I 200 anni di Zonin, un pezzo di storia italiana all'insegna dell'eccellenza

Una famiglia che da sette generazioni si passa testimone nel segno della qualità. Oggi i vini, provenienti da sette tenute che coprono un’estensione di 4000 ettari, sono conosciuti e apprezzati in oltre 140 Paesi

02-11-2021
a cura di Maurizio Trezzi
Francesco Zonin, Pietro Mattioni, Domenico e Miche

Francesco Zonin, Pietro Mattioni, Domenico e Michele Zonin

Alcune famiglie in Italia hanno fatto la storia dell’impresa e del Paese. AgnelliPirelli, Falck, Campari, Barilla sono nomi che risuonano nell’immaginifico collettivo. Capitani di industria capaci di abbinare le loro vicende imprenditoriali a quelle di prodotti iconici. Zonin, significa Italia, vino, tradizione e territorio. Da duecento anni il nome della famiglia di Gambellara riecheggia nelle case degli italiani, nei ristoranti e nelle enoteche, e richiama - preciso e netto - quei tratti distintivi che, in due secoli di storia, non sono mai cambiati. Sette generazioni, una cultura e una filosofia basata sull’eccellenza, sul radicamento con i luoghi di produzione e, nel terzo millennio, la volontà di creare una cultura contemporanea del vino, dove il Dna italiano si fonde con molteplici tradizioni internazionali.

Oggi Zonin è fra i primi 5 produttori di vino in Italia. Ha possedimenti e tenute in Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli, Toscana, Puglia e Sicilia e al di là dell’oceano atlantico negli Usa e in Cile. Ma non ha mai perso il senso delle sue origini.

La tenuta Ca’ Bolani in Friuli

La tenuta Ca’ Bolani in Friuli

Era il 1821 quando a Gambellara, piccolo centro a pochi chilometri da Vicenza fra le colline da sempre destinate alla coltivazione dell’uva, Giovanni Battista e Girolamo Antonio Zonin, avviano quella collaborazione con i produttori locali che condurrà a un modello imprenditoriale di successo. Passati 100 anni, nell’immediato post “Grande Guerra” Domenico Zonin, a soli 22 anni, grazie a una legittima ricevuta dal padre inizia una limitata produzione propria di vini e liquori. In bicicletta, quindi nel raggio di territorio raggiungibile con la sola forza delle proprie gambe, Domenico parte con la distribuzione e di fatto da il via all’attività delle Cantine Zonin. Passano gli anni, l’azienda cresce e nel 1960, in pieno boom economico, inizia l’ampliamento tramite acquisizioni di diversi terroir d’eccellenza, in Italia e all’estero.

Oggi le sette tenute Zonin coprono un’estensione di 4000 ettari dei quali la metà di superficie vitata, il resto destinato a rimboschimento, olivicoltura e altre colture. Il fatturato 2020 è stato di 190 milioni di euro con una presenza in oltre 140 Paesi. Al marchio di famiglia si sono aggiunti anche con Ca’ Bolani in Friuli, Castello del Poggio in Piemonte, Tenuta Il Bosco (Oltrenero) in Lombardia, Rocca di Montemassi e Castello di Albola in Toscana, Masseria Altemura in Puglia e Principi di Butera in Sicilia. A queste eccellenze si sommano i vini prodotti a Barboursville Vineyards, negli Stati Uniti, in Virginia – proprio di fronte alla casa natale di Thomas Jefferson, terzo presidente degli USA - e quelli cileni a marchio Dos Almas.

Una storia che ha visto sette generazioni passarsi il testimone nel segno della qualità e dell’eccellenza, in una costante evoluzione ed espansione che ha nella ricorrenza del 200 anni un nuovo punto di partenza. «Insieme ai miei fratelli Francesco e Michele - spiega Domenico Zonin, Presidente dell’azienda - crediamo nel valore delle tradizioni e seguiamo l’obiettivo di crescere costantemente in Italia e all’estero grazie alla valorizzazione delle nostre eccellenze enoiche. Il momento della celebrazione è sì un motivo di orgoglio guardando alla strada percorsa, ma anche sprone per guardare ai prossimi duecento anni con lo stesso spirito di imprenditorialità, determinazione e passione che ci contraddistingue. Voglio brindare insieme a tutte le persone nel mondo che ci affiancano quotidianamente e ci permettono di condividere momenti positivi e di convivialità. Con uno sguardo ottimista verso il futuro, accompagnati dalla qualità e autenticità dei nostri marchi».

