Oltrepò Pavese e Pinot Nero, per superare scandali e pregiudizi

Un gruppo di 23 produttori si è fatto avanti: l'obiettivo è valorizzare tutto il territorio, partendo dal nobile vitigno. Ma serve rigore

28-01-2022
a cura di Raffaele Foglia
I produttori di Oltrepò - Terra di Pinot Nero du

I produttori di Oltrepò - Terra di Pinot Nero durante la manifestazione a Milano

Il vero scandalo dell’Oltrepò Pavese è quello di non riuscire a valorizzare una zona vitivinicola tanto affascinante e ricca. Ma purtroppo la parola scandalo è stata troppo spesso associata all’Oltrepò Pavese per altri e ben più tristi motivi.

Una situazione che ben conoscono i produttori pavesi e che vogliono rialzare la testa. In particolare nei mesi scorsi si è fatto avanti un gruppo di 23 produttori che ha scelto come proprio portabandiera il più nobile dei vitigni della zona: il Pinot Nero. Con la speranza che tra gli esperti del mondo del vino, ma anche e soprattutto nei consumatori, il pensiero del Pinot Nero in Italia possa condurre immediatamente in Oltrepò Pavese.

Una suggestiva immagine dell'Oltrepò Pavese

Una suggestiva immagine dell'Oltrepò Pavese

La presentazione ufficiale di questa iniziativa è avvenuta a Milano, con l’intervento dei comunicatori del vino Filippo Bartolotta e Armando Castagno.

Il gruppo, che si chiama “Oltrepò – Terra di Pinot Nero”, attualmente è composto dalle cantine Alessio Brandolini, Quaquarini Francesco, La Travaglina, Pietro Torti, Ballabio, Bruno Verdi, La Versa, Scuropasso, Giorgi, Castello di Cigognola, Conte Vistarino, Cordero San Giorgio, Finigeto, Frecciarossa, Giulio Fiamberti, La Genisia, La Piotta, Manuelina, Marchese Adorno, Monsupello, Montelio, Tenuta Mazzolino e Tenuta Travaglino.

Armando Castagno, Alessio Brandolini e Filippo Bartolotta durante l'incontro

Armando Castagno, Alessio Brandolini e Filippo Bartolotta durante l'incontro

«L’obiettivo – ha raccontato Bartolotta - è eliminare il razzismo enologico e gettare nuova luce sul territorio. C’è un pregiudizio sul nome, e questo crea difficoltà. Ma l’Oltrepò è un territorio molto ricco e sfaccettato. Ci si perde facilmente tra i 13.500 ettari di vite. Di questi 3.000 sono a Pinot Nero e rappresentano il distretto più grande d’Italia. In Champagne si arriva a 13.500 ettari, in Borgogna a 12mila».

Entrando nello specifico, si capisce come l’Oltrepò sia un territorio dal grandissimo potenziale, purtroppo non sempre sfruttato al meglio. «I terreni sono vari: argilla, poi si sale e si trovano suoli più calcarei, con vene gessose, che portano la sapidità. E poi ancora terreni più tortoniani lungo le vallate. Si formano colline che somigliano a piccoli “panettoni”, con esposizioni praticamente a 360 gradi, ma anche con fortissime escursioni termiche, senza contare l’influenza i numerosi venti».

Un territorio ricco dove è possibile crescere

Un territorio ricco dove è possibile crescere

Ma soprattutto «qui si fa vino da sempre – sottolinea ancora Bartolotta – Basti pensare che la prima bottiglia di spumante in Oltrepò è del 1865 con la collaborazione tra Conte Vistarino e Gancia».

Armando Castagno, grande conoscitore di Pinot Nero, ma soprattutto tra i massimi esperti di Borgogna, ha voluto sottolineare come l’Oltrepò abbia una grande potenzialità legata al terroir. Ma nel senso più “francese” del suo significato. «In Francia – spiega Castagno – c’è una definizione precisa di terroir, che più o meno fa così: è uno spazio geofisico delimitato entro il quale una comunità umana ha costruito nella sua storia un sistema di sapere collettivo basato sulle interazioni reciproche di questi tre elementi: comunità, terreno, vitigno. Gli interessi così messi in gioco rivelano una originalità, delineano una tipicità e sfociano in una reputazione». Originalità, tipicità e reputazione: elementi chiave per il rilancio. «L’importante è non scimmiottare la Borgogna, per individuare la propria cifra stilistica».

