Vittorio Fusari non ce l'ha fatta: addio al cuoco gentile, aveva 66 anni

Prima il ricovero, poi le false notizie del decesso, adesso quel che si temeva è accaduto, dopo ore passate tra vita e morte

01-01-2020
Il post su Facebook con il quale Vittorio Fusari d

Il post su Facebook con il quale Vittorio Fusari dava notizia del suo ricovero, il 16 dicembre scorso. Scriveva: "Cari amici del web, state tranquilli, mi sto rinnovando per l'anno nuovo! Ogni intoppo è una nuova opportunità! Vi terrò aggiornati, intanto vi saluto con il sorriso! #2020anoidue #vittoriofusari #opportunità"

Una notizia tristissima: se n'è andato Vittorio Fusari, classe 1953 (aveva compiuto 66 anni l'11 febbraio scorso), chef originario di Iseo e che ha scritto pagine importanti nella storia della cucina italiana. Era ricoverato da una ventina di giorni all'ospedale Mellino Mellini di Chiari per un principio d'infarto, ma era in fase di dimissioni, quando è stato nuovamente colto da un malore. Sulle prime è circolata l'ipotesi del suo decesso immediato, tanto che molte testate l'hanno ripresa, mantenendola orribilmente per ore prima della necessaria rettifica, e s'è così diffusa anzitempo sui social, mentre lui lottava ancora per la vita al reparto di Rianimazione, in condizioni pur gravissime. Poi è effettivamente accaduto quello che si temeva, attorno alle ore 19 di mercoledì 1 gennaio.

Lo chef, che negli ultimi tempi gestiva lo storico Balzer di Bergamo, lascia nel dolore la moglie Anna Patrizia Ucci e il figlio di 15 anni; persone che amava moltissimo, tanto che proprio per loro aveva abbandonato la sua precedente avventura milanese, a Al Pont de Ferr, come ci aveva raccontato qui: Vittorio Fusari: la mia famiglia è la cosa più importante.

Identità Golose si stringe ai suoi cari. E ricorda un grande professionista della cucina; e - cosa ancora più importante - una persona d'immensa umanità e profondità; impegnata, colta, consapevole, gentile. Questo il ritratto che Paolo Marchi ne scrisse tempo fa. (Ca.P.)

Vittorio Fusari, classe 1953, lombardo di Iseo, figlio di ferroviere e studi in filosofia, prima che valente cuoco è stato capostazione nella sua città natale. Per tanti anni ha guidato Il Volto, sempre a Iseo, dal 1981: era un nido di 4 amici che volevano, in un’osteria, poter degustare grandissimi vini mangiando ottimi bocconi. Sei anni dopo, tale la passione e la bravura scoperte ai fornelli, sarebbe stata la volta delle Maschere, ristorante di alta cucina d’autore, una gustosissima avventura proseguita fino al ’95 con la sua chiusura e il trasferimento della sua anima “alta” nella cucina del Volto, una delle pochissime autentiche osterie di paese dove a tutte le ore si può giocare a carte e bere un buon bicchiere, salvo coesistere con piatti che sono anche di assoluta qualità creativa.

Quando un giorno si stilerà l’elenco dei grandi piatti italiani, accanto al Raviolo Aperto e alla Passatina di ceci e gamberi, ci sarà anche la Sfogliatina di patate con caviale di Fusari. La creò, in piena terra di Franciacorta, per celebrare il nuovo millesimo di una cantina, una patata avvolta in una sfoglia sulla quale, appena uscita dal forno, Vittorio depone panna acida e caviale. L’inizio è ustionante, uno mette immediatamente giù la forchettata e attende, soffia, apre, quasi pasticcia, timoroso di sciupare i magici ovetti “delicatosalati”, un rifiutarsi della pietanza che suona quasi come un voler obbligare il commensale a un corteggiamento prima dell’unione tra boccone a palato. E mano a mano che la temperatura cala, uno capisce che può farsi sempre più intraprendente ed è l’apoteosi del gusto.

La cucina di Fusari è ovviamente molte altre cose ancora, anche un’insalata riccia con ostriche e mozzarella di bufala che suona singolare, ma trova la sua logica nel desiderio di ricreare la terra e il mare salernitani dai quali arriva il suo amore. Poi può capitare che la carne sia quanto di più territoriale possa arrivare dalla zona: il manzo di Rovato all’olio che in Spagna, a un congresso a tutta creatività, non conoscendo il passato della provincia bresciana, ha fatto gridare al genio creativo che abbina la carne all’olio in preparazione e non come condimento.

Tutte alchimie che per qualche anno ha riprodotto alla Dispensa Pani e Vini di Franciacorta, un magico locale pulifunzionale costruito con la complicità di Vittorio Moretti, uno che di grandi cuochi (e grandi vini) se ne intende. Dal 2015 al 2017, Vittorio ha intrapreso anche un'avventura milanese, a Al Pont de Ferr. Quindi, la scelta di rallentare, col trasferimento al Balzer di Bergamo per avere più tempo da dedicare alla famiglia.


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