14-07-2026

Il vitigno delle torri: Regina Ribelle racconta il patrimonio identitario della Vernaccia di San Gimignano

Nella quarta edizione della wine fest, le degustazioni dell'annata 2025 confermano la vocazione evolutiva del bianco toscano, capace di intercettare le nuove tendenze del mercato

I banchi d'assaggio in Piazza del Duomo a San

I banchi d'assaggio in Piazza del Duomo a San Gimignano

Ci sono vini che nascono grandi e vini che diventano grandi. La Vernaccia di San Gimignano appartiene a una categoria ancora diversa: quella dei vini che attraversano i secoli senza perdere la propria identità. I 750 anni celebrati durante la quarta edizione di Regina Ribelle – Vernaccia di San Gimignano Wine Fest non rappresentano soltanto una ricorrenza simbolica. Sono la conferma di una storia che pochi altri vini italiani possono rivendicare. La prima attestazione documentata della Vernaccia risale infatti al 1276, mentre nel 1966 questo bianco divenne il primo vino italiano a ottenere la Denominazione di Origine Controllata.

Due date che raccontano un percorso unico, fatto di gloria, declino e rinascita. La manifestazione organizzata dal Consorzio della Vernaccia di San Gimignano, in collaborazione con il Comune, ha riportato al centro del dibattito proprio il rapporto tra passato e futuro di una denominazione che continua a rappresentare un caso quasi irripetibile nel panorama nazionale. Nel corso della due giorni sono stati registrati circa 850 partecipanti e oltre 7.000 assaggi.

La storia, però, per quanto importante, non basta più. Per secoli la Vernaccia è stata uno dei vini più celebrati d'Europa. La sua fama attraversò il Medioevo e il Rinascimento, conquistando le tavole delle corti e dei grandi mercanti. Dante, Boccaccio e Francesco Redi contribuirono a costruirne il mito. Poi arrivarono il cambiamento dei gusti, l'affermazione dei vini rossi e un lungo periodo di marginalizzazione che rischiò di relegarla a semplice memoria storica. La sua sopravvivenza non era affatto scontata.

La rinascita avvenne nel Novecento grazie al recupero del vitigno e alla determinazione di una generazione di produttori che comprese il valore di un patrimonio unico. Oggi quella scelta appare lungimirante. I 750 ettari rivendicati a Vernaccia di San Gimignano Docg rappresentano infatti il cuore di un territorio viticolo che conta circa 2.000 ettari complessivi, distribuiti sulle colline che circondano la città delle torri.

È un paesaggio che contribuisce in maniera decisiva alla personalità del vino. I terreni pliocenici, costituiti da sabbie gialle, tufo e argille marine, uniti a un clima ventilato e relativamente asciutto, generano quella trama sapida che da sempre costituisce la firma più riconoscibile della Vernaccia. Una caratteristica che emerge con particolare evidenza nelle interpretazioni più ambiziose della denominazione.

Le degustazioni dedicate all'annata 2025 hanno confermato una qualità media elevata nonostante una stagione climaticamente complessa. Le piogge primaverili ben distribuite, una grandinata estiva che ha inciso soprattutto sulle quantità e le precipitazioni di settembre hanno imposto attenzione in vigneto, ma le uve sono arrivate alla raccolta in condizioni sanitarie soddisfacenti, con acidità e freschezza particolarmente interessanti. Più che l'annata, tuttavia, colpisce la direzione intrapresa dalla denominazione.

La Vernaccia sembra aver definitivamente compreso che la propria forza non risiede nell'inseguire modelli stilistici estranei alla sua natura. I risultati più convincenti arrivano dalle Riserva e dalle selezioni aziendali, vini che valorizzano la vocazione evolutiva del vitigno e la sua capacità di tradurre il territorio in tensione gustativa, profondità e complessità. In un momento in cui il mercato mostra crescente interesse per bianchi identitari, meno costruiti sull'esuberanza aromatica e più orientati alla personalità territoriale, la Vernaccia possiede caratteristiche che appaiono straordinariamente attuali. Resta però aperta una questione che va oltre la qualità del vino.

A Regina Ribelle erano presenti 25 aziende, un numero significativo ma distante dalle 79 associate al Consorzio. Non si tratta necessariamente di una criticità, ma è un dato che invita a riflettere. Le denominazioni che riescono a crescere in termini di valore sono quasi sempre quelle capaci di presentarsi al mercato con una visione condivisa e una forte coesione interna. La sfida della Vernaccia non sembra essere quella della qualità, ormai consolidata da anni. Piuttosto quella della percezione. Paradossalmente molti consumatori conoscono il nome Vernaccia senza associarlo immediatamente alla Toscana. Una contraddizione che racconta quanto lavoro resti ancora da fare sul piano della comunicazione e del posizionamento. La fortuna di San Gimignano è quella di poter contare su uno dei territori più riconoscibili e visitati d'Italia. La sfida è trasformare questa straordinaria visibilità in valore duraturo per il vino simbolo del territorio.

Gli assaggi di Vernaccia 2025

Fattoria La Torre – Acquaiole
Una Vernaccia che gioca sulla finezza più che sulla forza. Profumi di erbe aromatiche, tra timo, basilico e mentuccia, accompagnano richiami di pera ancora croccante. Al sorso è succosa, dinamica e ben sostenuta da una piacevole energia.

La Lastra
Immediata e piacevole nell'approccio, apre su note di pesca bianca e pera con leggere sfumature zuccherine. La bocca è agile, calda il giusto e caratterizzata da una bella bevibilità che accompagna un finale appetitoso.

La Roccaia
La componente minerale è il tratto distintivo di questa etichetta. Pietra e freschezza guidano un sorso teso, saporito e di buona intensità. Chiusura in progressione che lascia il segno.

Mormoraia
Eleganza e armonia sono le sue carte migliori. Il profilo aromatico è fresco e fruttato, con una dolcezza appena accennata che non appesantisce mai il quadro. In bocca trova equilibrio tra struttura e freschezza, mantenendo sempre una piacevole compostezza.

Podere Le Volute
Profuma di fieno, erbe di campo e campagna toscana. Il sorso è vivace, nervoso e coinvolgente, sostenuto da una bella succosità e da una materia che riempie il palato senza perdere slancio.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Leonardo Romanelli

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Leonardo Romanelli

Fiorentino, classe 1963, è un gastronomo, sommelier, cuoco, giornalista, commediografo, scrittore, autore e conduttore radiotelevisivo italiano

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