Dietro a Castagno, Brandolini e Bartolotta, in piedi da sinistra, Francesca Seralvo e Ottavia Giorgi Vistarino

Dietro a Castagno, Brandolini e Bartolotta, in piedi da sinistra, Francesca Seralvo e Ottavia Giorgi Vistarino

Il gruppo Terra di Pinot Nero è spinto da grande entusiasmo, ma anche da un giusto orgoglio, come evidenzia Alessio Brandolini a nome dei produttori coinvolti. «Il merito è di Francesca Seralvo che ha fatto partire questa iniziativa. Il Pinot Nero è il nostro fiore all’occhiello. Vogliamo parlare dell’Oltrepò tramite il Pinot Nero».

Ottavia Giorgi Vistarino, vice presidente del Consorzio di Tutela dell’Oltrepò Pavese, ma anche una delle anime di Terra di Pinot Nero, ha voluto fare alcune fondamentali precisazioni. «Noi siamo un gruppo indipendente, ma la nostra iniziativa ha avuto il patriocinio del Consorzio. Non c’è alcun contrasto, ma dobbiamo pensare che il Consorzio tutela tutta la denominazione nella sua interezza».

Nessuno scisma, quindi, ma più che altro la volontà di portare avanti il Pinot Nero come portabandiera dell’Oltrepò, così come la vittoria di Marcell Jacobs alle Olimpiadi ha fatto da traino per tutta l’atletica leggera italiana.

Il passaggio fondamentale è quello del “far sapere”, visto che anche solo a Milano – ammettono i produttori – è difficile far conoscere la qualità del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, non tanto agli operatori del settore, ma ai consumatori.

Un momento della degustazione dei vini

Un momento della degustazione dei vini

Secondo Armando Castagno, la parola chiave deve essere “rigore”. «No all’anarchia totale – spiega – Ma si deve partire dal rigore assoluto, perché il consumatore è pronto alle novità».

Che poi, a ben vedere, non sono nemmeno novità, perché il Pinot Nero fa parte delle radici storiche dell’Oltrepò. La novità, invero, è la voglia di uscire dai preconcetti, dalle logiche delle damigiane e del vino da caraffa in trattoria, mostrando come ci sia una grande qualità che va ben oltre al “dire comune”.

Ancora una splendida immagine dell'Oltrepò Pavese

Ancora una splendida immagine dell'Oltrepò Pavese

Se tra i cosiddetti “addetti del settore” c’è la consapevolezza di avere, in Oltrepò, una grande potenzialità che già si sta esprimendo, tra i consumatori c’è ancora l’idea del vino da “prezzo” e non di qualità. Una sfida anche questa, da intraprendere alzando appunto i prezzi a bottiglia, non per avere un guadagno puramente economico, ma soprattutto per dimostrare che questi prodotti hanno un importante valore, da dimostrare anche facendoli pagare qualche euro in più.

La dimostrazione si è avuta nell'assaggio dei vini, sia i Pinot Nero vinificati in rosso, sia quelli in Metodo Classico: la qualità ma soprattutto la finezza di questi prodotti è elevatissima, tutti e 23 i produttori hanno mostrato la forza di questo vitigno che in Oltrepò Pavese ha trovato una casa accogliente, che lo ha saputo valorizzare. 

Metodo Classico e vinificato in rosso: il Pinot Nero è protagonista

Metodo Classico e vinificato in rosso: il Pinot Nero è protagonista

Inutile - anzi, dannoso - fare paragoni con altre zone del mondo, o anche solo d'Italia. L'Oltrepò deve preservare la propria identità, abbattendo quel muro di scetticismo che purtroppo ancora sussiste. 

Difficile? Sì, ma se l’operazione è condivisa da tutti i produttori, magari anche da chi non ha vigneti a Pinot Nero, può diventare una “chiave di volta” per dimostrare quanto di buono si può fare in Oltrepò Pavese che resta una delle zone più sottovalutate d’Italia. Ma la manifestazione di Milano, con questi 23 produttori, è un segnale: Oltrepò, si può.


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