Maddalena Fossati: «La cucina italiana deve diventare patrimonio immateriale dell'umanità Unesco»

La direttrice de La Cucina Italiana racconta l'iniziativa lanciata con il numero di luglio. Affidato a un ospite d'eccezione, Massimo Bottura. Poi toccherà a Oldani, Klugmann, Cracco...

08-07-2020
La copertina del numero di luglio de La Cucina Ita

La copertina del numero di luglio de La Cucina Italiana. La foto di Massimo Bottura è stata scattata dall'artista francese JR

«Un'impresa, si tratta di un impresa. Non sarà facile, me lo hanno ripetuto tutti da quando ho iniziato a parlare di questa mia idea. Però le cose difficili non mi spaventano, preferisco provarci, vedere se ce la facciamo e piuttosto fallire, ma non voglio star ferma ad aspettare che le cose succedano da sole».

Racconta così, con il sorriso, Maddalena Fossati, direttrice de La Cucina Italiana, l'iniziativa lanciata dalla storica testata: #LaCucinaItalianaGoesToUnesco. Con il numero in edicola in questo mese di luglio infatti, La Cucina Italiana ha presentato un nuovo e ambizioso progetto di comunicazione volto a sostenere il valore universale della cultura gastronomica italiana: una grande iniziativa corale per candidare all’Unesco la “cucina italiana” quale patrimonio immateriale dell’umanità. In copertina, e a firmare come "direttore ospite", Massimo Bottura

«Era un'idea che era già nell'aria da qualche tempo - spiega Fossati - da un po' riflettevo su quello che mi sembrava uno scollamento tra la cucina di casa e quella dei grandi chef. Come se fossimo portati a rinnegare la cucina della mamma o della nonna, in favore di uno stile più alto e ricercato. Poi durante il lockdown mi è capitato di intervistare, con l'appuntamento chiamato "Ora di cena", molti chef, chiedendo loro di raccontarci le ricette che stavano facendo a casa, o i loro segreti. Da questa esperienza è uscita a mio parere una visione della cucina più intima e casalinga».

Anche grazie a queste esperienze, l'idea è diventata un obiettivo concreto: «Fedele Usai (AD del gruppo Condè Nast, ndr) aveva questo bellissimo progetto di affidare la direzione di un numero della Cucina Italiana a un cuoco, un'operazione simile a quella fatta a Vanity Fair con Paolo Sorrentino. Però ci voleva una grande impresa ad accompagnare questo progetto, non volevamo fosse una cosa fine a se stessa. Ed ecco quindi concretizzarsi l'idea della canditatura all'Unesco della cucina italiana. Credo debba essere un obiettivo condiviso, non tanto come magazine, come brand, ma come italiani. Perché la nostra cucina è la nostra identità, ed è l'ambito in cui questa identità si esprime al suo massimo livello. Così ci siamo lanciati in questa impresa in maniera folle».

Maddalena Fossati Dondero con Massimo Bottura (foto La Cucina Italiana)

Maddalena Fossati Dondero con Massimo Bottura (foto La Cucina Italiana)

Una follia che però è stata immediatamente (o quasi...) raccolta: «Siamo usciti da una riunione, che per noi resterà storica, il 27 maggio, avendo preso la decisione di partire con l'iniziativa. E con la certezza che il primo numero non poteva che essere diretto da Massimo Bottura, che oggi è la persona che più di ogni altra incarna questa identità italiana. Così gli ho scritto...e lui mi ha risposto che ero matta. Che stava per riaprire dopo il lockdown l'Osteria Francescana, la Franceschetta Casa Maria Luigia tra l'1 e il 2 giugno: come potevo chiedergli di dirigere un numero della Cucina Italiana? Io non mi sono data per vinta, anzi. Onestamente, l'ho "stalkerato", inseguito, per un paio di giorni, finché ha ceduto e ha accettato».

Assegnato il primo numero a Bottura, ne seguiranno altri cinque, con altri cinque protagonisti della nostra cucina. Qualche anticipazione direttamente da Maddalena Fossati: «Il prossimo sarà Davide Oldani. Poi Antonia Klugmann. Poi toccherà a Carlo Cracco. Gli ultimi due...per adesso preferisco non svelarli, li dirò più avanti».

L'iter della candidatura, invece, richiederà poi la collaborazione con altri soggetti: «Creeremo un comitato che supporti questa iniziativa e firmi la candidatura. Per i 90 anni della rivista abbiamo ricostituito il Comitato di Degustazione che aveva caratterizzato la fondazione della Cucina Italiana, con undici illustri personaggi con cui condividere la nostra idea di "Cucina Italiana Felice" e lavorare insieme per la sua diffusione: tra questi c'è anche Paolo Marchi, ideatore di Identità Golose. In questo nuovo comitato inviteremo tutti e undici i membri che già sono con noi, estendendo poi la partecipazione ad altre personalità rappresentative del nostro paese. Sicuramente poi ci faremo aiutare: non è un progetto che vogliamo fare da soli, vogliamo creare un movimento che aggreghi le forze in campo a favore di questa candidatura. Poi servirà collaborazione: quando parliamo di "togetherness", non ci rivolgiamo solo agli altri, è uno spirito che parte da noi. Ci alleeremo con altre organizzazioni per portare a compimento questa impresa».

Sul numero di luglio, le riflessioni di due membri del Comitato di Degustazione de La Cucina Italiana: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Paolo Marchi

Sul numero di luglio, le riflessioni di due membri del Comitato di Degustazione de La Cucina Italiana: Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Paolo Marchi

Identità Golose è già in prima linea, e il nostro direttore Paolo Marchi firma, sul numero di luglio de La Cucina Italiana, un articolo in cui esprime le sue idee su questo ambizioso obiettivo, di cui riportiamo i primi paragrafi.

La cucina più consumata ogni giorno al mondo? Quella italiana no, non fosse altro perché due Paesi come Cina e India sommano tra loro attorno ai 2 miliardi e 700 milioni di abitanti. Ma la più simpatica, brillante, richiesta, varia, generosa (non solo nelle porzioni, concetto a volte travisato), golosa, imprevedibile, questo sì. Non che cucine di altre parti e altre nazioni siano meno frammentate e multiformi della nostra ma, senza allontanarci dalle due immense realtà citate prima, quando parliamo di Italia parliamo di una penisola che accoglie 60 milioni di abitanti. Stesso numero di abitanti, altri Stati presentano una tavola molto meno differenziata e ricca. La cucina italiana pesa come fosse espressione di centinaia e centinaia di milioni di anime perché figlia di una biodiversità ricca come non è facile trovare in tutti i continenti. Piace a tutti, sa relazionarsi con popoli che hanno facilmente radici differenti al punto che noi per primi sappiamo essere la somma di tante e tante cucine regionali, se non di territori ancora più piccoli. Forse è proprio per questo che le nostre culture gastronomiche hanno ottenuto lustro e spazio a livello di Patrimonio immateriale dell'Unesco per singoli segmenti. Penso all'Arte dei pizzaiuoli napoletani o alla Dieta Mediterranea che, pure se codificata per la prima volta in Campania, quindi in Italia, abbraccia un territorio ben più vasto per geografia, cultura, specificità. È tempo che l'Universo Italia sia riconosciuto nella sua globalità, che noi stessi, noi italiani intendo, si superino campanili, egoismi e orgogli di paese e si vada oltre la grandezza di singole tradizioni, ricette, sviluppi per creare un caleidoscopio gastronomico che raggruppi tutte quelle situazioni in cui, dal Nord al Sud, dalle isole all'arco alpino e alla catena appenninica, possiamo riconoscerci tutti.


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