Pietro Mattioni, CEO Zonin1821

Pietro Mattioni, CEO Zonin1821

Un futuro che ha visto entrare in azienda un rinnovato team di manager guidato dal novembre 2020 dal CEO Pietro Mattioni, veterano della industry degli alcolici, affiancato da una prima linea di stampo internazionale.

«Sono orgoglioso di essere stato chiamato per accompagnare Zonin1821 attraverso uno dei periodi storici più complessi a livello mondiale. Abbiamo un perfetto mix di eccellenze vitivinicole e di professionisti e vogliamo vincere la sfida rappresentata da una rinforzata strategia di espansione internazionale per valorizzare un portafoglio prezioso, in un mercato frammentato, ma anche pieno di opportunità, che vogliamo cogliere». Così Pietro Mattioni, CEO Zonin1821.

Nel corso degli anni la produzione e la distribuzione non si è fermata ai soli vini fermi e spumanti a marchio Zonin, ma si è rafforzata a partire dagli anni '70 grazie all’acquisizione di importanti Tenute situate nei terroir più rappresentativi della storia enoica italiana e che hanno portato l’azienda ad affermarsi nella produzione delle migliori DOC e DOCG italiane.

Francesco, Michele e Domenico Zonin con Pietro Mattioni

Francesco, Michele e Domenico Zonin con Pietro Mattioni

«E’ sempre più difficile crescere attraverso nuove produzioni o nuovi impianti - commenta Francesco Zonin, Vicepresidente - per questo guardiamo con attenzione alle opportunità che in Italia e nel mondo si presentano per aumentare il nostro portafoglio di prodotti con altre acquisizioni. E’ l’unica strada per continuare a crescere. Non abbiamo fretta, cerchiamo qualità non volumi. Ma certamente siamo sempre pronti a cogliere opportunità».

Il settore della ristorazione e dell’hotellerie ha ripreso a crescere dopo i mesi di chiusure forzate imposte, in tutto il mondo, dai lockdown. Un segnale importante per la produzione vinicola che vi trova rilevanti canali di fatturato e visibilità. In molti fra chef e maìtre lamentano la mancanza di personale. Un trend presente anche nel settore della distribuzione vinicola.

«Abbiamo un problema di cambio generazionale - continua Francesco Zonin - e in particolare di mantenimento di una capacità di relazione tra agente e cliente. La pandemia ha accentuato l’utilizzo di sistemi digitali di contatto e vendita che vanno benissimo ma non possono prescindere dal rapporto personale. Penso al nostro agente che qualche anno fa, la mattina del 24 dicembre, partì dalla sua abitazione per venire in sede, prendere una cassetta da 6 bottiglie di vino e per consegnarla personalmente al ristoratore in difficoltà. E’ questo fattore umano che dobbiamo ritrovare e vogliamo perpetuare e che in questo momento facciamo un po’ fatica a trovare nelle nuove generazioni». In questo momento gli sforzi si stanno concentrando anche sull’organizzazione aziendale e l’ottimizzazione dei processi.

Una suggestiva immagine di Castello di Albola in Toscana

Una suggestiva immagine di Castello di Albola in Toscana

«L’ingresso nel 2018 nella compagine azionaria di 21 Invest, che ha sottoscritto un aumento di capitale – prosegue Francesco Zonin – ci sta fornendo strumenti e metodologie organizzative determinanti per preparare una nuova crescita. Questo per consentirci di rendere più efficienti i processi e sviluppare la struttura per poter competere sui mercati internazionali».

I 200 anni di storia Zonin sono stati festeggiati al ristorante Anima del nuovissimo Hotel Milano Verticale, sotto l’abile regia di Enrico Bartolini e del nuovo resident chef Michele Cobuzzi. I Ioro piatti - eccellente il Risotto borragine, calamaretti e uva fragola - hanno accompagnato una serie di degustazioni dei prodotti della famiglia Zonin fra i quali ha impressionato per profondità, personalità e struttura l’Opimio 2018, pinot bianco in purezza di Ca’ Bolani, davvero un gran vino destinato a migliorare ancora negli anni. E ancora il Chianti Classico 2014 Castello di Albola, premiato quest’anno con tre bicchieri dalla Guida Gambero Rosso. Chicca della serata l’Etymo 2017, uvaggio bordolese (50 Merlot, 30 Cabernet Sauvignon, 20 Cabernet Franc). Un gran vino che segna un ritorno alle origini frutto però di una moderna ricerca agronomica. Un fuoriclasse che rappresenta perfettamente il trait d'union fra passato presente e futuro che segnerà i prossimi 200 anni di storia Zonin.


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