Trento, la rinascita nel bicchiere

Storia del misterioso "Liquore dolcemente amaro" nato a Busto Arsizio e tornato alla ribalta nei mesi difficili della pandemia

13-09-2021
Il Trento, liquore nato nel locale Maldifassi di

Il Trento, liquore nato nel locale Maldifassi di Busto Arsizio (Varese), più di un secolo fa

Viene dal secolo scorso, un gesto per celebrare una liberazione tanto sospirata. Ha cambiato aspetto, ha seguito l’evoluzione del gusto senza tradire mai se stesso, ha attraversato non una bensì due pandemie e ha mantenuto rigorosamente la sua natura segreta.

Si tratta del Trento, che anche durante i lockdown è riuscito ad alleviare la mancanza di un aperitivo in compagnia nella provincia di Varese e nell’Alto Milanese, diventando una «proposta alcolica», ovvero versato in una bottiglietta con la possibilità di essere asportato. C’è anche il “fratello” al bar Franco Enoshop di Busto Arsizio, il Trieste.

Ma la star è lui, il Trento, con la riapertura dei locali pubblici al pubblico diventato anche oggetto di speciali degustazioni. La sua storia è un ingrediente fondamentale. Sull’etichetta si legge: «Liquore dolcemente amaro. Alcol, zucchero, infusi di sostanze vegetali, aromi naturali, corteccia di china. Diciannove gradi alcolici». È il massimo della rivelazione concessa su questo aperitivo nato con il fratello appunto dopo la liberazione di Trento e Trieste, sul finale della prima guerra mondiale (e ricordiamo con la Spagnola che avrebbe infierito).

Fu creato nel locale Maldifassi di Busto Arsizio, ritrovo di imprenditori e banchieri che hanno gettato le basi per l’aeroporto di Malpensa. Il barman lanciò i due aperitivi: «Il Trieste più strutturato e amaro, il Trento con una vena di dolce e amaro. Erano l’assemblaggio di liquori di una volta, due dei quali non sono più in produzione e sono stati così sostituiti, è diventato anche più chiaro. La vera ricetta la sappiamo solo noi», racconta Renato Bozzetti. Suo padre Franco lavorava in quel prestigioso caffè e acquistò la ricetta quando il locale chiuse e aprì il proprio: il Trento e il Trieste non potevano sparire.

Franco avvia la sua attività nel 1954, poi la sposterà in nuovi spazi a ridosso di quelli originari. «Un tempo l’aperitivo era digestivo, tutti erano amari, non esistevano quelli dolci che sono subentrati solo successivamente – spiega Renato - Preparavano al pranzo e alla cena, stimolando l’appetito, mentre l’aperitivo dolce stancava». Per poter far gustare il Trento anche durante il lockdown, è nata una bottiglietta creata da Roberta Vantaggio, che cura la parte culinaria del bar ma ha anche una vena artistica: «Con i giovani oggi abbiamo impostato ad esempio lo spritz, sostituendo altri aperitivi. Poi è ottimo come fine pasto, per cui l’abbiamo consigliato ad esempio con il cioccolato amaro».

In effetti, vengono organizzate anche degustazioni per far scoprire le declinazioni con cui far vivere l’identità salda ma anche flessibile del Trento. Come spritz è stato abbinato alla pizza pala con pomodorini confit, shakerato viene accostato alla bruschetta al formaggio, liscio appunto con il cioccolato amaro.

Un omaggio alla storia (Renato ha conservato pure i bicchieri utilizzati nelle prime versioni) e ai suoi volti che hanno fatto la differenza nel grande e nel piccolo. Perché se questo aperitivo ha attraversato il tempo, è stato anche grazie a uno dei papà di Malpensa, il banchiere Benigno Airoldi che volle aiutare il giovane Franco Bozzetti. Mettendo le ali anche a un sogno e alla lunga vita di un aperitivo misterioso.

Renato Bozzetti e il mitico

Renato Bozzetti e il mitico "Trento", ricetta acquistata a Busto Arsizio da suo padre Franco


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