Lunae, il Vermentino alla prova del tempo: evoluzione vincente

Diego Bosoni: «Numero Chiuso nasce per capire come questo vino dei colli di Luni possa dialogare con il tempo»

19-11-2021
a cura di Raffaele Foglia
Numero Chiuso di Cantine Lunae, poche bottiglie di

Numero Chiuso di Cantine Lunae, poche bottiglie di Vermentino dei Colli di Luni destinate a un lungo affinamento

Credere nel Vermentino. Lo ripete più volte Diego Bosoni quando racconta dell’azienda di famiglia, Cantine Lunae, a Castelnuovo Magra, in quel lembo di terra di confine dove le colline si affacciano direttamente sul mare.

Credere nel Vermentino significa anche rischiare. Perché sui Colli di Luni il vino era considerato come un alimento, semplice, da bere senza troppi pensieri.

Diego Bosoni durante la degustazione

Diego Bosoni durante la degustazione

Ma la famiglia Bosoni ha sempre pensato che ci potesse essere qualcosa di più da esprimere. «Viviamo in un territorio molto particolare – racconta Diego Bosoni - confine fra tre Regioni, Ligura, Toscana ed Emilia Romagna, una zona comunque da sempre legata al vino. Lunae prende il nome dall’antico Portus Lunae, il porto romano che viene raccontato già da Plinio il Vecchio».

«La nostra è un’origine semplice: siamo contadini. Abbiamo sempre prodotto olio e vino. Mio padre, nel subentrare in azienda, aveva poi deciso di dedicarsi solo al vino. E negli anni 60 ha puntato sul Vermentino, quando era un periodo in cui il vino era soprattutto un alimento. Si dedicò ai vitigni tradizionali, diventando poi un riferimento, anche per tutta la Doc Colli di Luni».

Panorama sui Colli di Luni

Panorama sui Colli di Luni

Così nascono le bottiglie di Vermentino dei Colli di Luni delle Cantine Lunae, che riescono ad avere subito un grande successo, trainati anche da quell’Etichetta Nera che riesce a conquistare numerosi premi e l’apprezzamento da parte di appassionati ed esperti del settore.

Poi nasce Numero Chiuso, ed è un’altra storia: «Numero Chiuso è un vino al quale sono molto legato – spiega Diego Bosoni - è un vino da me fortemente voluto per comprendere il valore del tempo. Volevo capire quanto il nostro Vermentino potesse dialogare con il tempo. Così, per realizzarlo, si scelgono i grappoli migliori, dalle vigne più vocate, annata per annata. Noi abbiamo una grande diversità di terreni, nei nostri 80 ettari di vigne, tutte parcellizzate. Abbiamo una grande ricchezza di diversità di suoli e di terroir. Ogni vigna dà una fotografia diversa del Vermentino».

I dieci anni di Numero Chiuso sono stati il pretesto di testare l’evoluzione nel tempo di questo vino particolare.

Un momento della degustazione

Un momento della degustazione

«Per la prima annata ho saccheggiato le vigne migliori, poi in cantina abbiamo effettuato una pressatura soffice, poi acciaio, e un riposo in botte grande da 20 ettolitri per un anno e mezzo e in bottiglia ancora per 18 mesi. Il primo anno ne furono realizzate solo 2.600 bottiglie. Esce tre anni dopo un classico Vermentino d’annata. Ora facciamo la prima verticale di questo Vermentino, che conclude la prima decade del percorso di Numero Chiuso».

E così ci troviamo davanti a un 2018 esuberante al naso, forse ancora un po’ scomposto, ma dall’enorme potenziale; nel 2017 troviamo più note erbacee, erbe aromatiche, poi frutta matura, e ha un sorso molto profondo.

Diego e papà Paolo Bosoni in vigna, con il nuovo prodotto Cuvée Lunae

Diego e papà Paolo Bosoni in vigna, con il nuovo prodotto Cuvée Lunae

Il 2016 punta maggiormente sulla frutta, il lime in particolare, meno intenso, ma sempre molto elegante; il 2015 ha una grande eleganza, una spiccata balsamicità, grande pienezza e lunghezza in bocca; saltando il 2014 (annata difficile dove è stato preferito non fare il Numero Chiuso), il 2013 rispecchia la stagione più calda, con frutta matura e un ritorno di erbe officinali.

Il 2011 parte con una maggiore presenza di frutta secca, miele, mosto cotto, erbe, molto complesso, in ragione di un’evoluzione cercata e trovata. Per il 2010, invece, c’è una parentesi con l’Etichetta Nera, che non nasce con l’obiettivo di avere longevità, ma che comunque si sa difendere: «È un Vermentino di collina», spiega con semplicità Diego Bosoni. Il Numero Chiuso 2009 inizia a sentire maggiormente il peso degli anni, con una leggera ossidazione. Infine il 2008, la prima annata: la grande sapidità di questo vino lo sostiene e gli permette di arrivare ancora integro a 13 anni dalla vendemmia.

I calici dei 10 vini degustati

I calici dei 10 vini degustati

La chiusura, un po’ a sorpresa, è dedicata a un 2007, per la precisione il Cavagino. «Si tratta di un cru, di una sola vigna a nostro avviso particolarmente vocata, con un terreno ricco di pietra. Questo vino nasce alla fine degli anni Novanta, quando mio padre avvicinò alla barrique. Lui scelse un compromesso: in fermentazione il 40% in barrique e il 60% in acciaio, e poi affinamento solo in acciaio». Un vino che si dimostra molto ricco e complesso, arrivato forse in cima alla sua parabola evolutiva, ma ancora con un’ottima beva.

La domanda conclusiva: il Vermentino può invecchiare? Sì, certamente, ma bisogna anche mettersi nell’ottica di quello che si vuole bere.

Numero Chiuso ha vinto la sua sfida contro il tempo

Numero Chiuso ha vinto la sua sfida contro il tempo

Non ci si può attendere un Vermentino esuberante e scattante – caratteristiche tipiche quando è fresco - dopo 10 anni, bisogna apprezzare l’evoluzione, il passaggio a profumi più balsamici e speziati a scapito di fiori freschi e agrumi. Ma d’altronde questa è stata una prima verticale di Vermentino che è andata così in profondità con le annate. Il potenziale di questo straordinario vitigno, forse, si potrà conoscere realmente tra altri 10 anni.

E Diego Bosoni è pronto, nuovamente, ad alzare l’asticella. Perché il suo esperimento del Numero Chiuso è senza ombra di dubbio un successo.


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