24-03-2026

Elogio di Stanley Tucci alla cucina italiana, «è la più straordinaria del mondo»

L'attore statunitense, da tempo narratore delle delizie del Bel Paese, ha parlato a Trieste, ospite del congresso degli Ambasciatori del Gusto dei quali è stato nominato socio benemerito. Ecco cosa ha detto (contro gli stereotipi)

Stanley Tucci, al centro, riceve a Trieste la targ

Stanley Tucci, al centro, riceve a Trieste la targa degli Ambasciatori del Gusto, dei quali è stato nominato associato benemerito. Con lui sono Gianluca De Cristofaro e Alessandro Gilmozzi, che degli Ambasciatori del Gusto sono rispettivamente direttore generale e presidente

Stanley Tucci è stato oggi l’ospite d’onore, a Trieste, al congresso dell'associazione italiana Ambasciatori del Gusto, che ha celebrato i dieci anni dalla fondazione con il convegno "Futura 2026 - Radici, Confini e Visioni". L'attore statunitense per l’occasione è stato nominato associato benemerito, ricevendo dunque il titolo di Ambasciatore del Gusto.

 

Queste le parole di Stanley Tucci, sul palco di Futura 2026, congresso che celebra i 10 anni degli Ambasciatori del Gusto: «Anni fa mi sono ripromesso di promuovere la cucina italiana nel mondo in modo da non continuare a romanticizzarla, ma da celebrarla come merita per il tanto che di buono ha da offrire anche nei suoi aspetti meno noti, popolari, stereotipati. Perché l’ho fatto? Perché io - che sono cresciuto in una famiglia italoamericana - ho capito non solo che l’Italia è un Paese meraviglioso, ma che uno dei migliori modi di raccontarlo è proprio attraverso il cibo, che a sua volta è probabilmente il migliore del mondo».

«Ho iniziato a conoscere la cucina italiana fin da bambino, appunto nella mia famiglia. Poi ho anche vissuto circa un anno in Italia, a Firenze, tra il 1972 e il 1973. Posso dire che la cucina mi ha letteralmente svoltato la vita: a casa, da piccolo, tutto ciò che era importante accadeva in cucina o a tavola, mentre si mangiava: annunci, discussioni, decisioni, sorprese. E poi, come sempre accade per gli italiani, in famiglia si parlava spesso di cibo mentre si mangiava il cibo stesso, o si parlava di quello che si era mangiato prima, o si parlava di quello che si sarebbe mangiato dopo, o l’indomani».

«Man mano che ho conosciuto meglio l’Italia, mi sono reso conto di come negli Stati Uniti esistesse una visione assolutamente stereotipata degli italiani (visti come dei poco di buono, se non come dei mafiosi) nonché della stessa cucina italiana. Mi son messo in testa di smentire questi pregiudizi. Frequentando sempre più il vostro Paese ho poi compreso appieno di come la straordinaria forza della vostra cucina stia nella propria immensa diversità che riflette le specifiche e differenti storie delle comunità locali che la esprimono, dunque le contaminazioni culturali, i climi. Negli Stati Uniti l’Italia è cieli azzurri, pizza e pasta. C’è tanto, tanto, tanto di più!».

Stanley Tucci in un'immagine d'archivio

Stanley Tucci in un'immagine d'archivio

«Così - ha continuato Tucci - circa venti anni fa ho avuto l’idea di raccontare l’Italia focalizzandomi via via sui suoi vari territori, sulle sue aree geografiche, e di utilizzare come mezzo di narrazione proprio il cibo, che in questo senso è uno strumento perfetto per narrare la realtà. Così, mi son messo a fare da semplice “portavoce” del vostro Paese».

«Io voglio narrare la storia di Antonia e Carlo (Antonia Klugmann e Carlo Cracco, in platea ad ascoltare Tucci, ndr). Ma voglio anche narrare la storia dell’allevatore di maiali campano, del casaro trentino, del buttero maremmano. Non è, il mio, un impegno poi tanto gravoso, perché l’Italia è piena di racconti che vanno solo portati alla luce».

