23-03-2026

Gorizia, che bontà: a un passo dal confine, quattro insegne che valgono il viaggio

Tra selvaggina, orto, laguna e sottobosco, quelli che sono (per noi) i ristoranti migliori della provincia. Riflettono il modo di vivere e di pensare del territorio, reinterpretandolo in maniera autentica. Sono a Cormons, Grado e Dolegna del Collio

Cardamomo

Cardamomo

CARDAMOMO, Grado
Nel cuore del "castrum" ovvero il centro storico dell'isola di Grado rinasce un ristorante che alcuni anni fa era sulla costiera triestina. La nuova avventura è molto stimolante per la brigata di cucina che mira a servire piatti ricercati e inusuali, non limitandosi al solo pescato, in quanto interpreta un territorio ricco di diversità. Un menu contemporaneo ma con molta fantasia. Si può cominciare l'esperienza con un'intrigante Trippa di baccalà alla parmigiana e origano cubano, insolito anche il primo composto da Grattini, seppie, lattuga di mare e paccasassi. Che dire della Schnitzel di pesce spada, fagiolini e salsa bbq di albicocche pienamente all'avanguardia nella ricerca gustativa. L'ambiente è elegante nella sua semplicità, con tavoli sia all'interno e altri all'esterno incastonati tra le case che trasudano storia di pescatori. I prodotti dell'Alto Adriatico entrano nei piatti con misura, ora da protagonisti ora da spalla, a confermare la grande conoscenza della materia prima dello chef abbinata a una tecnica elaborata. Buona la selezioni dei vini, folta la presenza di etichette della regione, con vini naturali e autoctoni. 
Giuseppe Cordioli 

 

Al Cacciatore de La Subida

Al Cacciatore de La Subida

AL CACCIATORE de LA SUBIDA, Cormons
Alla trattoria Al Cacciatore dei Sirk l’ospite è al centro, dall’arrivo al ricordo che inevitabilmente si costruirà grazie a questo posto. La cucina è quella friulana, di confine: selvaggina, orto, laguna e sottobosco sono letti con un alfabeto contemporaneo. Qui i confini non separano ma connettono: Mitteleuropa e Adriatico dialogano nello stesso piatto. La selvaggina è un punto fermo: quando materia e tecnica lo consentono viene servita al sangue, scelta che restituisce profumi netti e una trama gustativa più profonda del semplice “selvatico”. Percorsi degustazione e classici alla carta raccontano la stagionalità e la forza delle cotture alla brace. In sala, Tanja e Mitja Sirk guidano un servizio accurato, caldo e senza sovrastrutture. Cantina monumentale, guidata da Mitja Sirk: ponca/Opoka come identità geologica e gustativa, Collio–Brda in primo piano e una mappa ampia tra Italia, Francia, Germania, Austria e oltre. In abbinamento, i vini di casa (Bianco di Mitja, cuvée e selezioni) affiancano produttori iconici e piccole chicche del territorio.
Claudia Concas

 

L'Argine a Vencò

L'Argine a Vencò

L'ARGINE A VENCÒ, Dolegna del Collio
Quella di Antonia Klugmann è una cucina profondamente territoriale, non solo nella scelta delle materie prime e nella trasposizione di usi locali, ma soprattutto nella pragmaticità che riflette il modo di pensare e financo di vivere friulano. Definizione, vigore, contrasto, essenza, pensiero: le chiavi di lettura dei suoi piatti sono queste. Gli ingredienti non sono mai molti, l'intenzione non è di sedurre o accarezzare il palato, ma di colpire nel segno. Emblematico l'accostamento di tre elementi che ingaggiano un vero duello tra sensazioni amare, acide e sapide: Asparagi bianchi arrostiti, ravioli ripieni di susina e formaggio di fossa grattugiato. Il Collio avvolge i commensali anche nell'ambientazione e negli elementi di contorno: dai tavoli sembra di poter toccare la natura che circonda il ristorante, grazie alle ampie vetrate che delimitano la sala. La carta dei vini, dotata di grandi etichette italiane e francesi, diventa capillare nel capitolo dedicato ai vini locali, che il competente sommelier Roberto Stella privilegia anche nei pairing. Le camere, recentemente aumentate di numero, fanno accedere a una golosa colazione interamente basata su piccole produzioni artigianali.
Davide Scapin Giordani

 

Ronchi Rò

Ronchi Rò

RONCHI RÒ, Dolegna del Collio
Nel cuore del Collio c'è un casolare incastonato tra i vigneti del Collio, che ospita un B&B e un minuscolo ristorante (da soli 12 coperti che in estate aumentano con i tavoli all'aperto). La cucina è a vista, e lì lo chef italo-siriano valorizza i prodotti del territorio, tutti rigorosamente biologici. L'offerta dei vini nel tempo si è estesa, concentrandosi soprattutto sul Collio con prevalenza di vini bianchi. Una cucina che è stato d’animo e traduce il benessere che la natura circostante apporta alla stessa vita dello chef Fares Issa, manifestando la sua immensa gratitudine nei sapori, interpretati con lucidità e pulizia, lasciando che a prendere spazio nella narrazione siano monti, fiumi, ma anche un generoso mare, riflettendone la profondità, stratificando gli ingredienti e valorizzandone le consistenze. Ne è un esempio la Zuppa di pesci poveri, con triglie di fondale, tracine e naselli dell’Alto Adriatico: restituisce intense sfumature iodate, e invita a volgere lo sguardo dal Collio fino al Golfo di Trieste. A tavola il racconto è leggero e penetrante. Autentico, come questa cucina che sorprende a ogni passaggio.


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