Sartori, l’Amarone Corte Brà sfida il cambiamento climatico

Cinque annate, dal 2001 al 2015, per capire il percorso della storica azienda veronese. E per avere un’idea anche del futuro

18-11-2022
a cura di Raffaele Foglia
Viaggio alla scoperta dell'evoluzione dell'

Viaggio alla scoperta dell'evoluzione dell'Amarone Corte Brà, con uno sguardo suglie effetti dei cambiamenti climatici

Il legame indissolubile con la città, una storia centenaria e un futuro di sfida al cambiamento climatico.

La Sartori di Verona, di certo, non si siede sugli allori, ma anzi si guarda attorno con attenzione per cercare di trovare la giusta direzione per produrre vini che, oltre a essere qualitativamente buoni, rispecchino il territorio e mantengano freschezza e bevibilità.

Luca e Andrea Sartori

Luca e Andrea Sartori

«Dal 2003 è un po’ cambiato il mondo – racconta Andrea Sartori, ricordando quella calda vendemmia – Il cambiamento climatico ha avuto un impatto molto forte sull’Amarone, che ha già un tenore alcolico importante, e quindi diventa molto impegnativo da lavorare. Quest’anno le prime cassette le abbiamo raccolte a fine agosto, mentre il Consorzio ha indicato come data di inizio pigiatura il 5 novembre. Cose mai viste. Negli anni Ottanta la vendemmia si concludeva versa fino novembre, mentre la pigiatura era tra gennaio e fabbraio. Quest’anno abbiamo finito la vendemmia a ottobre e pigeremo a dicembre».

Villa Sartori, recentemente aperta al pubblico

Villa Sartori, recentemente aperta al pubblico

La preoccupazione c’è per un’azienda storica della Valpolicella. «Nasciamo come ristoratori, a metà del 1800 – spiega Andrea Sartori, che guida l’azienda insieme al fratello Luca - Mio bisnonno Pietro cominciò a fare il “vinicolo”, ma solo per realizzare il vino dedicato al ristorante. Fu poi mio nonno Regolo che, negli anni Quaranta, decide che il futuro dell’azienda è il vino. E pian piano inizia a investire, anche se poi c’è la brusca interruzione della Guerra Mondiale, perché tutte le ville furono confiscate dai tedeschi: la nostra serviva per fare un comando di un’unità che riparava le armi del fronte».

La ripresa dopo la Guerra: «Ma nonno Regolo muore nel 1952, a soli 54 anni, e così sono i fratelli, mio padre Pier Umberto, 22 anni, e zio Franco, 19 anni, a portare avanti il progetto».

I vigneti dove nasce l'Amarone Corte Brà

I vigneti dove nasce l'Amarone Corte Brà

Un progetto che si è sviluppato, arrivando a numeri importanti, con sei milioni di bottiglie a marchio Sartori ma con una produzione più ampia se si guarda all’intero gruppo societario.

Un piccolo viaggio di cinque annate significative dell’Amarone Corte Brà, uno dei vini più rappresentativi dell’azienda, serve a comprendere l’evoluzione del clima anche nel bicchiere.

Il Corte Brà viene realizzato solo nelle annate migliori, a partire dalla vendemmia 1991. «Negli ultimi anni – sottolinea Andrea Sartori – lo abbiamo sempre fatto, a eccezione del 2014».

La degustazione a Verona

La degustazione a Verona

Alla degustazione ha partecipato anche l’enologo Franco Bernabei, che è alla Sartori dal 2000.

«Questo è un territorio splendido – ha spiegato Bernabei – con una grande biodiversità. La nostra forza è la materia prima, con una selezione parcellare delle uve. Conosco questo territorio da quando avevo 16 anni. Qui c’è una diversificazione dell’Amarone, ognuno mette la sua filosofia. L’obiettivo ora è tornare alle origini, affinché gli Amaroni non siano grassi e pesanti, ma con un po’ di rinnovazione, con la scelta delle uve e attenzione all’appassimento. Oltretutto riteniamo fondamentale l’utilizzo della pergola, che ci permette un maggiore controllo della produzione delle uve».

Franco Bernabei e Andrea Sartori con i vini in degustazione

Franco Bernabei e Andrea Sartori con i vini in degustazione

Il viaggio alla scoperta dell’Amarone Corte Brà inizia con l’annata 2001, che ha avuto – secondo la famiglia Sartori – un andamento climatico perfetto. Il vino ha una grande eleganza, ma anche un’ottima complessità olfattiva: liquirizia, fiori appassiti, tabacco e leggera nota di erbe aromatiche. Al sorso è fresco e sapido, con una piacevole sensazione di vitalità.

«La 2004, invece, è stata un’annata con una notevole escursione termica» ricorda Bernabei. Il vino, rispetto al 2001, vira su note più scure e speziate, ma non manca anche una nota balsamica: in bocca è poi piacevolmente lungo e con un tannino che ancora fa sentire il proprio morso.

I vini in assaggio

I vini in assaggio

«La 2006 è stata un’annata altalenante – spiega Bernabei - con giornate belle, precipitazioni a maggio, poi un periodo secco, poi un calo di temperature…». Nel bicchiere si traduce con un frutto marcato e con un’ottima intensità, leggermente a scapito dell’eleganza, rispetto ai precedenti. Più aggressivo in bocca, lascia comunque una buona sensazione finale, anche questa nota iodata che, in sostanza, è il “fil rouge” che lega tutti e cinque i vini degustati.

Lo stesso Bernabei racconta poi che la 2007 è stata un’annata meravigliosa, con uno standar qualitativo molto alto. E in effetti il vino è molto elegante, con note che variano tra liquirizia, ribes, nota di sottobosco, amarena, china, erbe aromatiche. Al sorso è pulito, netto, fragrante, e ancora sapido. Ottima bevibiità.

L'Amarone Corte Brà è uno dei vini più rappresentativi dell'azienda

L'Amarone Corte Brà è uno dei vini più rappresentativi dell'azienda

E infine arriviamo al 2015, ultima annata in commercio. Tra tutti è quello sicuramente più “diverso”, in quanto molto giovane: siamo nella sua fase iniziale di vita, dove il legno si fa sentire maggiormente e non è ancora ben integrato. Ha solo bisogno di tempo: il potenziale sembra averlo.

«Affrontiamo i cambiamenti climatici in modo semplice, lavorando meglio la vigna – conclude Bernabei – Vogliamo mantenere freschezza in un vino non facile, come l’Amarone». Il viaggio tra le annate del Corte Brà ci ha dimostrato che la forza di questo vino sta nella facilità di beva. Una buona premessa anche per il futuro.


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