«A chi mi chiede se sia cambiato in questi anni il modo di raccontare la cucina italiana nel mondo, grazie forse anche al mio contributo, rispondo così: no, non troppo, non ce la faremo mai a liberarci da “spaghetti, pizza e mandolino”! (Ride, ndr). Perché gli stereotipi sono duri a morire, e in fondo è giusto così, perché nascondono sempre pure qualcosa di vero. Io non voglio fare una contronarrazione, non punto a smentirli: desidero solo dimostrare che, oltre a quello, c’è molto altro, in Italia e nella cucina italiana».

«C’è ad esempio da far luce su una cucina italiana che appare sempre più sofisticata: per voi è questione di tutti i giorni, ma negli Stati Uniti o in Gran Bretagna prima non sapevano bene cosa fosse precisamente un risotto. Anche oggi, per la verità, molti non lo sanno: una maggior conoscenza è arrivata ma è ancora appannaggio di pochi, di chi vive nelle grandi città, di chi viaggia all’estero. Perciò, i miei documentari hanno avuto grande successo anche durante il periodo del Covid, quando non si poteva spostarsi: hanno consentito di apprendere di più sull’Italia, pur rimanendo a casa, magari nell’America più profonda».

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«Mi chiedete anche che cosa la tavola italiana rappresenti adesso nel mondo… Potrei rispondere così, seccamente: è la cucina preferita! Non a caso ha avuto il riconoscimento dell'Unesco. Ed è la cucina preferita anche perché per molti versi rimane una cucina povera, diretta, “semplice” forse non è la parola giusta. Voglio dire: spesso, nelle sue varie declinazioni territoriali, è costituita da soli cinque, dieci ingredienti, non di più. Ma proprio per questa ragione, ossia perché gli ingredienti sono pochi benché diversi tra loro da luogo a luogo, è una cucina costituita da piatti che bisogna saper come cucinare, in cui la qualità della materia prima deve essere di alta qualità proprio perché non hai poi altri mille prodotti per coprirne le pecche. Bisogna sapere come utilizzare queste eccellenze, che effetto faccia combinarle insieme... Vale per ciascuna forma d’arte: la raffinatezza deriva da un’apparente semplicità».

Ha concluso Tucci: «Nel confronto tra tavola della tradizione e cucina creativa, io non mi schiero: un piatto può anche essere decostruito, lavorato tecnicamente in modo originale... Va benissimo, purché rispetti l‘essenza degli ingredienti del quale è composto. Il vero cibo italiano è sempre straordinario perché straordinariamente accessibile. Perciò, nella diatriba tra tradizione e innovazione, dico che vanno bene entrambe le opzioni. Il problema, semmai, è quando lo chef vuole strafare e oscura l’identità del piatto. È come quando un attore esagera con la recitazione!».
 

La motivazione con la quale gli Ambasciatori del Gusto hanno nominato Stanley Tucci loro socio benemerito
"Un artista che, con estrema professionalità, grande sensibilità e autentica passione, è riuscito dove solo pochi altri: portare il cuore della cucina italiana nelle case di tutto il mondo, non solo come cibo, ma come cultura, storia e convivialità. Narratore eccezionale del nostro patrimonio culinario. Con i suoi programmi, ha accompagnato ogni spettatore in un viaggio profondo, emozionante e mai banale attraverso l'Italia. Ha saputo raccontare che sedersi a tavola, in Italia, non significa solo mangiare, ma celebrare la vita. Per aver aiutato il mondo a riscoprire l'autenticità dei nostri sapori, per aver valorizzato le storie di donne e uomini e di ogni ricetta e per essere diventato un ponte culturale tra I'talia e il resto del mondo, siamo lieti di conferire il riconoscimento"


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Carlo Passera

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Carlo Passera

classe 1974, milanese orgoglioso di esserlo, giornalista professionista dal 1999, ossia un millennio fa, si è a lungo occupato di politica e nel tempo libero di cibo. Ora fa l'opposto ed è assai contento così. Appena può, si butta su viaggi e buona tavola. Coordinatore della redazione di identitagolose.it e curatore della Guida di Identità Golose alle Pizzerie e Cocktail Bar d'autore. Instagram: carlopassera

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