La grande ascesa di Bolgheri celebrata sul Viale dei Cipressi

Bolgheri DiVino 2022: un nuovo format per l'evento organizzato dal Consorzio, con cui sono state presentate le annate 2020 del Bolgheri Superiore e 2021 del Bolgheri Rosso

12-09-2022
a cura di Adele Granieri

Oltre 1000 ingressi alla Degustazione Diffusa, allestita tra le mura e le sale del Castello di Castagneto ed il Frantoio di Carducci: 62 Aziende produttrici in assaggio, 90 sommeliers FIS e FISAR per servire gli oltre 150 Vini in degustazione hanno sigillato il successo di questo “numero zero” 2022 di Bolgheri DiVino. L’evento del Consorzio Doc Bolgheri e Doc Sassicaia è stato articolato in due momenti: una degustazione tecnica della annata 2020 del Bolgheri Superiore (in uscita a Primavera 2023), riservata alla Stampa, allestita presso Torre di Donoratico, che domina a perdita d’occhio tutto il teatro bolgherese e il Mar Tirreno; una degustazione diffusa in un percorso tra le sale del castello e del frantoio di Castagneto Carducci, con la presentazione dell’annata 2021 del Bolgheri Rosso.

I Bolgheri Superiore presentati in anteprima sono figli di un’annata che può essere considerata piuttosto regolare, che ha consentito una maturità equilibrata delle uve, con buoni livelli di acidità. Sebbene sia difficile trovare un comune denominatore vista la variabilità dell’uvaggio, possiamo dire che i vini degustati - seppur giovanissimi e in diversi casi non ancora in bottiglia - al netto di qualche etichetta giocata più in concentrazione e volume, sono risultati agili e dinamici, con trame tanniche quasi mai in eccesso. Tra gli assaggi più interessanti ci piace evidenziare le interpretazioni Tenuta Settecieli, Michele Satta, Fabio Motta, Donne Fittipaldi, Le Macchiole, Grattamacco e Guado al Tasso e un campione di Sassicaia 2004, fuori degustazione.

Una Doc relativamente giovane (istituita nel 1994) che, come ha ricordato la presidente del Consorzio Albiera Antinori, è riuscita ad ottenere risultati unici, posizionandosi ai primi posti di eccellenza nelle classifiche di riferimento per il settore mondiali e raggiungendo il valore medio più alto in Italia del prodotto imbottigliato. “Mettere al centro i grandi vini di Bolgheri nella loro terra di origine, questo è lo scopo che ci siamo prefissati pensando a Bolgheri DiVino. L’edizione 2022 rappresenta una grande novità, con l’apertura al pubblico della degustazione diffusa”.

Benché la storia della piccola frazione di Castagneto Carducci sia antica, il territorio in cui oggi sono coltivati la maggior parte dei vigneti non si sviluppò per diversi secoli, fino a quando, alla fine del 1600, i Conti della Gherardesca iniziarono a piantare le prime vigne pianeggianti nelle zone di San Guido e di Belvedere. A Guidalberto della Gherardesca si devono la costruzione del Viale dei Cipressi che congiunge Bolgheri a San Guido e la prima ristrutturazione dei vigneti del tempo, ma a rivoluzionare la storia di Bolgheri fu il Marchese Mario Incisa della Rocchetta, piemontese da un lato e romano di discendenza Chigi dall’altro, che si trasferì in Toscana dopo aver sposato la Contessa Clarice della Gherardesca nel 1930, stesso anno in cui la sorella di Clarice, Carlotta, andò in sposa al Marchese Niccolò Antinori. Questi due nuclei famigliari si divisero la più grande tenuta di Bolgheri.

Mario Incisa della Rocchetta ebbe la geniale intuizione di provare a produrre vino secondo lo stile francese. Il Marchese, notando la somiglianza tra il territorio di Bolgheri e quello di Graves, a Bordeaux, impiantò tra il 1942 e il 1944 Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, da cui venne prodotta la prima annata di Sassicaia. Graves vuole dire ghiaia, per il terreno sassoso che distingue l’area, caratteristica comune alla zona denominata Sassicaia. Dal 1948 al 1967 il Sassicaia rimase dominio strettamente privato, mentre il 1968 segna la prima annata messa in commercio. La svolta produttiva del Sassicaia avvenne nel 1972 con l’avvento dell’enologo Giacomo Tachis, che portò l’annata 1985 sulla vetta del mondo, celebrata con i 100/100 di Robert Parker e assurta a leggenda dell’enologia italiana.

Da allora, alcuni tra i più famosi produttori nazionali – da Incisa ad Antinori, da Frescobaldi a Merli e a Satta, a cui si sono aggiunti Allegrini, Gaja, Folonari, Berlucchi, Bulgheroni e tanti altri ancora – hanno lavorato e lavorano in sinergia per accrescere il valore del territorio e dei vini. Fondamentale in questo senso l’attività del consorzio di tutela, la cui giunta esecutiva (presidente e vice) è composta da tre donne: Albiera Antinori (Guado al TassoMarchesi Antinori), Priscilla Incisa della Rocchetta (Tenuta San Guido) e Cinzia Merli (Le Macchiole).

Bolgheri DiVino si conferma un’occasione irrinunciabile per celebrare questa terra ricca di fascino, un angolo di Costa Toscana declinato in vino, territorio e natura.


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