Heston dietro le quinte

Blumenthal a Courmayeur tra sci, cibo e notti brave. Lo chef del Fat Duck è pieno di progetti

13-01-2016
Heston Blumenthal, al centro, con Clare Smyth e Sa

Heston Blumenthal, al centro, con Clare Smyth e Sat Bains a Courmayeur, nei giorni scorsi. Il celebre chef britannico ha animato per il terzo anno consecutivo la Mountain Gourmet Ski Experience

«Vieni a giocare a ping pong?»: Heston Blumenthal, a Courmayeur per l’evento Mountain Gourmet Ski Experience, lo chiede anche a un divertito Paolo Marchi. Si è fatto installare due tavoli da table tennis nei sotterranei del Grand Hotel Royal & Golf che lo ospita, e vi disputa interminabili partite antimeridiane. Una forza della natura, Heston: si racconta nei corridoi dei tanti Negroni sorbiti la sera prima, peraltro tra un brindisi di vino e l’altro; poi passa le ore della tarda notte a raccontarti le sue teorie sulla religione, l’antropologia e la linguistica, salvo scoprire il mattino (e il ping pong) successivo che s’è lanciato sulle piste da sci quando la sveglia dei comuni mortali ancora era addormentata.

L’energia, insomma, non gli manca, né gli è mai mancata. Come la creatività. «Mai visto uno così», ci raccontava l’altro giorno Andrea Aprea, che ha lavorato con lui qualche anno fa, preparando infiniti e squisiti Salmoni alla liquirizia: «E’ una spanna sopra gli altri – e nel dircelo, lo chef del Vun di Milano indica una distanza di almeno un metro – Una fantasia incredibile. Mi viene in mente un cuscino che sembrava levitare (grazie a un invisibile e silenzioso meccanismo di soffi d’aria, ndr), su cui aveva poggiato due leggerissime meringhe. Ha avuto un solo handicap, in una straordinaria carriera: il suo periodo boom è coinciso con quello di Ferran Adrià, un altro mostro».

A Courmayeur, il mostro inglese è di casa. Viene da tempo a godersi la neve, «è una località sciistica perfetta per un lungo weekend di sci, ideale per fuori pista”, ci spiega. Ed è stato lui, tre anni orsono, a ideare la Mountain Gourmet Ski Experience. Spiega: «Ho incontrato Amin Momen, co-fondatore e amministratore delegato di Momentum Ski (una società che organizza vacanze sciistiche tailor made, ndr) in un viaggio stampa a Ischgl, 10 anni fa». Momen, origini iraniane, è di casa a Courma dagli anni Ottanta: così portò sotto il Monte Bianco il suo nuovo amico. Lui vi trovò anche «buon cibo preparato da persone che lavorano duro», dice. E fu amore a prima vista.

Gli chef al Mountain Gourmet Ski Experience: in primo piano, a sinistra è Sat Bains, mentre Clare Smyth è la terza da destra

Gli chef al Mountain Gourmet Ski Experience: in primo piano, a sinistra è Sat Bains, mentre Clare Smyth è la terza da destra

Miscelando sport e buona cucina, è nata dalla sua mente anche Mountain Gourmet Ski Experience: «Un giorno io e Amin ci siamo seduti in una terrazza soleggiata, dopo lo sci, era mattina. Abbiamo pensato di creare un evento sul cibo, proprio qui, a Courmayeur. Abbiamo scritto l'idea sul retro di un tovagliolo di carta rossa e poi l’abbiamo sviluppata». Si è appena conclusa, come detto, la terza edizione, coronata da grande successo: ha condotto in Val d’Aosta, oltre a Blumenthal, altri grandi firme della cucina inglese come Sat Bains, Clare Smyth (l’abbiamo intervistata qui) e Marcus Wareing.

Sono stati soprattutto questi ultimi, coi loro staff, a preparare pranzi e cene luculliane, alternandosi ai migliori nomi della ristorazione cormaiorese (sì, si dice così), mentre Heston si dedicava più che altro «al mio ruolo di anfitrione, che non lascia molto tempo per la cucina. Nelle ultime due edizioni però ho creato diverse varianti di una cioccolata calda da gustare sulle piste, la prima era una specie di viaggio intorno alla torta Foresta Nera, l'altra ispirata da una sorta di nuvola aromatica con pane nero, cioccolato, foglia d'oro e biscotto al tartufo bianco». Quest’anno l’idea è stata quella dei cocktail all’azoto liquido: andati a ruba.

Cocktail e gelati all'azoto presentati da Blumenthal a Courmayeur

Cocktail e gelati all'azoto presentati da Blumenthal a Courmayeur

Tra un cocktail azotato e l’altro, Blumenthal si è concesso (con parsimonia) anche ai taccuini dei giornalisti. Ha spiegato: «Ho appena riaperto il Fat Duck, con un nuovo accento sulla consapevolezza, la narrazione, la nostalgia e la felicità, per renderlo un luogo più emozionante e accessibile da parte di tutti. E' stato un anno molto impegnativo, sto anche collaborando alla ridefinizione dei corsi Gcse (sta per General Certificate of Secondary Education, ndr) sul cibo e la cucina nelle scuole. E portiamo in questi giorni a termine un progetto per far sì che gli astronauti britannici possano gustare nello spazio una buona tazza di tè e un sandwich al bacon». Senza contare il documentario in quattro parti, in preparazione, sull’esperienza del Fat Duck in Australia: l’intero staff si è trasferito per sei mesi nelle Crown Towers di Melbourne per consentire i lavori di rinnovamento nella sede storica di Bray, nel Berkshire. Riaperta da poco, come si diceva.

Qualche pensiero Blumenthal l’ha riservato anche alla cucina italiana: «Avete prodotti straordinari, ma siete fin troppo ingabbiati dalla vostra tradizione. Come ha spiegato a Valeria Senigaglia, su Gazza Golosa: «Il pasto è stato creato nello stesso modo ovunque, ma ci sono culture più predisposte al surreale e all’elemento creativo, ad esempio quella britannica. Alice nel Paese delle Meraviglie (cui si ispira anche il nuovo sito internet del ristorante: una mappa interattiva svela perfino il Bianconiglio con una tazza di tè!) e La Fabbrica di Cioccolato ne sono ottimi esempi. L’Australia da questo punto di vista è simile all’Inghilterra, al contrario a Tokyo la cucina è espressione di purismo mentre in Italia siete estremamente tradizionalisti e regionalisti».


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