CARDAMOMO, Grado
Nel cuore del "castrum" ovvero il centro storico dell'isola di Grado rinasce un ristorante che alcuni anni fa era sulla costiera triestina. La nuova avventura è molto stimolante per la brigata di cucina che mira a servire piatti ricercati e inusuali, non limitandosi al solo pescato, in quanto interpreta un territorio ricco di diversità. Un menu contemporaneo ma con molta fantasia. Si può cominciare l'esperienza con un'intrigante Trippa di baccalà alla parmigiana e origano cubano, insolito anche il primo composto da Grattini, seppie, lattuga di mare e paccasassi. Che dire della Schnitzel di pesce spada, fagiolini e salsa bbq di albicocche pienamente all'avanguardia nella ricerca gustativa. L'ambiente è elegante nella sua semplicità, con tavoli sia all'interno e altri all'esterno incastonati tra le case che trasudano storia di pescatori. I prodotti dell'Alto Adriatico entrano nei piatti con misura, ora da protagonisti ora da spalla, a confermare la grande conoscenza della materia prima dello chef abbinata a una tecnica elaborata. Buona la selezioni dei vini, folta la presenza di etichette della regione, con vini naturali e autoctoni.
Giuseppe Cordioli

Al Cacciatore de La Subida
AL CACCIATORE de LA SUBIDA, Cormons
Alla trattoria
Al Cacciatore dei
Sirk l’ospite è al centro, dall’arrivo al ricordo che inevitabilmente si costruirà grazie a questo posto. La cucina è quella friulana, di confine: selvaggina, orto, laguna e sottobosco sono letti con un alfabeto contemporaneo. Qui i confini non separano ma connettono:
Mitteleuropa e
Adriatico dialogano nello stesso piatto. La selvaggina è un punto fermo: quando materia e tecnica lo consentono viene servita al sangue, scelta che restituisce profumi netti e una trama gustativa più profonda del semplice “selvatico”. Percorsi degustazione e classici alla carta raccontano la stagionalità e la forza delle cotture alla brace. In sala,
Tanja e
Mitja Sirk guidano un servizio accurato, caldo e senza sovrastrutture. Cantina monumentale, guidata da
Mitja Sirk:
ponca/Opoka come identità geologica e gustativa,
Collio–Brda in primo piano e una mappa ampia tra
Italia,
Francia,
Germania,
Austria e oltre. In abbinamento, i vini di casa (Bianco di
Mitja, cuvée e selezioni) affiancano produttori iconici e piccole chicche del territorio.
Claudia Concas
L'ARGINE A VENCÒ, Dolegna del Collio
Quella di
Antonia Klugmann è una cucina profondamente territoriale, non solo nella scelta delle materie prime e nella trasposizione di usi locali, ma soprattutto nella pragmaticità che riflette il modo di pensare e financo di vivere friulano. Definizione, vigore, contrasto, essenza, pensiero: le chiavi di lettura dei suoi piatti sono queste. Gli ingredienti non sono mai molti, l'intenzione non è di sedurre o accarezzare il palato, ma di colpire nel segno. Emblematico l'accostamento di tre elementi che ingaggiano un vero duello tra sensazioni amare, acide e sapide:
Asparagi bianchi arrostiti,
ravioli ripieni di susina e formaggio di fossa grattugiato. Il
Collio avvolge i commensali anche nell'ambientazione e negli elementi di contorno: dai tavoli sembra di poter toccare la natura che circonda il ristorante, grazie alle ampie vetrate che delimitano la sala. La carta dei vini, dotata di grandi etichette italiane e francesi, diventa capillare nel capitolo dedicato ai vini locali, che il competente sommelier
Roberto Stella privilegia anche nei pairing. Le camere, recentemente aumentate di numero, fanno accedere a una golosa colazione interamente basata su piccole produzioni artigianali.
Davide Scapin Giordani
RONCHI RÒ, Dolegna del Collio
Nel cuore del
Collio c'è un casolare incastonato tra i vigneti del
Collio, che ospita un B&B e un minuscolo ristorante (da soli 12 coperti che in estate aumentano con i tavoli all'aperto). La cucina è a vista, e lì lo chef italo-siriano valorizza i prodotti del territorio, tutti rigorosamente biologici. L'offerta dei vini nel tempo si è estesa, concentrandosi soprattutto sul Collio con prevalenza di vini bianchi. Una cucina che è stato d’animo e traduce il benessere che la natura circostante apporta alla stessa vita dello chef
Fares Issa, manifestando la sua immensa gratitudine nei sapori, interpretati con lucidità e pulizia, lasciando che a prendere spazio nella narrazione siano monti, fiumi, ma anche un generoso mare, riflettendone la profondità, stratificando gli ingredienti e valorizzandone le consistenze. Ne è un esempio la Z
uppa di pesci poveri, con triglie di fondale, tracine e naselli dell’Alto Adriatico: restituisce intense sfumature iodate, e invita a volgere lo sguardo dal
Collio fino al
Golfo di Trieste. A tavola il racconto è leggero e penetrante. Autentico, come questa cucina che sorprende a ogni passaggio.