Gavi DOCG Pisé La Raia 2018: l’evoluzione di un cru

Dal 2018 al 2015: la storia del cru dell'azienda vitivinicola di Novi Ligure che, con l'annata 2018, sperimenta un inedito passaggio in botte

04-12-2021
a cura di Marialuisa Iannuzzi
Il Gavi Pisè La Raia 2018 presentato in anteprima

Il Gavi Pisè La Raia 2018 presentato in anteprima presso il ristorante Innocenti Evasioni a Milano. Il nome Pisè richiama quello della tecnica di costruzione della cantina, realizzata in terra cruda (appunto il pisé), terra viva che garantisce in cantina un ottimo scambio termico e le migliori condizioni per la lavorazione delle uve

Conoscere un vino è gioia gradita, il risultato di sorsi che si susseguono nel tempo o un’infatuazione immediata, sin dal primo assaggio. Gli aromi che il nettare trasporta nel naso e sul palato, la struttura del gusto vengono, in entrambi i casi, assorbiti dalla nostra memoria sensoriale e difficilmente sfuggono, una volta infatuati. Ma c’è una forma di conoscenza che va ben oltre la singola bottiglia del cuore, ed è la consapevolezza della capacità di un vino di evolvere: attraverso un percorso verticale se ne svelano premessa, attualità e promessa del vino che verrà. Ed è ciò che l’azienda agricola La Raia, di Novi Ligure, in provincia Alessandria, ha reso così evidente nel corso della degustazione in anteprima del Gavi DOCG Pisé 2018, a buon motivo intitolata L’evoluzione di un Cru.

Evoluzione: prima di tutto perché qualsiasi calice La Raia troverete dinanzi a voi, tenderà sempre a mutare, a non cedersi in pienezza nell’immediato, ma a concedersi sensibilmente, evolvendo, appunto, anche a distanza di pochi minuti, e poi di ore, giorni, anni. Evoluzione perché è l’alfa, la ragion d’essere dell’azienda agricola La Raia, nata nel segno avanguardistico della famiglia Rossi Cairo, che nel 2003 rileva l’azienda e adotta sistemi di coltura in biodinamica: l’adattamento ai cicli lunari, l’uso di concimi naturali, dei lieviti indigeni selezionati fino al ripristino della rotazione perché il terreno si rigeneri, e il prodotto si distingua per qualità, la cui sublimazione ultima è la conservazione e la valorizzazione di un ecosistema e dei suoi frutti.

La verticale inizia proprio dal Gavi Pisè La Raia 2018, per poi passare alle annate precedenti, 2017 e 2015

La verticale inizia proprio dal Gavi Pisè La Raia 2018, per poi passare alle annate precedenti, 2017 e 2015

Per natura, è prediletta la coltivazione in bianco, con tre tipi di Gavi DOCG, e quindi, il Gavi, Gavi Riserva e il Gavi Pisè, il cru di La Raia, oltre due varietà di Piemonte DOC Barbera, con una produzione nettamente inferiore in termini di quantità, perchè asseconda solo ciò che la terra ha di buono da offrire.

Una delle virtù più stimabili di La Raia è quella di non lasciarsi tentare dalla necessità di produrre sempre e a tutti i costi, ma di saltare convinti quelle annate che non soddisfano in termini di proiezione del risultato, e che non offrono un frutto perfetto. Ragion per cui, nel corso della verticale dedicata al cru La Raia, il Gavi Pisé 2018, la giovane enologa dell’azienda, Clara Milani, attraversa il tempo a partire proprio da quest’ultima annata e poi, a ritroso, il Gavi Pisé 2017 e il Gavi Pisè 2015. Un arco temporale contrassegnato da vendemmie davvero diverse tra loro, eppure riconducibili a un unico suolo, quello del Pisè, a 300 metri sopra il livello del mare e caratterizzato da terra rossa: ben drenato, sabbioso, il che limita la vigoria vegetativa e offre un frutto di straordinaria pienezza. Grappoli ambrati, selezionati a fine settembre, con un’importante dotazione di zuccheri e acidità, entrambi ottimi segnali di una prepensione alla longevità.

La degustazione è stata guidata dall'enologa dell'azienda vitivinicola La Raia, Clara Milani

La degustazione è stata guidata dall'enologa dell'azienda vitivinicola La RaiaClara Milani

Ma cosa rende il Pisé 2018 così diverso dalle annate precedenti?

«Il 2018 – commenta Piero Rossi Cairo, che dirige l’azienda La Raia – è stata un’annata che si prestava all’innovazione. Da tempo, infatti, avevamo in mente di aggiungere un passaggio in legno alla lavorazione del Pisé, per comprendere in che modo potessero evolvere i nostri vini con quest’aggiunta che non va a coprire, bensì a esaltare le proprietà organolettiche del nostro cru: le caratteristiche varietali del vitigno Cortese». Dunque pressatura soffice dei grappoli, e poi la decantazione statica del mosto; dopodiché, è previsto un passaggio in barrique, in grandi legni austriaci e non tostati, con una permanenza sui lieviti, sur lies di 12 mesi, e successivamente in acciaio, per almeno altri 12 mesi – una sosta decisiva affinché il Gavi Pisè 2018 possa evolvere prima in bottiglia (per un massimo di 3000 campioni) e poi nei calici, a intervalli più o meno lunghi. Nasce così un Pisé che, seppur presentato in maniera diversa, non è stravolto; un calice che celebra lo studio sul vino, sull’uva, sul territorio, e attraverso l’evoluzione, portato al culmine del suo potenziale: il legno non copre, ma supporta l’espansione dei profumi, ampi, intensi; note floreali a cui si aggiunge una leggera vaniglia, la freschezza delle erbe aromatiche, salvia e rosmarino. Il gusto è caldo, sapido, ricco, con un finale persistente.

Piero Rossi Cairo, dirige l’azienda agricola e vitivinicola La Raia 

Piero Rossi Cairo, dirige l’azienda agricola e vitivinicola La Raia 

Diversamente dalla vendemmia copiosa del 2018, il 2017 sembrava destinato a essere una non-annata, data la difficoltà degli eventi che si sono susseguiti: la gelata di aprile prima, e in seguito sei mesi di siccità. Eppure la natura sorprende, e una produzione limitata regala però, uve dalla buccia spessa, con una generosa concentrazione di aromi. C’è tanta mineralità, gesso, ma anche alloro e un leggero richiamo alla dolcezza della camomilla. In questo caso la fermentazione avviene esclusivamente in acciaio.

Ultimo assaggio, Gavi Pisé 2015: un’annata piovosa, il che gratifica sempre i bianchi. Qui la dolcezza esplode: note maltate, di biscotto e miele d’acacia, ma svetta soprattutto l’impronta tropicale di litchi e papaya matura. Ha un gusto seducente, che spazia dal vegetale al frutto.

2018, 2017, 2015: un solo cru, il Gavi Pisè La Raia e la sua capacità di esprimere tre personalità così distinte, così raffinate e fragranti. Abbiamo conosciuto l’infante, il Gavi Pisè 2018, e la piacevolezza della sua beva “in movimento”; l’espressione massima del 2017, esaustivo, bilanciato, pronto e, infine, il 2015, la maturità raggiunta, l’anima morbida della saggezza. Eppure sentiamo che ciascuno di essi ha ancora molto da dirci. E noi ce lo lasceremo raccontare volentieri nel tempo.


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