I 18 anni di Alta Langa secondo Enrico Serafino

La degustazione delle annate passate con l'anteprima del millesimo 2021 della bollicina Zero Pas Dosé Alta Langa DOCG, primo metodo classico a dosaggio zero dell’intera denominazione

19-10-2022
a cura di Giulia Corino
Racconti e assaggi dalla cantina di uno tra i più

Racconti e assaggi dalla cantina di uno tra i più autorevoli fondatori della denominazione Alta Langa

Il quartier generale di Enrico Serafino, produttore di Langa e tra i più autorevoli fondatori della denominazione Alta Langa, lo spumante metodo classico ha permesso anche a noi di Identità Golose di vivere un'esperienza totalizzante degustando in anteprima il millesimo 2021 della bollicina Zero Pas Dosé Alta Langa DOCG, primo metodo classico a dosaggio zero dell’intera denominazione.

Per celebrare l’importante traguardo, sono state degustate 18 annate di Pas Dosé, dall’annata 2004, quando la denominazione era ancora una DOC, ai millesimi ancora sur lattes, sui lieviti della seconda fermentazione in bottiglia, che verranno commercializzati solo nei prossimi anni. Una verticale ambiziosa, mai provata prima, che ha confermato le potenzialità di longevità ed eccellenza di questa denominazione oltre la vocazione del territorio per la coltivazione dei vitigni eletti per questo metodo champenoise: Pinot Nero e Chardonnay.

La cantina Enrico Serafino

La cantina Enrico Serafino

La degustazione si è dimostrata un successo, senza segni di stanchezza nemmeno nelle prime annate, che pure erano di sperimentazione per un prodotto del tutto nuovo sul territorio. Oggi, questi vini si rivelano un importante archivio storico per la denominazione. Il vino si conferma eccezionale nelle grandi annate (2007, 2012), ma non manca di stupire lungo tutta la verticale: interessante sorpresa l’annata 2008, dall’inaspettata complessità, e la 2013, che segna la scelta aziendale di passare a un 100% Blanc de Noirs da Pinot Nero.

Nico Conta, CEO di Enrico Serafino

Nico Conta, CEO di Enrico Serafino

Infine, la 2016, ora sul mercato, funge da chiusura ideale del cerchio: un vino che bilancia perfettamente tensione e struttura lasciando ben sperare per i millesimi ancora “sur lattes”, una preview delle annate a venire. A completare la giornata di novità, gli ospiti dell’evento sono stati partecipi di un altro esperimento: grazie alla collaborazione della Enrico Serafino con Thimus, società italo-americana esperta in neuroscienza culturale, gli invitati sono stati guidati in un’esperienza di degustazione neurosensoriale, a dimostrare il ruolo che il cervello umano, la memoria e l’aspettativa, giocano nell’esperienza gustativa. Obiettivo: una provocazione, prima di tutto ai professionisti del settore, come sottolinea Nico Conta, CEO di Enrico Serafino: «Nel momento in cui, tutti insieme, ci imbarchiamo con convinzione sulla via della sostenibilità, dell’impegno a salvaguardare il pianeta, siamo in grado di preservare al tempo stesso l’aspetto culturale e sociale della cucina, che è del tutto collegato al piacere del gusto?».

La bellezza del paesaggio

La bellezza del paesaggio

 A raccogliere la sfida, il team dello Chef José Guerrero, partner di Thimus in questo progetto, e la brigata di Casa di Langa che, insieme alla Enrico Serafino, hanno studiato un menu prodotto interamente con ingredienti da proteine vegetali, in grado al tempo stesso di abbinarsi con successo alla selezione di vini di casa Serafino. Il risultato è stata una sorprendente esperienza gustativa.

«Siamo riusciti a presentare un menu completamente basato su proteine vegetali - commenta con orgoglio Nico Conta. Immaginate quali sapori, ma anche quali texture differenti questa nuova cucina ha introdotto sulle nostre tavole: se si disquisisce della differenza tra un Kobe, una Chianina e una Fassona, possiamo solo immaginare quali sfide ponga l’uso di proteine del tutto vegetali. È stato un lungo lavoro e un continuo confronto, dalla cucina alla sala e viceversa, per trovare il modo di affiancare con successo le materie prime scelte, tra loro e al vino: l’altro grande piacere della tavola».

Un lavoro di oltre 25 persone per un’intera settimana, ma il risultato è quello che conta: «La prova che esiste la via di una sostenibilità che – chiosa sempre Conta – che non richieda di compromettere il gusto e la cultura del fine dining». Un progetto di cui sentiremo ancora parlare, con nuove iniziative, tra cui la Future Food Tech a New York il prossimo giugno del 2023.


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