Come sta cambiando il mondo del gin in Italia: un mix di passione e impresa

Cresce l'amore per il distillato profumato di ginepro e la collaborazione con il mondo della gastronomia e della ristorazione. Il successo del progetto di Paolo Dalla Mora, founder di Gin Engine

14-03-2022
a cura di Claudia Orlandi
Gin Engine

Gin Engine

Tra vecchi e nuovi progetti, brand consolidati e distribuiti da grandi colossi internazionali, si muove e si sta muovendo tutto un mondo di distillatori che si innamorano del gin, lo fanno proprio per trasformarlo in un percorso personale di espressione di valori, temi e tendenze che vanno a intercettare target altamente profilati e diversi tra loro. Quale il punto in comune? L’amore per questo distillato profumato di ginepro e l’interazione/collaborazione con il mondo della gastronomia e della ristorazione in senso più ampio.

Gli ultimi gin nati trovano, infatti, negli chef e nella cucina quel “gioco di sponda” che ne amplia le occasioni di consumo non vincolandolo più alla sua zona di conforto, ovvero il bancone bar, ma traghettandolo nelle cucine dei ristoranti e nei piatti dei rispettivi clienti. Diventa quindi affascinante seguire il percorso di alcuni di questi produttori, che affrontano la produzione dello stesso spirits ma da prospettive agli antipodi eppure allo stesso tempo, in qualche modo affini nella passione che li unisce.

Paolo Dalla Mora, founder di Gin Engine - Foto: Brambilla - Serrani

Paolo Dalla Mora, founder di Gin Engine - Foto: Brambilla - Serrani

Il progetto di Paolo Dalla Mora, founder di Gin Engine, prende le mosse dal suo territorio natio – le Langhe – e dal mito degli anni ’80 per i motori, i veicoli da corsa e l’immaginario che ne consegue. Il packaging sposa proprio questi temi sia nelle forme sia nella grafica, essendo un tributo a segni caratteristici del mondo delle auto da corsa e nel contempo, ha particolare attenzione all’utilizzo di materie prime 100% biologiche e a un bouquet aromatico deciso grazie al ginepro di Toscana, le scorze di limone di Sicilia, le foglie di salvia del Piemonte, la radice di liquirizia della Calabria. Profumi e sentori che ben si sposano con l’alta cucina di Carlo Cracco, tra i primi chef ad essere coinvolti dal brand piemontese, andando a sondare l’abbinamento drink e piatto e che ha portato anche alla collaborazione con Massimo Bottura e, in particolare, con il progetto no profit Food for Soul.

Gin Crudo - Foto: Sofia Masini

Gin Crudo - Foto: Sofia Masini

Accomunati dagli stessi obiettivi di contrasto dello spreco alimentare e dell’isolamento sociale, Gin Engine promuove allo stesso tempo la sostenibilità ambientale e umana dell’impresa con l’intento, come anticipa Dalla Mora, di diventare la prima BCorp certificata del mondo spirits. Nel contempo, il lavoro a fianco di una ristorazione stellata e di spessore vuole stimolare il pubblico di bartender a trasformare in “liquido” tutte le idee che si trovano nei piatti e a promuovere il food pairing, non dimenticando però i grandi maestri della miscelazione come Salvatore Calabrese, storico barman del Donovan Bar di Londra, e grande interprete dei twist sui classici come il Martini Cocktail.

Gin Engine

Gin Engine

Il progetto di Dalla Mora si muove quindi, tra percorsi consolidati e il lifestyle mantenendo vivo l’accostamento al mondo dei motori ma anche alla moda, settore in cui già operava il fondatore di Engine.

Diverso è invece l’approccio e l’ispirazione di un’altra start up, nata durante la pandemia e affidata nella produzione alla professionalità di distillatori blasonati. Grazie alla consulenza di Quaglia, l’imprenditore Alex Pallotti e il ristoratore Lorenzo Spada di Scalo17 di Cesenatico hanno dato vita a Gin Crudo, un London Dry Gin che vuole ritornare al distillato delle origini prima che diventasse quel gin di moda che oggi conosciamo. Spiccano nel bouquet il ginepro dell’Appennino Tosco-emiliano e il fiore di ireos che, in sovraestrazione, dona una sapidità secondaria insolita e piacevole e che lo rende un distillato dalle grandi potenzialità gastronomiche.

Alex Pallotti

Alex Pallotti

L’idea di Pallotti e Spada è quella di tornare alle origini di questo distillato, non a caso battezzato “crudo” volendo richiamare quel periodo che ha preceduto l’arrivo del fuoco e quindi, idealmente, prima del passaggio dal primitivo all’evoluto. Assolutamente chiaro e diretto nella grafica e comunicazione, Pallotti si muove tra cocktail bar e chef che ne sposano la filosofia. In particolare, la presentazione è caratterizzata da un lavoro porta a porta, in cui vengono spiegate le origini e se ne condividono le potenzialità e connessioni.

Sarah Cicolini - Foto: Andrea Di Lorenzo

Sarah Cicolini - Foto: Andrea Di Lorenzo

Non a caso la produzione è attualmente poco oltre le 2000 bottiglie annuali e la distribuzione affidata a chi promuove i vini naturali e uno storytelling, che trasferisca una “visione” e non solo un bouquet aromatico. Ma è proprio il matrimonio con la cucina che sta più a cuore dei fondatori di Gin Crudo, grazie anche a una passione personale di Pallotti per la nuova ristorazione giovane che ha portato in auge la trattoria contemporanea. Nasce così la felice collaborazione con Sarah Cicolini, chef di Santopalato a Roma, e che si traduce in piatti in cui il gin entra direttamente nell’elaborazione della ricetta, come ad esempio in un carrè di agnello che viene nappato con un fondo bruno a base gin oppure in piatti di pesce dopo il gin viene nebulizzato per dare sentori e profumi interessanti.

Carrè di agnello - Foto: Andrea Di Lorenzo

Carrè di agnello - Foto: Andrea Di Lorenzo

Versatile, innovativo e quanto mai in fermento, il mondo del gin sta attraversando un periodo felice che sta portando alla nascita di tante etichette che, in qualche modo, andranno a dipingere il futuro della miscelazione e della ristorazione sicuramente con altrettante storie da raccontare.