Nero d'Avola da valorizzare: ecco tre esempi dove l'identità viene premiata

Gli assaggi delle cantine Pianogrillo, Tenuta La Favola e Di Giovanna: da tre zone diverse della Sicilia, vini dalla grande espressività

20-01-2023
a cura di Raffaele Foglia
Approfondimento sul Nero d'Avola, dopo la full

Approfondimento sul Nero d'Avola, dopo la full immersion del Consorzio Sicilia Doc

Abbiamo avuto modo, recentemente, di approfondire il discorso del Nero d’Avola, grazie alla “full immersion” organizzata dal Consorzio Sicilia Doc.

Come già detto in questo articolo, il principale vitigno a bacca rossa della Sicilia sembra essere sempre più alla ricerca della propria identità, uscendo da quegli stereotipi nati una ventina (e anche più) di anni fa, che descrivevano il Nero d’Avola come un vino alcolico, ricco e pesante.

Durante il nostro approfondimento, tra i vari assaggi, abbiamo potuto incontrare tre realtà che portiamo come esempio di come il Nero d’Avola possa essere portato nella modernità grazie alla semplicità. Si tratta solo di tre esempi, nella certezza che un po’ tutte le aziende stanno guardando in questa direzione identitaria.

I vigneti di Pianogrillo

I vigneti di Pianogrillo

Pianogrillo si trova a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa. «Forse siamo più conosciuti per l’olio – spiega il titolare Lorenzo Piccione - Da 9 anni ci siamo dedicati anche alla produzione di vino (prima vendemmia nel 2013). Abbiamo circa 100 ettari, 60 di uliveto e 7 vitati, dai quali produciamo circa 80mila bottiglie. Il Nero d’Avola viene coltivato tra i 470 e i 550 metri di quota, è un po’ atipico proprio per questa altitudine: il terreno è calcareo/argilloso, diverso anche dagli areali più bassi, come quelli di Pachino per fare un esempio, da dove arrivano vini leggermente più corposi e strutturati».

Il segreto di Pianogrillo è la semplicità. «Faccio i vini che mi piacciono – sottolinea Piccione - vini quotidiani, al di sotto dei 10 euro a bottiglia. La vinificazione è tradizionale, in acciaio, per fare poi affinamento solo in botti grandi da 25/30 ettolitri o in tini troncoconici». Il Nero D’Avola Déraciné 2020, che sta per uscire sul mercato, affina 4 mesi di legno: frutto croccante, intenso ma non invadente, molto pulito, e al sorso piacevole.

La gamma completa dei vini di Pianogrillo

La gamma completa dei vini di Pianogrillo

Il Déraciné 2019, anche grazie a un anno in più in bottiglia, è più completo ed equilibrato: bella frutta rossa, di ciliegia, un tocco di floreale ma anche una leggera nota balsamica fresca; in bocca grandissima bevibilità. Di maggiore struttura l’Otto/Otto 2019, che affina 24 mesi di legno: vino più complesso, ricco, ma non pesante.

Alla Tenuta La Favola, nella campagna a sud di Noto, Corrado Gurrieri e la moglie Valeria hanno una cura quasi maniacale per i terreni. «Io sono agronomo – spiega Gurrieri - ho lavorato molto nella ricerca e nello studio sui cloni di Nero d’Avola. Prima c’era una corsa a produrre sempre di più. Il terreno? Era solo un mezzo di produzione, non era vita. Quello di allora era un tipo di agricoltura che distrugge, che non lascia nulla. Ma io ho voluto cambiare l’approccio, per la mia azienda, per coltivare in equilibrio».

Corrado Gurreri nei vigneti di Tenuta La Favola

Corrado Gurreri nei vigneti di Tenuta La Favola

«Le monocolture durano pochi anni, poi cedono. Era necessaria un’integrazione della biodiversità, anche con le erbe spontanee. Sono infestanti? No, vanno in competizione con la vite e riescono ad avere un’influenza anche contro le malattie. Siamo a 80 metri sul livello del mare, su un terreno che riesce a trattenere molto bene l’acqua».

Studi che si sono applicati alle varie fasi agronomiche, dal sovescio ai trattamenti, per poi arrivare in cantina. «Abbiamo 18 ettari totali, 10 a vigneto, 4 a uliveto e il resto è zona di compensazione biologica. In cantina utilizziamo le vasche di pietra di Modica».

Il loro Nero d’Avola ha una grandissima freschezza, sia al naso che al sorso: un frutto netto, preciso, suadente, che in bocca si traduce in pulizia e bevibilità, ma anche ottima lunghezza. Una bottiglia che rende onore al Nero d’Avola.

Il Nero d'Avola Vurrìa di Di Giovanna

Il Nero d'Avola Vurrìa di Di Giovanna

Ci spostiamo infine in provincia di Agrigento, per la precisione nella riserva naturale di Monte Genuardo a Sambuca di Sicilia: qui troviamo Di Giovanna, azienda che da ben 25 anni lavora in biologico, con l’obiettivo di valorizzare sempre di più la materia prima e mantenere la sostenibilità. Cento ettari complessivi, 65 a vigneto, 14 a ulivi e 21 a bosco e campi di grano, con terreni su aree differenti che partono da un minimo di 400 metri di altitudine, salendo fino addirittura agli 830 metri.

Il Nero d’Avola Vurrìa arriva da uve coltivate nel vigneto di Miccina, che si trova nel territorio di Contessa Entellina, provincia di Palermo, con un’altitudine media di 450 metri, suolo minerale di medio impasto, ricco di sostanza organica. Il vino che ne risulta è particolarmente ricco al naso, avvolgente, ma anche molto elegante, con le immancabili note di frutta che si sposano che tocchi leggermente speziati. In bocca sorprende per acidità e bevibilità. Un altro ottimo esempio di Nero d’Avola, che non ha smarrito la propria identità. E poi c’è Helios, sempre Nero d’Avola, che ha un maggiore affinamento in legno, anche piccolo: maggiore struttura e ottima prospettiva per il futuro. Piccolo off topic: anche il loro olio Gerbino è davvero ottimo.

Sono comunque tre produzioni, queste, che guardano al futuro: il passato e – speriamo – i vecchi pregiudizi sono ormai alle spalle.


Rubriche

In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo