Il Metodo Ca' del Bosco: naturalità e modernità senza però mai dimenticare le proprie origini

Scelta del biologico, lavaggio delle uve, tecnologia per preservare la qualità del frutto. E una ricerca costante per la massima valorizzazione del territorio franciacortino

11-08-2021
La cantina di Ca' Del Bosco a Erbusco - foto

La cantina di Ca' Del Bosco a Erbusco - foto di Sandro Michahelles

Appena varcato il “Cancello Solare”, singolare opera di Arnaldo Pomodoro, a Erbusco si comprende che questa cantina è un tutt’uno con la natura, il sole, le vigne che il patron Maurizio Zanella celebra attraverso le sue iconiche bollicine di Franciacorta. In verità fu la mamma, Anna Maria Clementi, ad acquistare nel 1964 una casa in collina in mezzo al bosco detta appunto “Ca' del Bosc”, due ettari di proprietà in mezzo ai castagni.

Maurizio Zanella, fondatore e presidente Ca' del Bosco 

Maurizio Zanella, fondatore e presidente Ca' del Bosco 

Solo nel 1968 viene piantato il primo vigneto e l’allora giovane ribelle visionario di Zanella, attratto più dalla movida milanese che dai quadri campestri, decide di dare una svolta rivoluzionaria all’intera Franciacorta. La passione per il bello e la qualità lo portano a girare in Francia, dalla Champagne alla Borgogna passando per Bordeaux, per studiare i successi delle realtà d’Oltralpe. Viaggi enoici essenziali per comprendere cosa poteva e voleva fare nella sua Erbusco: qualità o meglio eccellenza in vini e bollicine. Una visione in vigna e in cantina che, parallelamente, dovevano carpire il sapere della tradizione francese di chi aveva secoli di storia alle spalle e applicarla in Franciacorta, facendosi aiutare dalla tecnologia più avanzata. Certo, in quel periodo storico il carattere esuberante di Zanella ha destato curiosità e, talvolta, critiche  pensandolo più superbo che ideatore.

Il momento del lavaggio dei grappoli per valorizzare il meglio del frutto

Il momento del lavaggio dei grappoli per valorizzare il meglio del frutto

Da tempo la realtà dei fatti lo pone, senza dubbio, tra i più titolati ambasciatori del buon vivere e sano edonismo che  ha saputo costruire un colosso enologico riconosciuto nel pianeta vino per le straordinarie cuvée di rara perfezione. Vigna, vino e arte  sono il fil rouge che pone questa realtà franciacortina tra i produttori di metodi classici più blasonati presenti sulle tavole di tutto il mondo affini alla cuginanza francofona da cui fu tratta ispirazione. Una cantina che è passata da una superficie di diecimila metri quadrati a ventimila, in pochi anni, arricchendosi di progetti che elevano le prestazioni tecnologiche del sito produttivo.

Stefano Capelli, winemaker di Ca' del Bosco - foto Giuseppe La Spada 

Stefano Capelli, winemaker di Ca' del Bosco - foto Giuseppe La Spada 

Se nel passato l’incontro con lo chef de Cave, André Dubois apporterà un rigore e una perizia essenziale per Ca' del Bosco, dal 1985, l’enologo è Stefano Capelli, diplomato all’Istituto di Conegliano. Un uomo che ha concertato le “visioni” di Zanella trasformandole in vere innovazioni. Dal 2008 si crea una vera e propria Spa degli acini d’uva brevettando un sistema che lava i grappoli all’arrivo in cantina. Cappelli e Zanella compresero che alcuni problemi accaduti in fase di vinificazione potevano derivare dalla pulizia impeccabile degli acini.

In effetti anche le uve coltivate secondo il metodo biologico sono esposte al rischio di avere una presenza di residui metallici, come il rame oppure trovare sulle bucce quantità infinitesimali di agenti inquinanti presenti nell’atmosfera. Oggi le uve vendemmiate appena arrivano in cantina devono essere lavate con tre vasche di ammollo che prevedono il galleggiamento dei grappoli per borbottaggio d’aria e, infine, un’asciugatura per evitare che il mosto possa essere diluito. Risultato che si ritrova nell’intera gamma di vini della cantina anche grazie alla pigiatura in assenza di ossigeno oltre i travasi praticati per gravità, con l’obiettivo di preservare la qualità del frutto.  

Una suggestiva immagine delle vigne di Ca' Del Bosco - foto Giuseppe La Spada

Una suggestiva immagine delle vigne di Ca' Del Bosco - foto Giuseppe La Spada

Sulle bollicine di Ca' del Bosco sono stati scritti fiumi di parole che attestano complimenti meritati e rinnovati, di anno in anno, dalla critica del pianeta e dal consumatore  fedele estimatore della Cuvée Prestige e l’emblematica Anna Maria Clementi. Per noi di Identità è doveroso porre l’accento anche sul taglio  bordolese che porta il nome di Maurizio Zanella. Un rosso che colpisce per un equilibrio incredibile dal sorso teso, ricco, elegante che ti fa scordare, per un attimo, di essere a Erbusco. Ecco il risultato di chi sa bene cosa vuole e studia, con professionisti titolati, il terroir per ricavarne il meglio.