sogni e le proprie ambizioni. Leggi anche: Aimo e Nadia per i giovani: torna il premio per formare i professionisti del futuro).

 

Territori e filiere produttive

Il valtellinese Alessandro Negrini in un caseificio...

Il valtellinese Alessandro Negrini in un caseificio...

...e il pugliese Fabio Pisani in un uliveto

...e il pugliese Fabio Pisani in un uliveto

Il progetto Territori rappresenta la sintesi più avanzata della visione del gruppo. Sviluppato in collaborazione con il Politecnico di Milano, il progetto nasce con l’obiettivo di indagare e strutturare il rapporto tra cucina, territorio e filiere produttive. La filiera viene intesa non solo come origine della materia prima, ma come sistema complesso di relazioni, competenze e identità culturali. In questo contesto, la cucina diventa strumento di connessione e valorizzazione, capace di generare impatto non solo gastronomico, ma anche economico e sociale. (Crediamo fermamente nell’importanza di sostenere e promuovere i prodotti italiani, sinonimo di qualità, artigianalità e tradizione. In questo modo, non solo manteniamo vive le tradizioni del passato, ma le proiettiamo nel futuro. I valori che guidano il nostro lavoro nascono dall’eredità di Aimo e Nadia, un patrimonio culturale e umano che continuiamo a onorare con rispetto e dedizione. Ci impegniamo a valorizzare ogni territorio, ogni ingrediente e ogni persona coinvolta nel nostro percorso, agendo sempre con senso etico e responsabilità).

 

Una visione integrata
Queste tre dimensioni — persone, giovani, territori — non rappresentano ambiti separati, ma parti di un unico sistema coerente, in cui ogni progetto contribuisce a definire un modello di ristorazione più consapevole e responsabile. Il Gruppo Aimo e Nadia si propone così come un laboratorio contemporaneo, in cui l’eccellenza gastronomica si affianca a una riflessione più ampia sul ruolo dell’impresa nel contesto sociale e culturale.

Come sottolineiamo sempre, oggi fare ristorazione significa assumersi una responsabilità che va oltre il piatto. Significa prendersi cura delle persone che lavorano con noi, contribuire alla crescita delle nuove generazioni e costruire relazioni autentiche con i territori e le loro filiere. È un lavoro culturale prima ancora che imprenditoriale. Questo approccio definisce una traiettoria chiara: una ristorazione capace di evolversi, mantenendo solide le proprie radici e ampliando il proprio impatto nel tempo.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Stefania Moroni, Alessandro Negrini e Fabio Pisani

di

Stefania Moroni, Alessandro Negrini e Fabio Pisani

Stefania, figlia di Aimo e Nadia Moroni, è la ceo del Gruppo Aimo e Nadia che comprende oggi, oltre all'ammiraglia Il Luogo, anche Vòce e bistRo. Negrini e Pisani coordinano tutta l'offerta food del gruppo, del quale sono diventati anche soci, e firmano dal gennaio 2005 la carta de Il Luogo

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